Giorgio Palù/ “Necessario ritardare le seconde dosi. Astrazeneca? É sicuro”

- Carmine Massimo Balsamo

Il presidente di Aifa Giorgio Palù al Corriere della Sera: “C’è carenza di vaccini e bisogna proteggere il più alto numero di cittadini”

Giorgio Palù
Giorgio Palù, Presidente Aifa (LaPresse, 2021)

«Siamo in guerra contro un nemico terribile, non possiamo ragionare come se vivessimo nella normalità»: non usa troppi giri di parole Giorgio Palù ai microfoni del Corriere della Sera. Il presidente di Aifa ha fatto il punto sulla campagna vaccinale in Italia ed ha sottolineato che è possibile ritardare la seconda dose di vaccino, ma non oltre al 42esimo giorno: «Non bisogna andare oltre questo periodo per non rischiare di vanificare l’efficacia complessiva del vaccino».

Un cambio di passo rispetto alle indicazioni iniziali e dopo le critiche rivolte alla Gran Bretagna per aver adottato questa strategia: Giorgio Palù ha sottolineato che tutto è legato ai nuovi dati pubblicati, che hanno confermato che la seconda dose di vaccino anti-Covid può essere ritardata. Il virologo ha aggiunto: «Così è accaduto per il vaccino AstraZeneca: la seconda dose viene praticata nel corso della dodicesima settimana. Bisogna riconoscere agli inglesi il merito di aver avuto un approccio pragmatico, sulle prime non condiviso. I risultati ottenuti dal governo Johnson sono premianti e contiamo lo siano anche per noi».

GIORGIO PALU’: “ORA BISOGNA CORRERE”

Nel corso dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Giorgio Palù ha rimarcato che sarebbe meglio rispettare l’intervallo di tempo tra le due dosi di vaccino, ma la situazione è critica e adesso bisogna correre ai ripari: «C’è carenza di vaccini e bisogna proteggere il più alto numero di cittadini: anche poche settimane guadagnate ritardando la seconda dose sono utili». Serve un cambio di passo pensando soprattutto ai più fragili, l’obiettivo è quello di vaccinare il più alto numero possibile di persone. Infine, Giorgio Palù ha commentato l’ipotesi di somministrare una sola dose di Astrazeneca, che dopo tre mesi garantisce l’80% di efficacia: «No, il richiamo è fondamentale per attivare la memoria immunitaria ed una risposta efficace e duratura».



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