Gianmarco Saurino “Da bambino volevo fare il giornalista”/ “Il teatro è un rito ateo”

- Alessandro Nidi

Gianmarco Saurino a “Trends&Celebrities”, su Rtl 102.5 News, ha dichiarato: “Sono cresciuto col mito di Terzani, sognavo di essere reporter di guerra”

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Francesco Fredella e Gianmarco Saurino (Rtl 102.5 News)

Gianmarco Saurino è intervenuto in qualità di ospite ai microfoni di “Trends&Celebrities”, la trasmissione di Rtl 102.5 News condotta da Francesco Fredella e Alessandra Vatta e andata in onda nel pomeriggio di lunedì 16 maggio 2022. Subito l’attore ha esordito parlando del suo rapporto con il teatro, che costituisce “un legame istantaneo con il pubblico, che in questi anni ci è un po’ mancato. Si tratta di un rito ateo, un modo per stare tutti insieme, ma non religiosamente. Per un’ora e mezza o due si crea la cosiddetta empatia con gli spettatori. A chi vuole intraprendere la strada della recitazione, consiglio di curare molto la formazione. Questo mestiere si può fare anche in mille modi diversi, ma per me la formazione rimane imprescindibile. Non all’infinito, però almeno all’inizio sì”.

Tra teatro, cinema e tv, Gianmarco Saurino ha in mente di fare solo progetti nei quali crede veramente: “Secondo me viviamo in un mondo in cui è facile emozionarsi, ma è difficile comunicarlo agli altri. Non ci siamo mai chiesti come stiamo effettivamente, per esempio. Spesso il modo per evitare di sapere come stiamo è proprio evitare di sapere come stiamo. Se veramente ogni tanto ci fermassimo a chiederci se siamo felici, le cose cambierebbero”.

GIANMARCO SAURINO: “SOGNAVO DI ESSERE REPORTER DI GUERRA”

Nel prosieguo di “Trends&Celebrities”, Gianmarco Saurino ha rivelato che la recitazione non era nei suoi piani quando era piccolo: “Da bambino volevo fare il giornalista – ha affermato –. Ho passato tutta la mia infanzia crescendo con il mito di Tiziano Terzani, dunque volevo fare il giornalismo di guerra, il giornalismo d’inchiesta. A un certo punto ho cominciato a lavorare in un quotidiano locale per 3-4 mesi, poi ho capito che proprio non era il mio mestiere. Si spingeva tanto sulla cronaca cittadina e spesso per avere un’intervista si passava proprio sul corpo delle persone: per me questa cosa non era giusta, io non ci riuscivo, non ci sarei mai riuscito”.

Poi, l’episodio clou, che fece comprendere a Gianmarco Saurino di dover cambiare strada: “Rapinarono una gioielleria a Foggia e mi chiesero di intervistare la gioielliera appena rapinata. Lei era in lacrime, tornai in redazione senza il pezzo e il direttore mi fece una lavata di capo”.





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