Franco Prodi/ “Il caldo non è una novità. E non è colpa dell’inquinamento”

- Carmine Massimo Balsamo

Il fisico e accademico delle scienze Franco Prodi ai microfoni de Il Messaggero: “Il clima è anomalo per sua natura, deve esserlo”

franco prodi
Lapresse

Caldo torrido in tutta Italia e le temperature nei prossimi giorni potrebbero addirittura aumentare. Prosegue il dibattito sui cambiamenti climatici, ai microfoni de Il Messaggero è intervenuta una voce autorevole come Franco Prodi, fisico e climatologo di fama internazionale. L’esperto è netto: “Il clima è anomalo per sua natura, deve esserlo. Temperature così elevate le avevamo anche l’anno scorso, basta controllare i dati. […] Se analizzassimo con accuratezza la storia climatica del nostro pianeta, scopriremmo che è composta da continui cambiamenti, anche quando non c’era l’industrializzazione”.

Franco Prodi ha sottolineato che già in epoca romana e nel Medioevo la temperatura aumento significativemnte, mentre nel Diciassettesimo secolo ci fu per un breve periodo una glaciazione. Grandi mutamenti, dunque: “Ci sono innumerevoli studi basati su precisi indicatori che dimostrano che a influire su questa ciclicità siano le attività solari, e non l’uomo”.

FRANCO PRODI: “IL CALDO NON È UNA NOVITÀ”

Nella lunga intervista al quotidiano capitolino, Franco Prodi ha acceso i riflettori sull’importanza della protezione dell’ambiente. Il fisico ha spiegato che l’inquinamento è misurabile e dovrebbe essere la strada da indicare anche ai governi mondiali,  l’obiettivo dovrebbe essere accendere i riflettori sulle implicazioni oggettive create dell’uomo, senza puntare su teorie non dimostrabili: “Tutto rientra in una normalità della Terra caratterizzata da oscillazioni climatiche influenzate in gran parte dall’attività solare”. Franco Prodi ha aggiunto che le ondate di calore sono dovute alle onde lunghe di Rossby che si muovono da Sud a Nord: “Flussi roventi che dal Sahara raggiungono il Mediterraneo e in particolare l’Italia che durano molti giorni proprio perché sono lunghe. Se si muovono da Nord a Sud spingono aria fresca, ma da molti mesi questo non accade perché sono poco energetiche e si bloccano sul muro formato dalle Alpi. Questo ha determinato la siccità che perdura da tempo”.







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