Gino Paoli/ “Beppe Grillo? Gli voglio bene ma ha creduto in una cosa impossibile”

- Raffaele Graziano Flore

Gino Paoli, alla vigilia dell’inaugurazione del Ponte di Genova, parla a “La Stampa” di Renzo Piano, di politica e di come ha vissuto il lockdown: “Beppe Grillo? Gli voglio bene ma…”

Gino Paoli
Gino Paoli (Web, 2020)

In attesa dell’inaugurazione del nuovo Ponte di Genova, la “nave” progettata da Renzo Piano che si prepara al tanto atteso varo, torna a parlare uno dei figli più illustri del capoluogo ligure, vale a dire Gino Paoli: l’85enne cantautore e musicista si è raccontato sulle pagine de “La Stampa”, tra politica e amarcord e con sullo sfondo la sua città, definita “un po’ matrigna” ma anche capace di farsi amare. “Non mi va che abbiano chiamato il nuovo ponte San Giorgio, io l’avrei intitolato a Renzo Piano” precisa subito Paoli (ricordando che lui è l’architetto più importante del mondo) alla vigilia di un evento che tutta la città aspetta da mesi che elogia il sindaco Marco Bucci e il governatore regionale Giovanni Toti perché, a suo dire, sono politici che fanno e che non parlano solo. “Piano ha fatto gratis un disegno straordinario, lo verranno a vedere da fuori” continua l’artista che ammette come Genova sia stata matrigna non solo con l’architetto per la questione del nome ma anche con lui: “Quando ho avuto successo mi dicevano ‘Ma come? Quello lì è sempre al bar’ e poi quando sono diventato importante hanno cambiato musica…”.

GINO PAOLI, “LOCKDOWN? PER ME NON E’ CAMBIATO QUASI NIENTE. E SUL GOVERNO…”

Nel corso dell’intervista, dopo aver fatto un bel ritratto del suo amico Renzo (definito una persona molto umana e serena), Gino Paoli parla dei problemi che da decenni affliggono la sua Liguria soprattutto a livello del territorio con cui storicamente ci si trova a convivere: “Doveva essere il terzo punto del polo industriale poi è rimasta indietro per amministrazioni sbagliate: ma qui tutto è difficile, i genovesi sono i peggiori ospiti che esistano” che poi dà un suo parere su quanto accaduto negli ultimi mesi in Italia tra pandemia e lockdown (“Per me non è cambiato quasi niente: non esco mai e mia moglie si arrabbia. Ascolto e leggo le critiche al Governo e penso: se ci fossi stato io cosa avrei fatto? Quindi capisco chi comanda, han fatto quel che potevano”) e poi concede una battuta pure su un altro amico: “Beppe Grillo? Lo vedo, gli voglio bene: lui ha creduto in una idea impossibile e ci ha provato in assoluta buona fede” spiega l’85enne che ricorda come la politica italiana sia capace di stritolare tutti e criticando, a differenza del fondatore del M5s, “quei ragazzini che fanno gli uomini di potere senza avere nessuna pratica e nessuna capacità”. E poi conclude: “Il gruppo dei GiniPaoli? Mi hanno dato dell’evasore fiscale, del pedofilo, e mi han preso sul serio pure quando sono andato da Maria De Filippi e ho detto che ero andato lì per molestarla…”

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