“Grande Fratello Cina”/ Telecamere, IA e app per controllare cinesi. Sugli Uiguri…

- Davide Giancristofaro Alberti

La Cina è nazione più controllata al mondo: installate 800 milioni di telecamere e vengono utilizzati software che si basano sull’IA in grado di riconoscere le emozioni

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La Cina sta assumendo sempre più le sembianze di una sorta di Grande Fratello vivente: in tutto il suo immenso paese sono dislocate ben ottocento milioni di telecamere, senza dimenticarsi delle app che caricano dati in barba alla privacy, senza che avvenga il consenso degli utenti. Una nazione, quella cinese, che vuole quindi controllare i propri cittadini 24 ore su 24, a cominciare da quelli che si si trovano nella regione nordoccidentale dello Xinjiang, dove risiede la nota minoranza degli uiguri, da tempo perseguitata dal partito comunista cinese con posti di blocco continui, azioni di polizia, indagini anti terrorismo e molto altro ancora. La Cina ha dato vita ad una vera e propria persecuzione nei confronti di queste minoranze, e ciò ha portato gli altri Paesi ad accusare Pechino di gravi violazioni di diritti umani (gli Usa parlano di genocidio).

«Il governo cinese usa gli uiguri come soggetti di prova per vari esperimenti, proprio come i ratti vengono usati nei laboratori», denuncia un ingegnere che avrebbe installato delle apparecchiature basate sull’IA, in grado di riconoscere le emozioni umane, come si legge su L’Espresso. «È simile a una macchina della verità – aggiunge – ma di tecnologia molto più avanzata». Sempre nello Xinjiang, già qualche anno fa Human Rights Watch aveva denunciato un programma di raccolta dati, compreso il Dna: «Per la prima volta – avevano specificato i ricercatori di Hrw – siamo in grado dimostrare l’uso, da parte del governo cinese, di Big Data e di una predicting policy che non solo viola in maniera evidente i diritti alla privacy ma autorizza i pubblici ufficiali a procedere ad arresti arbitrari».

IL GRANDE FRATELLO DELLA CINA: SOFTWARE INQUIETANTI, MA IL BUSINESS E’ MASTODONTICO

Pechino non fa mistero di queste tecnologia, ma le presenta in maniera molto più bonaria rispetto a quello che probabilmente sono. «Il riconoscimento delle emozioni – spiega Chen, numero uno di Taigusys, azienda che controlla tutti coloro che entrano al suo interno tramite sofisticate telecamere – è un modo per prevedere comportamenti pericolosi da parte dei detenuti, rilevare potenziali criminali ai posti di blocco della polizia, o anche alunni problematici nelle scuole o persone anziane fragili nelle case di cura». AI applicata anche al mondo scolastico, e lo scorso febbraio è stato introdotto il software 4 Little Trees, «gli studenti lavorano su test e compiti a casa sulla piattaforma come parte del programma scolastico. Mentre studiano, l’AI misura i punti muscolari sui loro volti tramite la fotocamera del computer o del tablet e identifica le emozioni tra cui felicità, tristezza, rabbia, sorpresa e paura».

Intelligenza artificiale che rappresenta un business per la Cina, tenendo conto che la stima per il 2023 è di 36 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 30% ogni anno. “Sullo sfondo di tutto questo profluvio di fantascienza che diventa realtà c’è una grande presunzione – conclude L’Espresso nella sua inchiesta – quella di credere che le nostre emozioni non costituiscano un mistero, né per reprimere, né per venderci più prodotti e siano anzi a disposizione di Stati e aziende per continuare a estrarre da noi altro valore, mettendo a profitto anche la nostra vita privata o il nostro tempo libero o peggio ancora i nostri stati d’animo”.

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