GEO-FINANZA/ Il silenzio sospetto di Di Maio sulla Wto

- Giuseppe Pennisi

Il commercio internazionale è importante per l’Italia. Per questo deve condurre una battaglia importante che riguarda la Wto

luigi di maio che tempo che fa
Luigi Di Maio, ministro degli Esteri (LaPresse)

Il commercio mondiale ristagna. L’Organizzazione mondiale del commercio (Omc, conosciuta anche con il suo acronimo in inglese Wto) ha tagliato, alcuni mesi fa, le stime di crescita degli scambi commerciali a livello mondiale di oltre un punto percentuale portando le previsioni per il 2019 dal 3,7% al 2,6%. Secondo Roberto Azevedo, Segretario generale dell’organizzazione, “la sola minaccia di nuove tariffe può aumentare l’incertezza e scoraggiare gli investimenti, al di là di restrizioni e dazi poi effettivamente adottati”.

La minaccia di nuove tariffe è in atto. Non solo la vertenza Usa-Cina non si è mai chiusa, ma al margine delle celebrazioni a Londra per i 70 anni della Nato, il Presidente americano Trump ha annunciato che gli Usa hanno messo a punto una nuova offensiva commerciale contro la Francia, in risposta alla digital tax nei confronti dei giganti hi-tech statunitensi. L’Ufficio del Rappresentante Speciale del Presidente per i negoziati commerciali ha proposto dazi fino al 100% contro 2,4 miliardi di dollari di importazioni dalla Francia: champagne, borse, formaggi e altro. E ha minacciato future rappresaglie contro altri Paesi europei che si dotino di simili imposte sui servizi digitali: nel mirino ha messo anche l’Italia, l’Austria e la Turchia.

Nei confronti del nostro Paese, i nuovi dazi americani riguarderebbero soprattutto l’agroalimentare e i prodotti di lusso. È possibile che ci sia ancora qualche margine di negoziato per impedire una pericolosa escalation. Per un Paese trasformatore come l’Italia l’aumento del commercio mondiale è vitale, così come lo sono gli investimenti diretti dall’estero che, a livello mondiale, hanno subito un calo del 20%. Non abbiamo dati specifici per l’Italia: saranno disponibili tra alcuni mesi nel consueto rapporto Ice-Prometeia

Ma si profila una scadenza più inquietante. La guerra commerciale, se scoppia, minaccia di non essere come le altre degli ultimi 25 anni. Infatti, l’11 dicembre termina le proprie funzioni l’appellate body, il tribunale di sette giudici presso l’Omc/Wto. Creato con l’istituzione dell’organizzazione, ha il compito di risolvere vertenze commerciali; è tale appellate body, ad esempio, che ha esaminato e in gran misura risolto, la disputa tra Stati Uniti e Unione europea sui sussidi per Airbus e Boeing, e relative distorsioni agli scambi. Ha emesso una sentenza sul caso Airbus e gli Usa hanno applicato i “dazi di compensazione” autorizzati da giudici. Senza appelate body è molto probabile che non si arrivi a sentenza sul caso Boeing, in cui probabilmente l’Europa sarebbe stata autorizzata a porre “dazi di compensazione” su merci americane e si sarebbe verosimilmente giunti a un accordo. La sentenza è attesa per la primavera 2020. Ma “se non c’è un giudice a Ginevra” non potrà essere emessa.

Ricordate il detto “c’è un giudice a Berlino”. Nel libro Il Regno di Federico di Prussia, detto il Grande scritto nel 1880 da Enrico Broglio, politico italiano che fu prima Ministro dell’Istruzione e poi dell’Agricoltura e dell’Industria, si racconta la storia del mugnaio Arnold di Sans-Souci e della sua lotta per ottenere giustizia contro i soprusi di un nobile, ed è qui che troviamo la frase «ci sono de’ giudici a Berlino». La vicenda è il resoconto di una storia successa realmente durante il regno di Federico. Il mulino dove lavorava Arnold era stato affittato alla sua famiglia da generazioni ed era di proprietà del Conte di Schietta. Un giorno del 1770 il Barone Von Gersdorf volle costruirsi una peschiera e deviò gran parte dell’acqua che alimentava il mulino. A causa di questo, il mugnaio non riuscì più a macinare il grano e a pagare l’affitto per il mulino. Disperato si rivolse al giudice supremo, il sovrano Federico il Grande, andando fino a Berlino. Esaminando il caso, Federico diede ragione al mugnaio. Come riporta Broglio, la vicenda «fece gran chiasso in tutta Europa». Da quel momento l’espressione è usata per esprimere la speranza in una giustizia imparziale su cui può contare anche l’uomo comune.

