Franco Battiato/ Gli anni da mediano e libero e la passione per il calcio

- Claudio Franceschini

Franco Battiato è morto: la Gazzetta dello Sport ha ripubblicato un’intervista del 1997 in cui il cantante parlava del suo passato da calciatore e commentava le vicende della Serie A.

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Franco Battiato è morto a 79 anni (Foto LaPresse)

Non è solo il mondo della musica a piangere la morte di Franco Battiato: ci ha lasciato un personaggio trasversale, di grande cultura e che tra le sue passioni annoverava anche il calcio. In occasione della scomparsa, la Gazzetta dello Sport ha ripubblicato un’intervista con Battiato risalente al marzo 1997: un’occasione curiosa anche per ricordare come andavano le cose in Serie A a quei tempi. Infatti al maestro siciliano veniva chiesto dell’imminente sfida tra Juventus e Inter, e lui rispondeva che sperava nell’agguato “per il piacere del rovescio, per l’interesse del torneo, per spirito cabalistico”.

Pur non essendo interista, aveva aggiunto dopo: ricordiamo che quello scudetto lo avrebbero vinto i bianconeri (davanti al Parma), un anno dopo i nerazzurri lo avrebbero sfiorato nel campionato di cui si parla ancora oggi, quello del contatto Iuliano-Ronaldo. Battiato all’epoca diceva di simpatizzare per le squadre che giocavano bene: interessante che all’epoca parlasse dell’Atalanta, che era allenata da Emiliano Mondonico e avrebbe chiuso decima; e del Vicenza, che invece avrebbe vinto la Coppa Italia e, successivamente, raggiunto la semifinale di Coppa delle Coppe. “Sono formazioni senza fuoriclasse ma con un’anima” diceva il cantante.

FRANCO BATTIATO E L’ANEDDOTO SU ANASTASI

In quell’intervista Franco Battiato raccontava anche del suo passato di calciatore: giocava nel Riposto, paese tra Catania e Taormina, e la squadra raggiunse la Promozione pur rinunciandovi per motivi economici. “Ero mediano e mi ritrovai ad agire come libero diceva quel giorno, con un certo orgoglio per essere stato, a suo dire, uno dei primi interpreti del ruolo in Sicilia. Ad ogni modo, di quell’esperienza da calciatore gli sovvenivano due cose: un’autorete che spezzò l’imbattibilità della sua squadra, prima in classifica e che contro quell’Acireale subì un solo tiro in porta all’ultimo minuto – il suo, nel tentativo di intercettare un cross – e l’attaccante della Massiminiana, squadra di Catania, di cui parlavano tutti. “Farà grandi cose”, dicevano: il nome lo aveva rivelato lo stesso Battiato, era Pietro Anastasi e fece davvero grandi cose. Raccontava anche, il maestro, del naso pronunciato dovuto a una botta contro il palo, e del ritardo nell’andare dal medico perché il fratello gli consigliò di non farsi vedere da nessuno; di una partita nella Nazionale Cantanti (“dopo 10 minuti iniziai a vedere nero e uscii, non giocavo da 20 anni”), di come preferisse Cesare Maldini ad Arrigo Sacchi (all’epoca il primo era succeduto al secondo come CT della nazionale) e di un calcio nel quale non si rivedeva più, perché “la competizione sta guastando la purezza dello sport”. Sono passati 24 anni, sembra un discorso attualissimo…



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