Funivia Mottarone, Di Matteo difende Banci Buonamici/ “La revoca mina autonomia gip”

- Niccolò Magnani

Funivia Mottarone, commissione Csm: Di Matteo e Ardita difendono la gip Banci Buonamici, “la revoca mina l’autonomia di un giudice”

Csm, Ardita e Di Matteo
Ardita e Di Matteo, togati Csm (LaPresse)

Prendendo parola durante la settimana Commissione del Csm sul “caos giudiziario” avvenuto nella Procura di Verbania dopo la tragedia della funivia crollata sul Mottarone (lo scorso 23 maggio 2021), i due giudici togati Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo hanno preso netta posizione in difesa della gip Donatella Banci Buonamici, a cui era stato revocato l’incarico di inquirente sul caso Mottarone lo scorso 7 giugno (da una sentenza del presidente del Tribunale Luigi Montefusco). «La revoca della assegnazione al gip Banci Buonamici rappresenta un grave vulnus all’organizzazione dell’ufficio idonea ad incidere sull’andamento del processo, dal momento che erano stati già adottati provvedimenti sulla libertà personale» spiegano i due togati Csm, come riporta oggi “Il Dubbio” nella sua edizione cartacea.

Banci Buonamici venne “defenestrata” dalla Procura in quanto si sarebbe auto-assegnata il fascicolo sulla funivia crollata: venne sostituita dalla titolare procuratrice Elena Ceriotti. Ufficialmente la decisione è avvenuta per rispettare la “titolare per tabella del ruolo” ma la polemica è stata ingente visto che la gip Banci Buonamici si era contraddistinta per la forte opposizione alla pm Olimpia Bossi, arrivando a scarcerare i tre indagati per la tragedia della funivia appellandosi allo «spirito garantista» di cui dovrebbe essere contraddistinta la nostra legge e Costituzione. Il cambio in corsa del Tribunale ha fatto storcere il naso a molti, tanto che il caso è giunto direttamente in Csm già dallo scorso giugno, su proposta diretta dei consiglieri Ardita e Di Matteo.

IL CSM DIFENDE LA GIP DI VERBANIA

«Una scelta, quella del presidente, pericolosa» secondo i due togati, che hanno messo l’accento sulla tempistica “sospetta” di questo provvedimento, arrivato «proprio dopo la scarcerazione dei tre indagati e dopo che la stampa esercitava enormi pressioni esterne; ed è intervenuta quando era già pronto il provvedimento che decideva sulla richiesta di incidente probatorio che non poté essere depositato». Se le motivazioni addotte dal presidente Montefusco sono state definite «deboli», per Di Matteo e Ardita l’operato di Banci Buonamici è stata invece inappuntabile: «correttezza e senso di responsabilità e a lei dovrebbe andare il sostegno dell’organo di autogoverno». 24 voti a favore e 1 astenuto, il Csm ha approvato il documento proposto da Di Matteo e Ardita, spiegando con il membro laico Alessio Lanzi «Montefusco avrebbe sottratto il fascicolo a Banci Buonamici quando lo ha visto eccessivamente al centro dell’attenzione». Contrari invece Giuseppe Cascini (Area) e anche Miccichè (Magistratura Indipendente): «valutare le decisioni in materia tabellare sulla base del merito delle decisioni adottate dai giudici è esattamente il contrario di quello che noi dobbiamo fare. Le regole tabellari non sono diritti disponibili, non c’è accordo fra le parti per derogare alle regole». Secondo invece Di Matteo e Ardita è un gravissimo errore mettere sullo stesso piano tutti i provvedimenti, e per questo «il Csm dovrebbe oggi concentrarsi sulla illegittimità della revoca dell’assegnazione al giudice competente e sulle sue conseguenze: questa vicenda ha un’enorme rilevanza, perché la difesa della autonomia del giudice contro qualsiasi possibile interferenza esterna rappresenta il compito prioritario dell’autogoverno. In questo quadro la decisione di sollevare il giudice dalla competenza, benché formalmente non risulti rivolta a quello scopo, rischia di trasformarsi in una lesione alla indipendenza del giudice e alla sua immagine».



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