Gian Carlo Caselli/ “La legge sui pentiti di mafia è una vittoria dello Stato”

- Carmine Massimo Balsamo

Gian Carlo Caselli a Il Dubbio: “Senza la legge sui pentiti di strada contro la mafia ne avremmo fatta e ne faremmo molto poca”

Gian carlo Caselli
Gian Carlo Caselli, ex procuratore di Torino (LaPresse, 2019)

La scarcerazione di Giovanni Brusca ha acceso il dibattito nel corso degli ultimi giorni, ma Gian Carlo Caselli non ha dubbi: la legge sui pentiti è una vittoria dello Stato. Intervenuto ai microfoni de Il Dubbio, l’ex magistrato ha sottolineato che Giovanni Falcone, vittima di Brusca, è stato uno dei principali sostenitori della legge che consente al suo killer di essere scarcerato, ma non solo. In Italia i criminali pentiti vengono processati e condannati con pene ridotte, mentre altrove i collaboratori di giustizia «possono godere di una completa immunità per i reati commessi».

Gian Carlo Caselli ha poi evidenziato che senza la legge sui pentiti «di strada contro la mafia ne avremmo fatta e ne faremmo molto poca»: «Se allo Stato i pentimenti dei mafiosi sono utili (e lo sono), proprio per questo uno Stato responsabile deve incentivarli. Con misure previste da una legge ad hoc, senza i sotterfugi e le vischiosità che fisiologicamente caratterizzano la collaborazione dei semplici “confidenti”».

GIAN CARLO CASELLI SULLA LEGGE SUI PENTITI

Gian Carlo Caselli ha poi ribadito che è ovvio pretendere il controllo ferreo di Brusca in libertà, non è assolutamente possibile consentire altri casi come quello di Antonio Gallera: «Condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio Livatino, di recente egli ha approfittato dei benefici penitenziari ottenuti per rientrare in posizioni di rilievo nella sua organizzazione criminale (Stidda). Se si ripetesse con Brusca sarebbe uno tsunami». L’ex magistrato ha preferito non rispondere a domande specifiche a proposito dell’effettivo pentimento di Brusca, ma ha tenuto a sottolineare che la legge originaria del 1991 sui pentiti ha funzionato benissimo e la modifica del 2001 ha avuto effetti peggiorativi: «Non è un caso che da allora i pentiti (che prima erano stati letteralmente una slavina) siano decisamente diminuiti. Per cui, basta così con le modifiche. Abbiamo, come usa dire, già dato… Il vero problema è l’uso corretto dei pentiti. Non si chiedono analisi ai pentiti: si pretendono fatti, ricostruzioni, il racconto di vicende da verificare, da sottoporre al vaglio critico della ricerca di concrete e oggettive conferme – ha rimarcato Gian Carlo Caselli –  E se tutto funziona secondo le regole (in particolare quella che senza adeguati riscontri le parole non sono prove) il contributo dei collaboratori di giustizia è davvero insostituibile»



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