Giorgio Panariello/ “La felicità? Io sono una persona serena”

- Emanuele Ambrosio

Giorgio Panariello è tra gli ospiti di Verissimo: il comico e attore presenta il libro “Io sono mio fratello” dedicato all’amatissimo fratello Franco

Giorgio Panariello
Giorgio Panariello in Pezzi Unici (foto di camerlingo)

Giorgio Panariello si è raccontato a cuore aperto a Verissimo. Il comico e imitatore ha parlato anche dei suoi grandi amici Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni: “Carlo e Leonardo vanno al di là del lavoro e delle cose. Leonardo è un pigrone, quindi quando fa le cose vuol dire che ti vuole davvero bene”. Sul finale Panariello fa una importante riflessione sulla felicità: “è una cosa che cerchi per tutta la vita però è una cosa che quando ce l’hai hai paura di perderla. La serenità è quello stato dell’anima per cui sei talmente sereno che ti godi quella serenità senza porti alcun problema. Io sono una persona serena, che mi permette di essere lucido in quello che faccio, lucido nei miei rapporti, lavorare serenamente sui miei progetti e questo si ottiene solo circondandoci di persone che fanno il tuo bene”. Prima di salutarlo Silvia Toffanin domanda “quel dolore oggi cosa è diventato?” con il comico che replica “è diventato consapevolezza, nei confronti di mio fratello ho fatto quello che potevo fare. Questo fardello, quel senso di colpa di essere nato quell’anno prima. Dopo questo libro e dopo anni da quell’evento ho la consapevolezza di aver fatto quello che poteva fare”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

Giorgio Panariello: “I miei nonni non mi hanno fatto mancare nulla”

Giorgio Panariello a Verissimo si racconta a cuore aperto: dall’infanzia all’incontro con il fratello Franco. “I miei nonni non mi hanno fatto mancare mai nulla, per me erano i miei genitori” – racconta il comico ed imitatore che è cresciuto con i nonni, ma ben presto è venuto a conoscenza che loro erano semplicemente i suoi nonni. Poi l’incontrò con il fratello Franco: “avevo percepito la presenza di un’anima in quella casa e la prima cosa che ho fatto è stato nascondere i miei giocattoli”. Il primo incontro con il fratello Franco è ancora inciso nella memoria e nel cuore del conduttore che ricorda: “abbiamo avuto momenti di divertimento e ho deciso di portarlo a lavorare con me in qualche situazione. Ad un certo punto però non ce l’ho proprio più fatta, ma era una situazione di stallo. Per un periodo molto lungo Franco è stato una zavorra per me”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

Giorgio Panariello: “Mio fratello Franco non era un ex tossicodipendente”

Giorgio Panariello è tra gli ospiti della nuova puntata di Verissimo, il rotocalco televisivo di successo condotto da Silvia Toffanin su Canale 5. Il comico e attore sarà in studio per presentare il suo ultimo libro “Io sono mio fratello” dedicato all’amatissimo fratello Franco. Un libro sincero in cui ha raccontato a cuore aperto il rapporto complesso con il fratello Franco morto a soli 50 anni nel 2011. Una morte che ha sconvolto la sua vita, ma quel dolore Panariello l’ha trasformato e raccontato, in parte, in questo libro sincero e forte al tempo stesso. “L’ho scritto per lui, perché tutti sapessero la verità. Non è andato via per un’overdose” – ha raccontato Panariello nel salotto televisivo di Mara Venier a Domenica In descrivendo il fratello come una persona buona che è inciampata per errore nella strada dell’ironia. “Mio fratello è morto di freddo, ma non per colpa della droga. Poteva succedere a me” – ha poi sottolineato ancora una volta l’imitatore e comico che a sorpresa ha rivelato “nel corso della mia vita ho avuto la sua stessa disperazione ed anch’io ho rischiato di cadere nella trappola degli stupefacenti. Mi son fermato in tempo”. Il ritrovamento del corpo del fratello Franco è stato terribile come ha raccontato Panariello: “buttato come fosse un materasso usato, tra i cespugli davanti al mare di Viareggio”. Quella morte però ha scosso davvero tutti come ha confessato Giorgio Panariello visto che il giorno del funerale di Franco a Montignoso c’erano davvero tutti: “piangevano quelli che Franco aveva derubato, insultato, deluso e tradito. Persone che non avevano mai smesso di volergli bene perché, a esclusione di se stesso, Franco non aveva mai fatto del male a nessuno”.

Giorgio Panariello e il rapporto con il fratello Franco

Giorgio Panariello e il fratello Franco: un racconto sincero e intenso quello che l’attore e comico ha fatto nel suo libro “Io sono mio fratello” uscito a nove anni dalla morte di Franco Panariello. Un rapporto complicato quello fra fratelli come lo sono del resto quasi tutti, ma che in questa storia ha avuto un epilogo davvero tragico. Intervistato da Vanity Fair, Giorgio Panariello ha ricordato l’infanzia con il fratello: “io e Franco, bambini, camminavamo con gli zoccoli, le magliette a righe e un cono più grande delle nostre stesse mani alzando passo dopo passo la polvere sulla ghiaia”. Panariello ha voluto ricordarlo in un libro bellissimo che ha raccontato così: “ho capito che volevo scrivere un percorso parallelo: la storia di due fratelli che si divide per poi riunirsi. Non un libro su di me o su di lui, ma su noi due. Non un apologo sul povero artista che ce l’ha fatta pur avendo un fratello matto e disgraziato, né un’autobiografia, ma un racconto utile a far capire che tra precipitare dalla scarpata o fermarsi sulla soglia del burrone la differenza è minima”. In quel burrone anche Panariello stava per cascare: “ci andai vicino, davvero vicino perché nel tentativo di stargli accanto mi stavo trasformando proprio in Franco. La realtà mi pesava. Stavo bene solo con il vino e la canna in bocca. Le cose stavano andando molto male. Mia nonna era morta, mio nonno si era lasciato andare e rincasava a casa ubriaco”. Panariello è riuscito a salvarsi, a trovare nella sua passione un lavoro che l’ha reso uno dei personaggi di spettacolo più amati. A distanza di nove anni dalla morte del fratello Franco, Giorgio però vuole rendergli giustizia raccontando la verità: “il libro l’ho fatto per togliere dalla testa della gente che Franco fosse un ex tossicodipendente travolto dall’ultimo buco e far capire che la sua storia, una storia non troppo diversa da quella di tanti altri fantasmi che osserviamo distrattamente ogni giorno avvolti nei loro giacigli nelle nostre città, sarebbe potuta capitare a chiunque”.

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