GISCARD D’ESTAING/ L’artefice del proprio mito che cambiò la Francia (e fu fischiato)

- Carole Rinville

Oggi in Francia giornata di lutto nazionale per la morte dell’ex presidente Valéry Giscard d’Estaing (1916-2020), grande riformatore ed europeista convinto

Valéry Giscard d'Estaing
Valéry Giscard d'Estaing (France 24)

L’ex presidente della Repubblica francese, Valéry Giscard d’Estaing, è morto mercoledì 2 dicembre a 94 anni, a causa del Covid-19. Avendo espresso il desiderio di non ricevere omaggi pubblici, Emmanuel Macron ha decretato per oggi una giornata di lutto nazionale.

Giscard d’Estaing non è tra i presidenti più amati dai francesi; è stato poco apprezzato e compreso, spesso deriso. Ma oggi, a quarant’anni dalla fine del suo settennato (1974-1981), l’ex presidente riceve il riconoscimento, certamente meritato, anche se piuttosto tardivo, del popolo francese, che riscopre la sua eredità politica, ma soprattutto l’uomo, il grande riformatore, precursore di una nuova era per la società del paese, che seppe preannunciare le lotte del XXI secolo in una Francia all’epoca certamente scossa dagli eventi del maggio 1968 ma ancora molto arcaica.

Fu davvero un presidente visionario e audace quello scelto dai francesi nel 1974. Aveva solo 48 anni ed era già stato un brillante ministro delle Finanze. Dopo gli anni di De Gaulle e Pompidou, ruppe con lo stile rigido e autoritario dei suoi predecessori e divenne il primo politico “people”. Ha cambiato il modo di parlare ai francesi e avviato i primi passi della comunicazione moderna, traendo ispirazione in particolare dallo stile di John Fitzgerald Kennedy, tanto che venne soprannominato “VGE”, al modo di JFK.

Per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica, accettò, contro il parere dei suoi consiglieri, di essere ripreso continuamente durante la sua campagna elettorale, inaugurando uno stile di comunicazione che è oggi un classico. Ne uscirà poi il film 1974, une partie de campagne, il cui titolo ricorda la passione per la caccia dell’ex presidente e che è ancora oggi un punto di riferimento nello studio delle scienze politiche. Modernizzando e semplificando alcune regole del protocollo, il giorno del suo insediamento arrivò a piedi al Palazzo dell’Eliseo. Altri presidenti dopo di lui useranno la carta della semplicità; François Hollande ci proverà apertamente. Non otterrà il successo dei primi anni del settennato di Giscard d’Estaing. Anzi.

Consapevole della presenza della televisione in quasi tutte le case e del potere dell’immagine, appariva regolarmente sui canali televisivi per spiegare le sue politiche. Organizzava “Chiacchierate accanto al camino”, appuntamenti televisivi che conduceva, seduto vicino al caminetto in un salotto dell’Eliseo, per parlare della situazione in Francia con i suoi connazionali. Mise in scena la sua vita privata, posando sui manifesti della campagna con sua figlia o trasmettendo gli auguri di fine anno ai francesi con sua moglie. Lo abbiamo visto giocare a tennis a Bregançon, residenza estiva dei presidenti, prendere il sole su una spiaggia nel sud della Francia, sciare a Courchevel e a torso nudo in uno spogliatoio dopo una partita di calcio. Niente era lasciato al caso. Anche la sua passione per la fisarmonica, uno strumento popolare per eccellenza, sembrava far parte del suo desiderio di comunicare con il popolo francese. Nicolas Sarkozy seguirà il suo esempio, facendo jogging davanti alle telecamere o accompagnando il figlio della nuova moglie a Disneyland Paris.

Desideroso di creare “una società liberale avanzata”, uno degli argomenti della sua campagna, modernizzò la Francia ripensando il ruolo delle donne e dei giovani nella società, investendo nell’innovazione tecnologica e nella costruzione del progetto europeo.

Valéry Giscard d’Estaing amava le donne: sono “un tesoro nazionale”, diceva. La loro condizione nella società francese è stata una delle sue maggiori preoccupazioni. Le donne diedero un contributo decisivo alla sua vittoria nel 1974, votando principalmente per lui; e lui, che era un pioniere e non temeva di andare anche controcorrente, appena arrivato al potere nominò quattro ministri donne, fatto inedito nella Quinta Repubblica, e in seguito creò la prima Segreteria di Stato alla condizione femminile. Durante il suo mandato furono approvate le prime leggi sulla parità tra uomini e donne sul lavoro e divenne possibile per le donne essere promosse ad alte responsabilità. Il soffitto di vetro al vertice dello Stato era infranto, ma la società non era ancora pronta per emanciparsi, come la storia dimostrerà. Divorzio consensuale, legislazione più severa sullo stupro e rimborso per la contraccezione sono tutti cambiamenti introdotti durante la sua presidenza che hanno plasmato le libertà attuali, come l’integrazione delle persone con disabilità o l’abbassamento della maggiore età civile a 18 anni. Il suo mandato fu profondamente segnato dalla depenalizzazione dell’aborto, una lotta guidata da Simone Veil, allora ministro della Salute. La riforma passerà alla storia, ma le farà perdere il sostegno di una parte dei conservatori, che non capirà mai la riforma.

