GIOACHINO ROSSINI/ Chi paga “la cambiale”?

- Giuseppe Pennisi

La prima opera pubblica di un giovanissimo Gioachino Rossini in una nuova versione

manuela giusto
Foto di Manuela Giusto

Pochi ricordano che il primo successo dell’allora diciottenne Gioachino Rossini si deve attribuire ad una cambiale molto speciale: La cambiale di matrimoniouna farsa in musica che venne rappresentata per la prima volta al Teatro San Moisè di Venezia il 3 novembre 1810. Non è la prima opera che il compositore pesarese scrisse (che fu invece il Demetrio e Polibio, composta nel 1806, poi completata e rappresentata a Roma nel 1812), ma fu la prima ad essere messa in scena.

Con La cambiale di matrimonio, l’Accademia Filarmonica Romana ha iniziato l’11-13 ottobre, al Teatro di Villa Torlonia, un progetto molto interessante: eseguire, in forma semi-scenica e con un organico orchestrale semplificato, le cinque farse che caratterizzano il primo periodo della produzione di Rossini e che includono i germi (ed a volte interi brani) di quella futura. Le cinque farse verranno presentate in un arco di cinque anni con giovani cantanti (del Rossini Lab dell’Accademia) e giovani strumentisti sovente appena usciti dai corsi di perfezionamento del Conservatorio di Santa Cecilia.

Rossini compose La cambiale di matrimonio su libretto di Gaetano Rossi ricavato dall’omonima commedia di Camillo Federici. Ebbe un notevole successo: Rossini sedette al cembalo e concertò tutte le repliche veneziane.

La vicenda – assai semplice, ma in grado di fornire lo spunto per gustose arie e concertati (che rivelano appieno il talento precoce di Rossini) – si svolge nel salotto, ” elegante”, della casa del ricco mercante Tobia Mill (Matteo Nardinocchi nella rappresentazione del 13 ottobre a cui ho assistito). Sua figlia, la giovane Fanny (Sachi Nogami), è stata promessa in sposa suo malgrado, e dietro la firma di una “cambiale di matrimonio”, al maturo corrispondente americano Mr. Slook (Giulio Iermini). Fanny è invece innamorata, corrisposta, di Edoardo Milfort (Edoardo Ferrari), amico di famiglia, e, quando Slook giunge entusiasta dall’America per “ritirare la sposa” i nodi non possono che venire al pettine. La giovane tenta, riducendolo alla commozione, di dissuadere Slook dal procedere all'”acquisto”, mentre Edoardo – in maniera più spiccia – arriva a minacciare il mercante d’oltreoceano. Quando questi, spaventato, comunica a Tobia Mill di essere intenzionato a rinunciare all'”affare”, viene per tutta risposta sfidato a duello. Il lieto fine – complice anche l’intervento dei domestici di casa Mill, Norton (Ivan Caminiti) e Clarina (Agnese Gallenzi) – è comunque garantito: Slook girerà la cambiale a beneficio del giovane Edoardo e, con buona pace di tutti, il consueto rondò finale favorirà l’esito felice di chiusura dell’operina.

Rossini teneva a questo lavoro giovanili tanto che ne riprese un brano centrale (Vorrei spiegarvi il giubilo) e lo trasportò pari pari ne Il Barbiere di Siviglia. La regia spigliata in versione semi-scenica di Cesare Scarton valorizza la freschezza di questa operina più di una edizione grandiosa che si è vista tre volte a Pesaro, al Rossini Opera Festival. L’orchestra viene ridotta ad un ensemble di dieci elementi, diretti da Giovanni Battista Rigon: i giovani strumentalisti sprigionano sonorità cesellate ed eleganti perfettamente adatte al piccolo teatro (130 posti).

Tra le voci, il gruppo maschile sembra più maturo delle due donne. Sia i ‘bassi buffi’ ed il baritono sia soprattutto il tenore (da seguire con attenzione nei suoi prossimi passi).

In breve, uno spettacolo gradevolissimo che promette bene per il futuro della serie.

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