GM vs FCA/ L’effetto valanga che può far male a Elkann & Co.

- Paolo Annoni

Ci sono almeno tre questioni da puntualizzare riguardo la notizia della causa intentata da General Motors contro Fca

Stabilimento Fca
Lapresse

La reazione dei “mercati” alla notizia della causa intentata da GM contro Fiat Chrysler, accusata di aver corrotto i sindacati americani, non è stata particolarmente positiva per le azioni Fca. Il rischio che è stato intravisto è quello che Psa possa ottenere uno sconto sul prezzo di acquisto; questi però sono “conti” troppo facili per una vicenda che non è immediata. Fiat Chrysler ovviamente ha negato le accuse, ma le parole scelte da GM mettono la questione su un piano che probabilmente eccede quello squisitamente legale. Nell’accusa il manager di GM dice che Fca avrebbe “tradito il nostro governo e la fiducia del mercato auto americano” e che “c’è qualcosa di sbagliato quando una società straniera viene negli Stati Uniti e dice di voler rispettare la legge, ma poi viola sistematicamente le leggi”. Fiat in questa ricostruzione è una società straniera che si comporta in modo “scorretto” dopo aver preso quello che GM definisce un produttore di auto americano “iconico”.

Ci sono almeno tre questioni da puntualizzare. La prima è che questa “indagine” era nota da anni e che molto, molto difficilmente era ignota al compratore francese. Possiamo immaginare che Psa sapesse di questa vicenda di cui si parlava da anni e che non ha coinvolto solo Chrysler. Il rischio dovrebbe in qualche modo già essere incluso nel prezzo pagato da Psa . La seconda è che Fiat è stata molto “responsabile” negli Stati Uniti e in termini di investimenti e stabilimenti è sempre stata attenta alle esigenze del sistema Paese; molto più che Ford e GM. Probabilmente non poteva permettersi di essere percepita come l’investitore estero che fa efficienza sulla “pelle dei lavoratori americani” dopo aver avuto in qualche modo accesso al mercato migliore del mondo. La terza è che Fiat era da anni e alla luce del sole alla ricerca di un partner/compratore. I rumour hanno coinvolto praticamente tutti i principali costruttori d’auto e in almeno due occasioni ci sono state offerte alla luce del sole; la prima con la lettera di Marchionne in cui si proponeva una fusione con GM, la seconda con la proposta di fusione con Renault. Poi ci sono stati i rumour di acquisto di Ford, Volkswagen, ecc. Nessuno può cadere dalle nuvole se Fiat Chrysler alla fine trova un partner.

La questione che oggi si pone è se l’iniziativa di GM sia un tentativo “solitario” di mettere sabbia negli ingranaggi di un concorrente, che non produrrà effetti sostanziali, oppure se sia l’inizio di una reazione più “sistemica” che coinvolgerà altri attori del mercato auto americano e arrivi alla “politica”. È molto difficile pensare che una fusione di questo tipo possa essere imposta o subita passivamente da un Paese, gli Stati Uniti, che ha salvato le sue aziende con i soldi dei contribuenti e che quindi si aspetta comportamenti di un certo tipo. Oggi è troppo presto per sapere con certezza in quale scenario ci si stia muovendo. L’unica cosa certa è che né gli Stati Uniti, né la Francia sono un’Italia qualsiasi in cui tutti possono sempre fare tutto a prescindere da tutto.

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