Gianna Del Gaudio, processo d’Appello a Tizzani/ “Io sereno, mai stato assassino”

- Emanuela Longo

Omicidio Gianna Del Gaudio, al via processo d’Appello: Antonio Tizzani si dichiara sereno “spero nel trovare l’assassino”

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Antonio Tizzani, Iceberg Lombardia

Tornano ad accendersi i riflettori sul giallo di Seriate e dell’omicidio di Gianna Del Gaudio il quale, a distanza di diversi anni, resta ancora senza un colpevole. Il motivo per il quale la trasmissione Iceberg Lombardia si è occupata del giallo nell’ultima puntata è presto detto: nella giornata di oggi Antonio Tizzani, marito di Gianna Del Gaudio, è tornato in aula. Dopo essere stato assolto in primo grado, oggi è iniziato il processo di Appello a suo carico.

Alla vigilia del suo ritorno in aula, Antonio Tizzani è stato intervistato in esclusiva dalla trasmissione di cronaca in onda su Telelombardia: “Come sto? Bene, come devo stare”, ha esordito. E sulla possibilità di essere presente in aula ha dichiarato: “Non lo so… sinceramente non lo so”. A poche ore dal processo d’Appello, l’ex ferroviere di Seriate si è detto sereno nonostante l’accusa di omicidio della moglie 63enne, uccisa sei anni fa.

Omicidio Gianna Del Gaudio: Antonio Tizzani prima del processo d’Appello

Nonostante siano trascorsi diversi anni da quel delitto che scosse Seriale, l’assassino di Gianni Del Gaudio, ex professoressa in pensione, sarebbe ancora libero. “Eh, e non si sa chi è… perché io non ne ho sospetti”, ha commentato Antonio Tizzani, marito della vittima ed unico imputato per il suo omicidio. In merito a come abbia vissuto gli ultimi mesi dopo la sua assoluzione in primo grado, l’uomo al telefono con il giornalista si è limitato a replicare: “Normale…”.

Tizzani ha confermato di abitare sempre nella stessa villetta di Seriate dove si è compiuto il delitto della moglie Gianna. Infine ha concluso asserendo cosa si aspetta dal processo di Appello: “Mi aspetto… mi aspetto quello che dirà il giudice, e io… sono tranquillo, quindi…”. Nelle 85 pagine di motivazioni, la corte d’Assise di Bergamo ha spiegato che quel Dna trovato sull’arma del delitto si tratta di un “mero indizio”. E rispetto all’assassino ha aggiunto: “Io ho sempre detto, un lucido assassino, questo ci conosceva dentro a sta casa, conosceva Gianna, perché non ha eliminato pure a me? Ero fuori, ero qua fuori, invece di stare a guardare in mezzo alla casa dentro la borsa di mia moglie. Io ero impegnato pure nell’annaffiare, ero pure chino, ero pure un po’ piegato, che ci voleva ad ammazzare pure a me?”. “Spero sempre nel trovare l’assassino, quello solo, ma son stato normale nient’altro, mai stato assassino, quindi non avevo mai niente di cui preoccuparmi”, ha concluso.







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