Gentiloni “Debito pubblico non si cancella”/ “Ma vanno riviste regole dopo pandemia”

- Silvana Palazzo

Gentiloni respinge la provocazione di Sassoli: “Debito pubblico non si cancella”. Però avverte: “Vanno riviste le regole per il rientro dopo la pandemia Covid”

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Paolo Gentiloni, commissario Ue all'Economia (LaPresse)

Le regole per il rientro del debito pubblico vanno riviste dopo la pandemia Covid. Lo annuncia il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, intervenuto a Mezz’ora in più. «Non si può pensare che la questione del debito pubblico venga cancellata», la premessa dell’ex premier italiano, come riportato oggi da Agi. Poi avverte: «Una volta superata l’emergenza, si dovrà pensare a modificare le regole del patto di stabilità e crescita dell’Eurozona, attualmente sospese, per consentire un rientro più graduale». In questo momento non è possibile farlo perché l’economia europea deve pensare in primis alla ripartenza. La questione però non può essere ignorata. «Sarebbe grave» farlo per Gentiloni. Ma lancia un segnale all’Italia: «Tenere sotto controllo il debito programmando di farlo diminuire gradualmente è una sfida che l’Italia non può ignorare». Ciò anche se attualmente siamo in acque tranquille – spiega Gentiloni – non ci sono problemi di sostenibilità del debito o di accesso al mercato.

GENTILONI E LA QUESTIONE DEL DEBITO PUBBLICO

«I tassi sono bassissimi e assistiamo a emissioni con tassi addirittura negativi», spiega Paolo Gentiloni a Mezz’ora in più. D’altra parte, il commissario Ue all’Economia ritiene che questa situazione non si prolungherà per sempre. Quindi, per l’ex premier italiano «è vero che i debiti non si cancellano», ma d’altra parte «le attuali regole di bilancio dovranno essere adattate al fatto che, dopo la pandemia, avremo un debito medio del 103-104% del Pil fra i paesi Euro». In merito quindi all’ipotesi di una cancellazione del debito che è stata lanciata in maniera provocatoria dal presidente del Parlamento Ue David Sassoli, Gentiloni ha spiegato che cancellare il debito non è la risposta, bisogna invece «lavorare per rendere più compatibili con la realtà le nostre regole comuni». Bisogna puntare a «regole che tengano conto della maggior gradualità di ritorno ai cosiddetti criteri di Maastricht». Ma questo non è il momento di affrontare l’argomento: «È una discussione importantissima da affrontare l’anno prossimo, ora dobbiamo concentrarsi sul piano di ripresa».

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