Fubini querela Travaglio “continui attacchi”/ Il Fatto “non paga Ordine da 14 anni”

- Niccolò Magnani

Federico Fubini querela Marco Travaglio dopo articolo del Fatto sulle quote non pagate all’Ordine dei Giornalisti per 14 anni: il caso e uno “spunto”

Federico Fubini
Federico Fubini (LaPresse)

Probabilmente ai lettori fregherà molto poco che Federico Fubini, ottimo editorialista del Corriere della Sera, ha deciso di querelare il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio: e fate bene, le vicende-beghe tra giornalisti appassionano solo i giornalisti (e non certo tutti). Però nel caso in questione vi è un dato forse più interessante di altri, ma prima i fatti: il n.1 dei giornalisti giustizialisti da tempo intraprende una battaglia a distanza sul “rigorista” Fubini contro i suoi articoli di profonda critica al Governo gialloverde. Di contro, l’editorialista del CorSera da tempo si lancia contro le politiche di Lega e M5s a livello economico, specie nel rapporto con l’Unione Europea di cui Fubini stesso è uno dei cronisti più informati. Pochi giorni fa una giornalista de il Fatto pubblica un lungo articolo di denuncia contro il vicedirettore del Corriere per non aver pagato per oltre 14 anni le quote di iscrizioni annuali presso l’Ordine dei Giornalisti. «Sarà l’autorità giudiziaria a dover stabilire se c’è stata o meno una violazione dell’obbligo di iscrizione all’Ordine e, quindi, l’esercizio abusivo della professione» ha spiegato il presidente dell’Ordine, Carlo Verna. In sostanza, spiegano da Il Fatto, «Fubini, ha lavorato con un contratto giornalistico per quasi 14 anni senza risultare iscritto all’Ordine: era stato cancellato a novembre del 2005, per morosità». È stato poi contattato dal quotidiano diretto da Marco Travaglio e ha spiegato di essersi distratto e di essere venuto a conoscenza della cosa solo da poco: «A suo dire, non sarebbe stato raggiunto dalle notifiche che pure – fanno sapere dall’Ordine regionale – sono state eseguite correttamente in quadruplice copia (destinatario, Inpgi, Casagit e Procura della Repubblica)».

IL CASO “FUBINI” E LE REGOLE CHE VALGONO PER TUTTI

A quel punto su Twitter comincia la controffensiva di Fubini che al direttore Travaglio dedica queste parole «E così il Fatto adesso mi attacca (titolo e foto grandi in prima) perché avevo delle rate arretrate con l’ordine dei giornalisti. Nel frattempo saldate, va €2000. Certo, cambiato casa e Paese tante volte e fatto un po’ di casino, lo ammetto. Ma mi permetto una domanda ai coraggiosi “colleghi” (virgolette d’obbligo) del Fatto: avete fatto controllare ai vostri amici se io sono in regola con le bollette della luce? Fatemi sapere! Good luck». Nell’edizione di oggi il Fatto Quotidiano non ha fatto trasparire alcuna rettifica e anzi Travaglio ha continuato ad attaccare Fubini per le sue “amnesie”: per questo motivo, arriviamo finalmente all’oggi, l’editorialista ex Repubblica torna sui social e annuncia «Pomeriggio fruttuoso con i miei avvocati. C’è un terreno molto solido per avviare un’azione giudiziaria direttamente contro Marco Travaglio per la sua campagna, che dura da mesi, di aggressione a me e alla mia reputazione. Con i proventi del procedimento contro Travaglio, sarà un vero piacere sostenere iniziative a favore della libertà di stampa». Il mondo giornalistico e anche politico si è del tutto diviso sulla vicenda, con le opposte tifoserie che come sempre ormai in Italia si sono schierate attaccando l’una l’opposta “avversaria”. L’interesse nella gara tra chi è più “puro” e “corretto” ci interessa ben poco, ma forse questa volta ha proprio ragione Nicola Porro quando sostiene nella sua “Zuppa” quotidiana (una rassegna stampa commentata sui social, ndr) che il punto non è certo aver pagato o non pagato le quote di un Ordine di cui tanti contestano ogni giorno. Il punto è passare una carriera intera a fare le (giuste) prediche ai Governi italiani per non rispettare i vincoli di bilancio, i parametri europei e le leggi di Bruxelles (Fubini fu tra i primi a parlare di rischio procedura d’infrazione per l’Italia per deficit eccessivo, ndr) e poi quando si è pizzicati a non aver rispettato (pare) una regola nel proprio lavoro, la replica è «ops, mi sono distratto». Non siamo pazzi, è chiaro che la diversità di importanza che può avere una procedura d’infrazione di un Paese è infinitamente maggiore a quella di una quota d’iscrizione ad un Ordine, ma è il ragionamento che sottende ad aver catturato per un attimo la nostra stanca e accaldata attenzione in un ennesimo giorno di metà luglio. Bene, ora potete tranquillamente tornare a fare i “tifosi” pro Travaglio o pro Fubini..



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