J’ACCUSE/ Se Jobs e Fawkes diventano i nuovi modelli degli studenti “indignados”

- Luigi Santambrogio

Steve Jobs diventa un nuovo Che Guevara, il cospiratore Guy Fawkes un’icona dello statalismo: LUIGI SANTAMBROGIO commenta la stranezze della protesta degli studenti contro la riforma Gelmini

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Manifestazione di studenti contro la riforma Gelmini

Si può prendere a icona di una difesa conservatrice, statalista e  burocratica la sorridente maschera di Guy Fawkes, il secentesco cospiratore britannico che cercò di far saltare in aria il Parlamento inglese?  Oppure, andare in piazza a fare casino contro il governo di centrodestra e il ministro Gelmini agitando a simbolo della rivolta antagonista le visioni di Steve Jobs, l’uomo più ricco e potente della terra? Certo che si può, basta infilarsi la divisa da studenti indignados e scioperantes, scambiare la sede di Unicredit per la centrale della repressione mondiale e spacciare per buona la colossale balla che il defunto imperatore di Cupertino in fondo altro non era che un Che Guevara con l’iPod a tracolla al posto del kalashnikov.
E’ successo a Milano (ma anche a Roma) dove studenti, centro-socialisti (nel senso leonkavallino del termine) collettivi e disobbedienti assortiti sono tornati in piazza a difendere dalla riforma Gelmini la scuola pubblica dei mille bidelli garantiti e l’università dei soliti baroni bolliti. Spettacolo alla sua centesima replica, certo, ma quest’anno a mitigare l’effetto dejà-vu soccorreva la scomparsa del visionario yankee.
Pareva di stare in un Apple store a sentire quegli scalmanati urlare davanti al Provveditorato: “Stay hungry, stay foolish”, (siate affamati, siate folli), lo slogan finto ribelle grazie al quale il capitalista superchic della Mela (affamato lui lo era, ma di bigliettoni verdi) ha cippirimerlato mezzo mondo. Folli va bene ma fare la figura dei pirla è davvero troppo. Che pena vedere questa ingenua gioventù,  puntualmente panterata e scioperata a ogni principio d’autunno, intrupparsi nel coro dell’ipocrisia mondiale, dell’overdose di stupidaggini sulla “rêverie” libertaria che hanno fatto dell’uomo più ricco e potente del mondo l’assurda icona del genio anti-sistema e a servizio del popolo. Il furbissimo Jobs sta alla libertà come Wall Street alla Comune di Parigi.
Così a Milano sembrava di stare sul set di “V per Vendetta” con quei ragazzotti mascherati che tiravano secchiate di vernice, uova e fumogeni contro le vetrine di banca Unicredit. Stessa scena in corso di Porta Romana dove altri  scalmanati e folli sognatori, assaltavano gli uffici degli “squali” di  Moody’s, l’agenzia yankee che ha mandato l’Italia negli abissi della retrocessione. Pure loro, si capisce, nel nome del pacifico Steve.

La confusione regna e dilaga sotto i cielo sinistro e studentesco ma il problema, come si diceva una volta, è un altro. Sta a monte e non in piazza: se oggi la sinistra pisapiana e antagonista fa le barricate per difendere i privilegi delle lobby dell’educazione di Stato e scambiano una multinazionale  quotata in Borsa  per la Casa della Carità  delle suorine di Madre Teresa, la colpa è, ahimè, è in gran parte degli adulti.
L’esempio, come sempre, vien dall’alto ed è pure contagioso. IPochi giorni fa, il fascinoso Luca Cordero di Montezemolo, invocava sui giornali la nascita di “un movimento popolare” per impedire all’Italia di cadere nel baratro scavato da Berlusconi e dal suo governo. Replay, tardivo e scontato, del Manifesto degli Industriali Incazzati  lanciato a pagamento da Diego Della Valle, il raffinato scarparo marchigiano che tiene lezioni di economia politica a Ballarò ma, da bravo patron delle ferriere, non accetta critiche e domande. E al povero ex ministro Bondi che lo incalza, ribatte a brutto muso: “non mi abbasso a parlare con i ragazzi di bottega”. Se la classe non è acqua, quella della razza padrona è finissimo e perlato champagne.
Del resto, se a sognare la sommossa di popolo ci si mette anche chi vende Ferrari e spende milioni di euro solo per far correre (senza vincere) due  Rosse in Formula 1, che può restare ai ragazzi anti-Gelmini? Hasta la victoria siempre, comandante Luca.



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