Gloria Pompili, uccisa di botte davanti ai figli/ 18 novembre sentenza di appello

- Carmine Massimo Balsamo

Tra poco meno di una settimana è attesa la sentenza del processo di appello nei confronti dei presunti killer di Gloria Pompili, uccisa nel 2017.

gloria pompili
(Storie Italiane)

É in programma il prossimo 18 novembre 2020 la sentenza del processo d’appello nei confronti di Loide Del Prete e Saad Mohammed Elesh Salem per la morte di Gloria Pompili, uccisa di botte nella notte tra il 23 ed il 24 agosto del 2017. La 23enne fu costretta a prostituirsi dalla zia e dal suo compagno, per poi essere ammazzata con calci e pugni sotto gli occhi dei suoi figli perché si rifiutava di vivere quell’orrore. I due imputati sono stati condannati in primo grado a 24 anni di reclusione mper omicidio volontario. Intervenuta ai microfoni di Storie Italiane, la mamma di Gloria Pompili, la signora Carmela: «Gloria era una ragazza brava, solare, voleva molto bene ai suoi bambini. Lei non mi ha raccontato cosa era costretta a subire: aveva un po’ di paura, quando c’era la possibilità di parlare non mi diceva mai niente. Ho provato più volte a toglierle le parole di bocca. Lei ha sempre tenute le cose nascoste, ho tentato di farla parlare, ma niente».

GLORIA POMPILI, LE PAROLE DI MAMMA CARMELA

«Le avevano pure tolto il cellulare per non farla parlare con i familiari, specialmente con me. Quando veniva qui, veniva di nascosto per la paura», ha raccontato la mamma di Gloria Pompili nel corso dell’intervista rilasciata a Storie Italiane. Un vero e proprio dramma quello vissuto dalla 23enne, che era madre di due bambini di 3 e di 5 anni: «Io sapevo che lei andava a lavorare con la zia Loide in una frutteria, ma quello che faceva al di fuori non lo sapevo, non l’ho mai saputo». Queste le parole dell’avvocato Maietta in vista della sentenza in programma tra sei giorni: «Partiamo da una sentenza che riconosce pienamente le responsabilità dei due imputati, ci sembra una sentenza obiettivamente indiscutibile. Speriamo che Gloria abbia quantomeno la giustizia, non avendo durante la sua vita quella rete di protezione di cui avrebbe avuto bisogno».



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