Giovani, per il 79% Italia è peggio di altri Paesi Ue/ “20 anni fa si viveva meglio”

- Chiara Ferrara

Il 79% dei giovani ritiene che la vita in Italia sia peggio di quella degli altri Paesi dell’Ue e che 20 anni fa si viveva meglio: il rapporto del CNG

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Il 79% dei giovani ritiene che la vita in Italia sia peggio di quella degli altri Paesi dell’Ue. Uno su tre, inoltre, ritiene che la situazione fosse migliore vent’anni fa. La pandemia di Covid-19 non ha fatto altro che creare ulteriori problemi. È questa la triste stima che emerge dal Rapporto “Disuguaglianza intergenerazionale e accesso alle opportunità” sulle condizioni di vita degli under 35 e la capacità di accesso a istruzione, lavoro e politica realizzato da Consiglio Nazionale dei Giovani.

La ricerca è stata condotta con l’obiettivo di analizzare le condizioni di vita delle nuove generazioni e la loro capacità di accedere all’istruzione, al mondo del lavoro e alla politica attraverso la partecipazione ai processi decisionali. Affinché il questionario non rimanesse qualcosa di astratto, il CNG ha anche organizzato dei workshop con i giovani, in cui sono emerse delle proposte di policy sulle macroaree trattate: istruzione e formazione; lavoro e imprenditorialità; politiche familiari e sociali, partecipazione democratica; cultura e integrazione. L’obiettivo è stato quello di trovare delle soluzioni concrete al problema.

Giovani, per il 79% Italia è peggio di altri Paesi Ue: le proposte per istruzione e lavoro

Le proposte dei giovani, che per la maggior parte ritengono che la vita in Italia sia peggio di quella di altri Paesi dell’Ue, sono state variegate. Esse sono state suddivise in base ai diversi ambiti di ricerca. Per quanto riguarda l’istruzione, ad esempio, il 75% degli intervistati, infatti, si è dichiarato insoddisfatto dell’orientamento in uscita dalle scuole superiori. Da qui la necessità di avere un maggiore coordinamento a livello nazionale degli strumenti riguardanti il diritto allo studio, di avere dati più precisi da singoli istituti scolastici sulle attività di PCTO effettivamente svolte e di adeguare l’offerta scolastica locale in base all’effettiva domanda degli studenti.

Per quanto riguarda il lavoro, invece, il 51% degli intervistati ritiene che gli stipendi non siano affatto soddisfacenti e il 75% degli intervistati si dichiara poco o per niente soddisfatto riguardo all’allineamento del lavoro rispetto alle proprie competenze. La quasi totalità dei giovani (89%) definisce non adeguate le opportunità di lavoro in Italia rispetto all’estero. Da qui la richiesta di migliorare la cultura del lavoro tra gli under 35 attraverso una più ampia divulgazione di diritti e doveri, nonché la necessità di riconoscere le nuove professioni digitali e le tutele dei lavoratori della digital economy.

Giovani, per il 79% Italia è peggio di altri Paesi Ue: serve un intervento della politica

I giovani chiamati in causa nella ricerca che ha dato vita al Rapporto “Disuguaglianza intergenerazionale e accesso alle opportunità” del CNG hanno evidenziato anche la necessità di un intervento urgente della politica per risolvere i problemi delle nuove generazioni. La maggior parte degli under 35 ritiene che l’offerta rivolta loro dai partiti non sia adeguata. Da qui la richiesta di rafforzare il confronto con i propri rappresentanti politici a partire dai territori.

“Il sondaggio rileva che il ripensamento strutturale delle politiche pubbliche generazionali richiede un impegno duraturo nel tempo. Gli interventi introdotti, in primis il Next Generation Eu, devono innescare un cambiamento; limitarsi al contenimento della crisi pandemica, con la speranza di superarla per tornare alle formule precedenti, rischia di rimandare soltanto di qualche anno gli effetti più drammatici dell’attuale congiuntura temporale”, ha commentato Maria Cristina Pisani, presidente del CNG.







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