Giscard d’Estaing fu un vero visionario. Di fronte al rischio di una carenza di petrolio parlò prima di chiunque altro di risparmio energetico, di arbitraggio tra scelte energetiche, di sicurezza e di inquinamento, e realizzò anche grandi progetti come il nucleare. Decise di investire nell’ammodernamento delle infrastrutture del paese, ancora sottosviluppate, e di giocare la carta dell’indipendenza energetica. La scelta dell’elettricità sarà rafforzata dalla costruzione del Tgv, il treno elettrico ad alta velocità. Giscard d´Estaing fece anche dello sviluppo della rete telefonica una priorità nazionale e lanciò l’avventura del Minitel, antenato di internet, prevedendo già a metà degli anni Settanta l’avvento di nuove forme di telecomunicazione, e che il loro futuro sarebbe passato per le stelle. Il primo shuttle francese Arianne decollerà nel 1979; l’avventura spaziale continua ancora oggi.

Europeista convinto, lavorò con l’amico cancelliere tedesco Helmut Schmidt per costruire l’Unione Europea, creando il Consiglio d’Europa, ponendo le basi per la moneta unica e portando l’elezione del Parlamento europeo al suffragio universale. Difese l’idea di un’Europa federale e di una costituzione europea per affermare il potere dell’Europa sulla scena internazionale e rendere più efficace la collaborazione tra gli Stati dell’Unione.

“Scegliere un uomo, non un programma” era il mantra del suo responsabile della campagna. Come presidente, per “guardare la Francia negli occhi”, organizzò incontri per rispondere alle domande dei francesi, visitò le carceri; arrivò a invitare i netturbini del quartiere dell’Eliseo a fare colazione con lui nei fasti dorati della repubblica e a organizzare cene con i francesi nelle loro case, chiamando ogni volta le telecamere a immortalare l’evento.

Grande oratore, aveva il senso delle frasi che suonano come slogan e fu l’architetto del proprio mito. Durante il dibattito tra i due turni delle elezioni presidenziali del 1974, pronunciò questa famosa frase: “Signor Mitterrand, lei non ha il monopolio del cuore. Ho un cuore che batte come il suo”.

Convinto che sarebbe stato rieletto, nel 1981 Giscard d’Estaing perse le elezioni contro François Mitterrand. La crisi economica, la disoccupazione e la seconda crisi petrolifera inclinarono la Francia a sinistra. Alla sconfitta di Giscard d’Estaing contribuì in modo determinante il voto per il Partito socialista di quei giovani a cui il presidente uscente aveva concesso il diritto di voto. Ma anche il suo carattere, la sua stessa costante ricerca di contatto con la gente e il suo desiderio di popolarità, contribuirono ad allontanarlo dai francesi che interpreteranno come ipocrisia il suo atteggiamento.

Il riconoscimento di questi giorni della sua modernità d’avanguardia e dell’importante eredità sociale che Valéry Giscard d’Estaing ha lasciato alla Francia non durerà forse a lungo, e la storia magari dimenticherà il nuovo respiro che ha saputo infondere in una società francese stanca. D’altra parte, ironia della sorte per il grande comunicatore che era, ricorderemo la sua partenza dall’Eliseo, l’arrivederci pronunciato lentamente e trasmesso in diretta sui canali televisivi, come uno dei peggiori momenti di comunicazione del suo mandato. Lascerà l’Eliseo a piedi come era arrivato sette anni prima, ma questa volta sotto i fischi. In un articolo premonitore pubblicato su Le Figaro nel 1970, scriveva: “La gratitudine e il riconoscimento sono gli orfani dei tempi moderni”.

Eppure è dal suo esempio che Emmanuel Macron oggi cerca di trarre ispirazione: governare al centro e reinventare una nuova forma di rapporto diretto con i francesi al servizio di una forte volontà di riforma. E come l’ex presidente quarant’anni fa, anche Macron si trova di fronte a una società che vuole riforme senza cambiare.

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