L’appelate body dell’Omc/Wto è quello su cui ha potuto contare anche un Pese di medie dimensioni ma molto aperto all’economia internazionale come l’Italia. L’appellate body, composto di sette giudici altamente specializzati in materie di diritto commerciale internazionale, cessa le proprie funzioni perché alcuni giudici raggiungono i limiti di età e l’Amministrazione Trump non vuole collaborare alla nomina dei nuovi. Tarpata della funzione giurisdizionale, l’Omc/Wto perde parte significativa del proprio ruolo come perno del sistema commerciale multilaterale, basato sui due principi cardine della non discriminazione e della reciprocità. Attenzione, non è un mero capriccio dell’attuale inquilino della Casa Bianca. In passato, anche le Amministrazioni Bush e Obama hanno traccheggiato quando i giudici dell’appellate body venivano a scadenza. La stessa Unione europea si è poco e raramente attivata per sollecitare tempestivi rinnovi dell’organo. La ragione “nobile” per non procedere alla nomina e che in circa trent’anni dalla creazione dell’Omc/Wto il mondo del commercio internazionale è cambiato radicalmente e i giudici finirebbero per applicare norme obsolete.

Il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, On. Signor Luigi Di Maio, è riuscito a fare trasferire alla Farnesina le competenze per il commercio internazionale e i rapporti con l’Omc/Wto, ma pur generosissimo nel concedere interviste e partecipare a talk show non ha pronunciato una parola in materia. A differenza dei suoi colleghi di altri Paesi. Forse il silenzio è d’oro perché l’Omc/Wto ha sollevato il problema dei sussidi alle imprese della Cina e se l’Impero cinese possa essere ancora considerato “in via di sviluppo”, status che ottenne nel 2001 quando venne ammesso all’Omc/Wto? Com’è noto, nonostante la scarsa considerazione per i diritti umani che si ha a Pechino e dintorni, la Cina è amata al primo piano della Farnesina.

Potrebbe essere utile che i consiglieri del Ministro leggano il Cepr Discussion Paper No. DP14076b WTO’ing a Resolution to the China Subsidy Problem di Chad P. Bwon del Peterson Institute for International Economics e di Jennifer Hillman del Georgetown University Law centrale e il Research Paper No. RSCAS 2019/71 del Robert Schuman Centre for Advanced Studies China – Broiler Products (Article 21.5 – United States) (DS427) – Can the Sum of the Parts Be Less Than the Whole?

Ma dalle vicende nostrane chiediamoci cosa avverrà dopo l’11 dicembre. Alcuni membri dell’Omc/Wto stanno progettato di dare vita a un appellate body “informale” composto, in gran misura, di giudici ormai in pensione. In attesa di un cambio di inquilino alla Casa Bianca. Sarebbe una soluzione priva di mordente e forse anche pericolosa. Da un lato, le decisioni di un tribunale “informale” hanno valore, al più, per gli Stati che lo hanno insediato e ciò aumenterebbe la frammentazione del commercio mondiale e l’indebolimento del corpus giuridico di regole commerciale dell’Omc/Wto. Da un altro, la messa in funzione di un appellate body “informale” fornirebbe lo spunto per procrastinare sine die la nomina di quello ufficiale inferendo un serio colpo all’Omc/Wto.

L’Italia e l’Unione europea potrebbero prendere l’iniziativa e collegare le nomine all’appelate body alla proposta di aggiornare il corpus dell’Omc/Wto ogni dieci anni per tenere conto quanto meno degli effetti della tecnologia sul commercio internazionale e le sue regole. Sarebbe una vera mossa da statisti.

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