Frank Cimini “Zavoli censurò inchiesta Enimont sul Pci”/ “Difese pool Mani Pulite”

- Alessandro Nidi

Sulle colonne de “Il Riformista” campeggia l’attacco del giornalista nei confronti dell’ex direttore de “Il Mattino”: “Venne usato dall’azienda e non se ne accorse”

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Sergio Zavoli

Martedì 4 agosto 2020, a Roma, si è spento Sergio Zavoli, considerato uno dei maestri del giornalismo televisivo italiano e stimato praticamente da qualsiasi collega. O quasi. Giunge dalle colonne de “Il Riformista” un’aspra critica nei confronti dell’operato dell’ex senatore della Repubblica (in carica dal 2001 al 2018) da parte del giornalista Frank Cimini, che, clamorosamente, rivela: “Non ho certo un bel ricordo di Zavoli come direttore de’Il Mattino’ di Napoli negli anni dell’inchiesta Mani Pulite. Era arrivato al posto di Pasquale Nonno, che aveva avuto una posizione critica sull’operazione politico-giudiziaria, da garantista. Con Zavoli io al palazzo di corso di Porta Vittoria passai dal giorno alla notte. Lui era schierato dalla parte del pool. Non c’era verso di scrivere sulle carcerazioni preventive fatte con lo scopo di ottenere confessioni, sui mille pesi mille misure dell’inchiesta”. Cimini racconta inoltre che “una delle pochissime volte in cui riuscii a far passare un pezzo critico, Zavoli si infuriò con un caposervizio per il titolo ‘La memoria corta di De Benedetti’: l’ingegnere aveva ‘collaborato’ presentando un elenco di tangenti pagate, che però si rivelò lacunoso”.

FRANK CIMINI: “ZAVOLI CESTINAVA I MIEI ARTICOLI”

Frank Cimini scava ulteriormente nel suo passato, ricordando che prese la via del cestino un suo pezzo sul coinvolgimento del Pci-Pds nell’inchiesta Enimont, perché quel fine settimana “si votava a Napoli, scontro tra la Mussolini e Bassolino. Uguale sorte ebbe un altro articolo relativo ad accertamenti su Fininvest, che aveva pagato per uno stand alla Festa dell’Unità. E il problema non era certo la Fininvest”. Il problema vero è che tutte le testate giornalistiche erano schierate con il pool e Zavoli era parte integrante dell’establishment. I padroni dei giornali a causa dei loro affari erano sotto lo schiaffo del pool. Le linee editoriali furono il frutto di un ‘do ut des’ proprio nel pieno della ‘lotta alla corruzione’. Zavoli non se ne accorse. Venne usato dall’azienda, che gli permise di spendere un sacco di soldi ipotizzando anche una sontuosa redazione a Milano che in verità non vide mai la luce”.

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