Gesù gay su Netflix: può andare in onda/ Corte Suprema Brasile “Satira non mina fede”

- Silvana Palazzo

Gesù gay su Netflix: può andare in onda in Brasile. Lo ha deciso la Corte Suprema, secondo cui “la satira non può minare la fede”. Accolto il ricorso della società statunitense

Gesù gay su Netflix: è polemica
Gesù gay su Netflix: è polemica (Web, 2019)

Netflix può mandare in onda in Brasile “La prima tentazione di Cristo”, il film satirico che insinua l’omosessualità del figlio di Dio. Lo ha deciso il Tribunale Superiore Federale, massima istanza giudiziaria del Paese intervenuta sul caso dopo che il decreto di un tribunale era stato giudicato incostituzionale. Così viene ribadita l’opposizione a ogni forma di censura, anche quella scritta e artistica. Due giorni fa il giudice Benedicto Abicair, del sesto Tribunale di Rio de Janeiro, aveva imposto a Netflix di rimuovere dalla sua offerta in streaming la pellicola prodotta da Porta dos Fundos. Le polemiche tra l’altro erano state veementi: il 24 dicembre scorso alcuni individui si sono presentati davanti agli studi di produzione lanciando una serie di molotov contro il portone, provocando un incendio. Qualche giorno dopo un gruppo di incappucciati ha rivendicato su YouTube l’attentato a nome di “Integralismo”, un movimento cattolico e di orientamento fascista sorto nel 1930 in Brasile. Per l’assalto è stato accusato un imprenditore ed economista, Eduardo Fazi, fuggito in Russia il 29 dicembre.

GESÙ GAY IN ONDA SU NETFLIX: “SATIRA NON MINA FEDE”

La sentenza del giudice Abicar aveva costretto la casa di produzione Porta dos Fundos a sospendere la distribuzione del film e Netflix a toglierlo dalla sua piattaforma. Il colosso non ha commentato, ma ha deciso di impugnare subito il decreto, rivolgendosi al Tribunale Superiore Federale. La società statunitense nel suo appello spiega che questa misura impone «restrizioni costituzionali alla libertà di espressione, di creazione e di sviluppo artistico», andando contro quelle sentenze dello stesso tribunale supremo «che assicurano invece la libera espressione, scritta e artistica». Ieri il presidente del Tribunale Superiore, Dias Toffoli, si è pronunciato, riporta oggi Repubblica, accogliendo il ricorso di Netflix. Il magistrato ha precisato che «non si deve presumere che una satira umoristica abbia il potere magico di minare i valori della fede cristiana, la cui esistenza risale a oltre 2000 anni fa».

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