“Giovani italiani cercano felicità nonostante Covid”/ Ipsos “Ma preoccupa il lavoro”

- Raffaele Graziano Flore

“I giovani italiani cercano la felicità nonostante il Covid”. Sondaggio Ipsos/ANG su un campione di 1200 persone (14-35 anni). Prevale l’ottimismo ma c’è anche paura per futuro e lavoro”

I giovani italiani
I giovani italiani (Web, 2020)

I giovani italiani? Cercano ancora la felicità e, se possibile, con maggiore ostinazione che in passato: anche in periodo di lockdown e adesso di convivenza forzata con il Covid-19. È questo il dato che emerge da una indagine effettuata di recente dall’IPSOS e che è stata presentata alla Camera dei Deputati da Domenico De Maio, numero uno dell’ANG (Agenzia Nazionale Giovani): stando infatti al sondaggio condotto su un campione di 1200 ‘giovani’ tra i 14 e i 35, ben il 79% degli intervistati si è dichiarato attualmente felice pur tenendo ben presenti le ansie e le difficoltà della difficile fase che il nostro Paese sta vivendo. Insomma in un periodo in cui in ogni settore la parola d’ordine sembra essere “ripartenza” anche per De Maio l’Italia dovrebbe ricominciare a costruire il proprio futuro dall’ottimismo di teenager e giovani uomini: “Loro si sono adattati all’emergenza senza spegnere le ambizioni: questo perché sono abituati a ripartire da zero e non hanno paura dei cambiamenti” ha spiegato il direttore di ANG. Ma vediamo di seguito più nel dettaglio cosa è emerso dall’indagine IPSOS presentata a Montecitorio.

COVID-19, “GIOVANI ITALIANI OTTIMISTI E FELICI”: IL SONDAGGIO IPSOS/ANG

Il dato sulla “felicità” è addirittura più elevato tra il campione di intervistati se si considera il range d’età 14-19 anni (ovvero i teenager con l’86% di risposte in tal senso), mentre la fiducia nel futuro cala e le ansie aumentano se si considerano anche gli over 26. Ad ogni modo dai risultati dalla ricerca si nota come anche i più giovani hanno patito a loro modo le lunghe settimane in casa, la lontananza dalla scuola e quindi da una determinata cerchia di amici, le lezioni a distanza e a volte pure gli esami attraverso il pc, senza dimenticare in alcuni casi pure una convivenza obbligata in casa con i genitori che ha dato via a situazioni non propriamente idilliache (e come sappiamo in determinati contesti di disagio socio-economico ciò è ancora più frustrante). Le paure aumentano invece quando si guarda al futuro: due intervistati su tre non starebbero vivendo la vita che vogliono e circa un terzo invece teme per le ripercussioni sul lavoro della crisi e anche per un possibile peggioramento delle condizioni economiche; anche per questo l’ANG, ente che rientra nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, eroga fondi per finanziare progetti legati al mondo giovanile. Infine una postilla: dopo l’esperienza della fase più dura della pandemia i giovani hanno imparato ad “apprezzare più il valore della vita” (60%) e spinto molti a valutare, in virtù di quella capacità di adattamento di cui sopra, “un’esperienza all’estero di almeno un mese (80%)”.

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