GIANFRANCO FRANCIOSI, STORIA VERA GLI OROLOGI DEL DIAVOLO/ “Infiltrato in carcere..”

- Emanuele Ambrosio

Gianfranco Franciosi, la storia vera del primo civile infiltrato nei narcos nella fiction “Gli orologi del Diavolo” con Beppe Fiorello su Rai1

Gianfranco Franciosi
Gianfranco Franciosi, foto da Facebook

La storia di Gianfranco Franciosi, infiltrato civile nei narcos, protagonista della fiction di Raiuno “Gli orologi del Diavolo” con Beppe Fiorello, fu raccontata da Pablo Trincia nel corso della puntata de Le Iene Show andata in onda il 4 marzo 2014. Un meccanico nautico che lavorava a La Spezia e che, nel 2002, si ritrova al centro di una storia incredibile. Tutto inizia quando si presenta da lui un signore romano che gli chiede di costruirgli dei gommoni. Un lavoro ben retribuito che, tuttavia, non convince Gianfranco che decide di recarsi alla polizia trasformandosi così in infiltrato civile nei narcos. Quattro anni difficili nel corso dei quali ha dovuto affrontare anche sette mesi di carcere in Francia. Quattro che hanno totalmente cambiato la vita di Gianfranco Franciosi come potete vedere cliccando qui (aggiornamento di Stella Dibenedetto).

Gianfranco Franciosi, storia vera Gli orologi del diavolo

Gianfranco Franciosi, la storia vera del primo civile infiltrato nei narcos nella fiction “Gli orologi del Diavolo” con Beppe Fiorello in onda da lunedì 2 novembre in prima serata su Rai1. Gianfranco viveva una vita normale e lavorava come meccanico navale sulle imbarcazioni, ma la sua vita è destinata a cambiare nei primi anni 2000 quando riceve una chiamata da alcuni pericolosi narcotrafficanti che gli chiedono di costruire delle imbarcazioni adatte a trasportare carichi di cocaina. Quella telefonata – richiesta cambia per sempre il corso della sua vista, visto che Gianfranco decide di contattare la polizia italiana diventando così il primo infiltrato nei narcos. Una collaborazione, quella tra Franciosi e la polizia italiana, che ha permesso di sgominare una delle più potenti organizzazioni di trafficanti di droga al mondo. Prima però l’uomo ha dovuto convivere a stretto contatto con i narcos viaggiando in America e finendo in galera per otto mesi. La sua storia di coraggio è diventata un libro dal titolo “Gli orologi del diavolo” che presto potremo vedere raccontato nella fiction omonima con protagonista Beppe Fiorello.

Gianfranco Franciosi oggi: “vado avanti grazie all’affetto delle persone”

A distanza di anni da quella scelta importante la vita Gianfranco Franciosi è cambiata per sempre. Oggi l’uomo vive sotto protezione in un località segreta anche se non nasconde che si sente abbandonato dallo Stato. A raccontarlo è stato proprio l’infiltrato civile nei narcos intervenuto in qualità di ospite al Rotaract Monza Nord Lissone,  l’associazione giovanile del Rotary Club dove ha dichiarato: “non è che io mi senta abbandonato, è che vorrei che lo Stato fosse più presente. Nessuno si è fatto sentire nemmeno quando, nel 2016, mi hanno fatto esplodere il cantiere. Ciò che mi fa andare avanti è l’affetto delle persone. Finché parlano di me, finché mi ricordano, io vivo”. L’uomo ha raccontato le sue origini “ho sangue spagnolo nelle vene, per questo che i trafficanti sudamericani si sono fidati di me. Loro degli italiani non si fidano”, ma anche del sogno del padre che auspicava per lui un futuro come ristoratore. “Mio padre avrebbe voluto che diventassi ristoratore come lui. Ma io avevo altro in mente. Volevo costruire imbarcazioni e volevo farlo con le mie mani. All’epoca ancora non avrei mai potuto immaginare che sarebbe stato proprio il mio lavoro a mettermi sulla stessa strada dei narcotrafficanti” – ha detto l’uomo che si è poi soffermato sull’incontro con la criminalità – “erano gli inizi degli anni Duemila e, una mattina, si presentò nel mio cantiere un uomo che disse di avere un’attività di diving e che voleva che realizzassi per lui gommoni da 30/40 posti. Sono tantissimi, considerato che in media questo tipo di imbarcazioni trasporta 10 persone. Mi pagò regolarmente, con tanto di bonifico e non ci pensai più”.

Al telegiornale scopre che quell’uomo era Giuseppe Valentini conosciuto come Tortellino, narcotrafficante ucciso a Roma. “Mi sentii gelare il sangue” – ha detto Franciosi – “non appena riacquistai un po’ di lucidità andai dritto alla Polizia. Non sapevo se, realizzando per loro dei gommoni, io avessi commesso un reato. Ma il pagamento era stato regolare. Quindi mi dissero che ero a posto. E che, anzi, avrei potuto aiutarli dicendo loro tutto quanto sapevo su Valentini”. Comincia così la collaborazione fra Franciosi e la polizia che ha permesso di sventare una delle organizzazioni di trafficanti di droga più importante al mondo. Sul finale l’uomo non nasconde però che questa esperienza ha stravolto la sua vita. “vado avanti grazie all’affetto delle persone. Non voglio che si dimentichino. La vita mi ha tolto tanto, ma quello che non riusciranno mai a portarmi via è il coraggio di fare la cosa giusta. Sempre e a ogni costo”.



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