G20 DELLE DONNE/ I divari e le discriminazioni ancora da cancellare

- Alessandra Servidori

A Roma il Women 20 Summit ha ospitato 3 giorni di discussione per mettere al centro l’urgenza dell’empowerment delle donne

Una donna a lavoro
Pixabay

A Roma il Women 20 Summit ha ospitato 3 giorni di discussione per mettere al centro l’urgenza dell’empowerment delle donne: confronti serrati tra esperti e istituzioni dei vari rappresentanti dei Paesi. L’economia mondiale si è trovata di fronte alla pandemia che ha tagliato le gambe a tutte le donne penalizzandole sul lavoro, nell’istruzione, nelle famiglie e alcune situazioni sono state prioritarie nelle discussioni e nelle possibili policy da adottare. Ben 11 milioni di ragazze rischiano di non tornare mai più a scuola, con impatti potenzialmente devastanti sulla loro salute, sulla loro sicurezza e sul loro benessere. La perdita dell’opportunità di ricevere un’istruzione espone bambine e adolescenti al rischio di sfruttamento del lavoro minorile, matrimoni e gravidanze precoci, con una situazione che nell’ultimo anno è peggiorata drammaticamente.

A livello globale, infatti, i minori dei Paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono nei paesi più ricchi, la situazione è ancora più grave per le bambine: nei Paesi a basso reddito hanno perso, in media, il 22% in più di giorni d’istruzione rispetto ai loro coetanei maschi. Anche se nei Paesi più ricchi il gap di genere è minore (le ragazze hanno perso oltre il 3% d’istruzione rispetto ai coetanei dell’altro sesso), bambine e ragazze restano comunque svantaggiate. E i dati del Miur in questi giorni ratificano la situazione drammatica italiana. Infatti, alla fine dello scorso anno, nel nostro Paese, più di una ragazza su 4 tra i 15 e i 29 anni rientrava tra i Neet, cioè coloro che non studiano e non lavorano.

Nei Paesi a basso reddito, per ogni 100 giovani uomini che completano la scuola secondaria, solo 69 giovani donne riescono a raggiungere lo stesso traguardo. È importante agire in favore delle ragazze più vulnerabili: la questione è nella road map dell’agenda finale che si sta ultimando e che sarà il risultato concreto di questa 3 giorni. Queste priorità sono ben presenti perché gli Stati si impegnino affinché la lotta alla discriminazione e agli stereotipi di genere  e il potenziamento dell’istruzione possano diventare centrali nella politica e nei piani di ripresa perché solo se si daranno opportunità alle bambine di oggi potremo avere una generazione di donne consapevoli e protagoniste dello sviluppo sociale ed economico domani. Solo incrementando gli investimenti per colmare il gap tra le ragazze e i loro coetanei maschi, sostenendo al contempo il loro diritto a una partecipazione significativa alla vita pubblica e una partecipazione attiva, anche attraverso il sostegno tecnico e finanziario per essere agenti del cambiamento.

Molte dichiarazioni finali del Leaders’ summit sono state recepite con l’obiettivo di ridurre il divario occupazionale di genere e il gender pay gap, contrastare gli stereotipi e la violenza sulle donne, tutelare le bambine del mondo e consentire a tutti l’accesso ai vaccini. In Italia le donne sono il 50% della popolazione ed è evidente che si punta sugli investimenti del Pnrr per la parità e per ridurre il divario occupazionale di genere del 25% entro il 2025, anche se secondo Oil e Word economic forum sono necessari 135 anni per colmare il divario globale. 

La pandemia ha segnato un duro colpo all’economia mondiale, aggravando la condizione sociale ed economica delle donne. L’isolamento e le misure restrittive hanno avuto, come estrema conseguenza, una mancata partecipazione scolastica da parte dei bambini e delle bambine e una maggiore perdita del lavoro per le donne; inoltre, durante il periodo del lockdown sono aumentati i casi di violenza sulle donne nei contesti familiari.Non ci sono spazi di ambiguità è una situazione difficile per le lavoratrici italiane: sui 101mila posti di lavoro persi in Italia a dicembre 2020, 99mila riguardavano le donne. Ma è solo una cifra residuale se comparata ai dati di tutto il 2020. Solo lo scorso anno, nonostante il blocco dei licenziamenti, su 444mila posti di lavoro saltati, 312mila riguardavano le donne. Le lavoratrici sono state le più colpite durante la pandemia, poiché maggiormente occupate nei servizi con contratti precari e privi di tutele. 

Dunque per 3 giorni si è discusso ma anche concordato e cercato di individuare obiettivi concreti e proposte e strategie chiare altrimenti ogni sforzo è vano. E la politica può molto: proporre, approvare, monitorare, correggere. Il Governo italiano ha detto di essere pronto ad adottare una Strategia nazionale integrata per la parità di genere per individuare in particolare un piano straordinario di misure finalizzato al sostegno del lavoro e all’incentivazione dell’imprenditoria femminile, per un piano di conciliazione che con lo stimolo della Certificazione aziendale sulla parità renda compatibili i tempi della vita e del lavoro sia delle dipendenti che delle autonome, che renda scalabili i ruoli e comparabili i compensi a parità di mansioni. Non vogliamo più che le donne debbano scegliere tra famiglia e lavoro e nemmeno che subiscano atteggiamenti discriminatori sul lavoro. 

Sono infatti in campo misure e risorse in grado di supportare e migliorare pilastri della vita delle donne: tempo, competenze, lavoro, reddito e potere. 

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