Giorgetti “Draghi-Colle con semipresidenzialismo”/ “Io e Salvini insieme nella Lega”

- Niccolò Magnani

Le parole del n.2 della Lega Giorgetti che hanno “squarciato” l’attualità politica: “Draghi al Colle? Sì, con semipresidenzialismo. Non ci sono due linee nel Carroccio, ma Salvini dovrà…”

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Lega, Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini (LaPresse, 2021)

Parla poco, ma quando lo fa Giancarlo Giorgetti provoca sempre un “mezzo terremoto”, forse più mediatico che altro dato che il suo parlare “per immagini” chiarisce spesso una posizione prima personale che politica. Succede dunque che nelle anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa (in uscita il prossimo 4 novembre), il numero 2 della Lega dà la sua “lettura” sulle prossime sfide al Quirinale e all’interno della stesso Carroccio.

«Già nell’autunno del 2020 le dissi – dichiara Giorgetti al conduttore di “Porta a Porta”, secondo le anticipazioni emerse su ANSA – che la soluzione sarebbe stata confermare Mattarella ancora per un anno. Se questo non è possibile, va bene Draghi». Cosa fare però con il Governo, dato che il voto al Quirinale è atteso per il gennaio-febbraio 2022? Qui la vera “bomba” politica: «Draghi potrebbe guidare il convoglio anche da fuori. Sarebbe un semipresidenzialismo de facto». Apriti cielo, il pomeriggio di martedì diviene tutto un “contrasto” alla provocazione lanciata da Giorgetti: Conte, Calenda, Forza Italia e lo stesso Pd sbarrano la porta al semipresidenzialismo, forse non comprendendo fino in fondo la “boutade” avanzata dal leghista per sottolineare l’importanza strategica che potrebbe avere il Quirinale con Mario Draghi nuovo “inquilino”.

GIORGETTI: “NON CI SONO DUE LINEE NELLA LEGA. SALVINI PERÒ…”

Vespa si permette di aggiungere che una funzione del genere l’ha già incarnata l’ex Presidente Giorgio Napolitano (dimostrando così che la frase di Giorgetti non è una richiesta di modifica costituzionale come qualcuno si è subito affrettato a vedere come “minaccia”, ma più un giudizio sul valore politico del personaggio in questione), con il numero 2 della Lega che specifica, «Lui l’ha fatto dinanzi a un mondo politico spaesato. Draghi baderebbe all’economia». Seconda “bomba” giorgettiana arriva sul Carroccio, anche se occorre aggiungere una premessa non vista nei report di queste ore sulle anticipazioni del libro di Bruno Vespa. Giorgetti parla del futuro di Salvini, della differenza di concezione su alcuni punti, antecedendo però tutto ad un lapidario «Non ci sono due linee. Al massimo sensibilità diverse. Amando le metafore calcistiche, direi che in una squadra c’è chi è chiamato a fare gol e chi è chiamato a difendere». Alla luce di queste parole, assumono significato di “pungolo”, più che di “sconquasso”, le successive dichiarazioni messe nero su bianco: «Se vuole istituzionalizzarsi in modo definitivo, Salvini deve fare una scelta precisa. Capisco la gratitudine verso la Le Pen, che dieci anni fa lo accolse nel suo gruppo. Ma l’alleanza con l’AfD non ha una ragione». Per il Ministro del MISE, la svolta europeista c’è stata ma è ancora «incompiuta»: «ha certamente cambiato linguaggio – dice Giorgetti a Vespa, riferendosi ancora al suo Segretario federale – Ma qualche volta dice alcune cose e ne fa altre. Può fare cose decisive e non le fa». L’ipotesi di uscite dal gruppo “sovranista” Ue per entrare nel PPE, Giorgetti chiarisce «un’ipotesi che regge se la Cdu non si sposta a sinistra». Il n.2 della Lega conferma il suo voler stare in sella con Salvini per guidare il futuro del Carroccio, continuando a lavorare assieme «finché il treno del governo viaggia veloce, altrimenti rischiamo noi di finire su un binario morto. Il problema non è Giorgetti, che una sua credibilità internazionale se l’era creata da tempo. Il problema è se Salvini vuole sposare una nuova linea o starne fuori. Questa scelta non è ancora avvenuta perché, secondo me, non ha ancora interpretato la parte fino in fondo. Matteo è abituato a essere un campione d’incassi nei film western. Io gli ho proposto di essere attore non protagonista in un film drammatico candidato agli Oscar. È difficile mettere nello stesso film Bud Spencer e Meryl Streep. E non so che cosa abbia deciso…». E sulla inevitabile sfida interna al Centrodestra con Giorgia Meloni, arriva la chiosa “scenografica” finale di Giorgetti: «i western stanno passando di moda. Secondo me, sono finiti con Balla coi lupi. Adesso in America sono molto rivalutati gli indiani nativi». Interpellato per commentare le dichiarazioni di Giorgetti, Salvini da Pistoia glissa «Io mi sto occupando di salvare le pensioni e tagliare le tasse. Del resto mi occupo dopo. Stiamo lavorando per un grande gruppo che metta insieme il centrodestra in Europa. Non è nessun vecchio gruppo».







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