FRANCO ZEFFIRELLI/ Caterina d’Amico: “Uomo dalla generosità incalcolabile”

- Valentina Gambino

Franco Zeffirelli stasera verrà ricordato durante la nuova puntata di Techetechetè, ecco alcune dichiarazioni di coloro che hanno potuto lavorare con lui.

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Franco Zeffirelli (Lapresse)

“L’ho sempre visto come un uomo di una generosità incalcolabile.” A parlare è Caterina d’Amico, preside della Scuola Nazionale di Cinema nonché figlia di Fedele d’Amico, storico e critico musicale, e della sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico. Caterina aveva tre anni quando ha visto per la prima Franco Zeffirelli ma, ad oggi, ha un meraviglioso ricordo di lui. Nel giorno della camera ardente, allestita nel salone dei Cinquecento, a Palazzo Vecchio di Firenze, lo ricorda con queste parole: “Chiunque avesse bisogno di aiuto in qualunque senso sapeva che lì c’era una porta aperta. In tutto questo con un atteggiamento beffardo, tranchant, stizzoso, che non sapeva rinunciare all’invettiva. Dava un’impressione più ispida e ostile di quanto non fosse. In realtà era dolcissimo e disponibilissimo”. (Aggiornamento di Anna Montesano)

Franco Zeffirelli, il ricordo a Techetecheté

Franco Zeffirelli sarà il protagonista assoluto del nuovo appuntamento con Techetechetè in onda stasera sulla rete ammiraglia di Casa Rai, prima di cedere il posto agli appuntamenti in prime time. “Franco Zeffirelli è stato un punto di riferimento per la cultura italiana nel mondo, un intellettuale libero e coraggioso”. Queste le parole del Presidente della Rai Marcello Foa e l‘Amministratore Delegato Fabrizio Salini, che hanno proseguito: “In particolare, la memoria di tutti i telespettatori resterà sempre legata alle sue grandi regie, come quella del 1976 dell’Otello dal Teatro alla Scala di Milano. In modo indelebile, Zeffirelli è per tutti noi ‘Gesù di Nazareth’, coprodotto dalla Rai, che ha segnato la storia del servizio pubblico, un successo internazionale per qualità e consensi e, soprattutto, un momento in cui l’Italia intera si è sentita unita nell’ammirare il capolavoro di un suo grande Maestro”. Questa sera, l’omaggio di Rai1 sarà oltre che approfondito, anche carico di contenuti ed emozionanti filmati per rivivere il maestro in tutto il suo splendore.

Franco Zeffirelli, il ricordo di Placido Domingo

Placido Domingo, intervistato per il Corriere della Sera, ha parlato del primo incontro con Franco Zeffirelli, avvenuto alla Scala di Milano dopo il suo debutto che data 1969. La loro “Turandot” fu la vera creazione di un sogno. Dopo la Scala infatti, la portarono anche al Metropolitan, a Verona e poi all’inaugurazione del teatro in Oman. “Lì si vide il genio di Franco: il movimento delle masse. Come spettacolarità c’è anche Tosca, che il Met ha cancellato perché costava troppo”, afferma il celebre tenore. Successivamente, ricorda il maestro anche nel dietro le quinte, durante le prove degli spettacoli. “Si fidava di noi cantanti. Era uno straordinario narratore di ciò che c’era intorno a un’opera. E dipingeva in modo unico, bozzetti a olio, acquarelli. Più tardi scoprì nuovi materiali, leghe metalliche, metalli anodizzati, perspex”. L’ultima volta che Domingo ha incontrato Zeffirelli era un compleanno di due anni fa: “Lo chiamai di recente ma Pippo suo figlio, mi disse che stava riposando. Non riusciva più a parlare”.

Giuliano Urbani ricorda Franco Zeffirelli: tra chiesa e Forza Italia

Anche il professore Giuliano Urbani ha ricordato Franco Zeffirelli intervistato tra le pagine de Il Messaggero. Proprio il maestro ha partecipato nel 1994 alla discesa in campo di Forza Italia e poi venne eletto anche senatore. “Era amico di Berlusconi. – esordisce l’uomo – come produttore cinematografico lo aveva coinvolto in molte sue iniziative come regista e autore teatrale. Tra loro c’era un legame che, partendo dall’arte, riguardava tutto”. Per Zeffirelli infatti, non era separabile la sensibilità artistica dalla adesione a un movimento politico. La sua appartenenza politica lo aveva penalizzato? Urbani crede di no: “Anche perché lui godeva di molte amicizie della sinistra. Era per esempio, molto amico di Suso Checchi D’Amico. Con lei aveva un legame stretto. Non è mai stato democristiano, ma era un cristiano intenso e ha sempre mantenuto un legame molto forte con la Chiesa non tanto con i cattolici, ma con il mondo cristiano”. Nato a Firenze, perse i genitori molto giovane e Giorgio La Pira fu il suo istitutore nel collegio San Marco, forse il cattolicesimo forte si deve anche a questo: “Penso di sì” conclude Urbani.

Il ricordo di Massimo Ghini e “Un tè con Mussolini”

“Era un grande artista e un uomo generoso che aiutava davvero le persone in difficoltà. Mi sono molto emozionato alla notizia anche se sapevo che stava male, l’avevo visto un mese e mezzo fa”, con queste parole, Massimo Ghini raggiunto da Vanity Fair, ricorda Franco Zeffirelli. “La prima volta che sono andato alla sua villa a Positano”, racconta, “mi ha aperto la porta Gregory Peck e tutto il mondo, quando veniva a Roma, andava a pranzo a cena, a una festa a casa di Franco. Faccio prima a dire chi non ho incontrato. Andavano tutti a omaggiarlo e tu ti trovavi davanti a dei geni artistici. Io sono cresciuto senza maestri e senza scuole, ma lui è stato un punto di riferimento importantissimo e la persona che per prima mi ha fatto toccare con mano la realtà internazionale”. La pellicola che li lega è “Un tè con Mussolini” anche se in precedenza, avevano già lavorato insieme in teatro: “in quello che è forse l’ultimo grande spettacolo di tradizione del Novecento messo in scena: Maria Stuarda di Schiller con Rossella Falck e Valentina Cortese. C’erano 50 persone in scena, adesso neanche lo si immagina uno spettacolo così che girò tre anni per l’Italia”.

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