GREEN PASS, PNRR, EMERGENZA/ “Così sono diventati tre strumenti politici di governo”

- int. Alessandro Mangia

Il green pass risponde ad un progetto preciso, quello di trasformare tutte le libertà costituzionali in libertà autorizzate

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(LaPresse)

Nessun obbligo vaccinale deciso dal governo italiano è legittimo e ogni provvedimento è un coacervo di contraddizioni. Un esempio: per obbligare senza correre rischi bisogna essere sicuri degli effetti di ciò che si induce ad assumere. Ma sicuro il Governo non può esserlo, perché i vaccini sono oggetto di autorizzazione condizionata, non standard. Allora palazzo Chigi fa firmare agli italiani un consenso informato con il quale chi si vaccina non tutela se stesso, ma esime da ogni responsabilità chi ha inserito l’obbligo in un decreto legge, cioè il Governo e i suoi ministri.

“Non si vuol capire, o si vuol nascondere” spiega Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale nell’Università Cattolica di Milano “che il green pass ha trasformato tutte le libertà costituzionali in libertà autorizzate. L’unico green pass illimitato è quello abolito”. Lungi dall’essere uno “strumento di libertà”, il passaporto verde è semmai uno strumento di governo, fatto apposta per funzionare insieme al Pnrr e allo stato di emergenza.

Quali sono le sue osservazioni sul provvedimento (decreto 1/2022) che ha stabilito l’obbligo di vaccinazione per tutti gli over 50? 

È un provvedimento discutibile da diversi punti di vista. Innanzitutto è un decreto calibrato sulla situazione di più di un mese fa, quando si pensava che Omicron fosse uguale, negli effetti, alle varianti precedenti. E si è visto che così non è. Oggi tutta Europa riapre – o ha già riaperto – senza obblighi di vaccinazione. Anche chi li aveva annunciati, come l’Austria, li ha sospesi. Non si vede perché il Governo, o almeno il Parlamento, non voglia prendere atto della situazione.

Siamo rimasti gli unici in Europa a non voler ammettere che le cose oggi sono molto diverse. Con quali conseguenze?

Innanzitutto quella di creare nel Paese un clima di paura e incertezza che non c’è più in nessuna parte del mondo. Ma ammettere di avere sbagliato e di avere sbagliato più volte, a partire da “Chi non si vaccina muore e fa morire”, evidentemente è difficile.

Una dichiarazione incredibile, quella di Draghi lo scorso luglio. Lei come la spiega? 

È stato un “whatever it takes” riuscito male.

Nel merito del provvedimento, professore?

La vaccinazione è un caso di scuola di effetto irreversibile di un decreto legge. Un effetto irreversibile non dovrebbe mai essere incluso in una fonte instabile come un decreto legge. Che si fa se si scopre che il Parlamento non converte e il decreto perde efficacia fin dall’inizio?

In altri termini, che cosa si va a dire a quelli che si sono vaccinati? 

Appunto. “Ci siamo sbagliati, tanti saluti”? È chiaro che devi andare avanti, se no perdi la faccia.

Tutto qui?

No, non è tutto qui. Il punto fondamentale è il regime autorizzatorio di questi vaccini. Questi vaccini non sono messi in circolazione come tutti gli altri vaccini obbligatori con una autorizzazione standard dell’Ema. Circolano con una autorizzazione condizionata, che è una cosa molto diversa, nonostante quello che ripete in televisione gente che fa un altro mestiere.

Vuol dire che sono vaccini “sperimentali”?

No, quello è un altro caso ancora, vale a dire le autorizzazioni “eccezionali”. Dire che questi vaccini circolano con una “autorizzazione condizionata” vuol dire che sono vaccini solo parzialmente sperimentati. Certo, una sperimentazione c’è stata, ma è una sperimentazione che ha compresso nel tempo tutte le fasi per l’esigenza comprensibile di fare presto.

Ed è sbagliato?

No, è un bene che questo sia avvenuto, sia chiaro. Ma tra mettere in circolazione un vaccino e obbligare alla sua assunzione c’è una bella differenza, non crede?

Sta dicendo che io posso voler assumere un farmaco a mio rischio e pericolo sulla base di una mia libera scelta, ma non posso essere obbligato ad assumerlo.

Infatti. E non è un caso che le autorizzazioni condizionate siano state usate in passato soprattutto per trattamenti oncologici o per malati cronici che aspettavano qualche nuovo farmaco per allungare l’aspettativa di vita. Questo non lo dico io, ma una curiosa sentenza del Consiglio di Stato dell’ottobre scorso (III Sez. 7045/2021) che si è pronunciata sulla questione. La verità è che gli effetti a medio e lungo termine di questi vaccini si sapranno tra 5 e 10 anni.

Almeno si è accettato che l’effetto di protezione di questi vaccini è molto più breve di quanto si pensava un anno fa. 

Per fortuna persino l’Oms ha raccomandato di andarci piano con i richiami, visto che gli effetti sul sistema immunitario sono sconosciuti e vista la situazione in Israele.

Sotto il profilo tecnico?

In una situazione di incertezza del genere, un obbligo vaccinale è un azzardo del Governo, che coinvolge, ex art. 95 Cost., la responsabilità individuale dei singoli ministri. E tutto questo si riverbera sulla legittimità costituzionale di questo decreto, come della legge di conversione che si sta discutendo.

Eppure, nella sentenza citata, il Consiglio di Stato ha affermato che un’autorizzazione condizionata è sufficiente ad imporre l’obbligo vaccinale per i sanitari e per la scuola. 

È una decisione illogica da almeno due punti di vista. Se, al fine di imporre un obbligo vaccinale, gli effetti di un’autorizzazione condizionata sono identici a quelli di un’autorizzazione standard, che ce ne facciamo della standard, e cioè quella che rispetta tutte le fasi e tutti i tempi di sperimentazione? La usiamo per far perdere tempo alle case farmaceutiche e ritardare la messa in commercio dei farmaci?

Come dire: facciamo tutto con un’autorizzazione condizionata e finiamola lì. 

Oppure cambiamo i protocolli di sperimentazione e usiamo le sperimentazioni in fast track per tutto, e diciamo che quelle sono le sperimentazioni standard. Capisce che è il classico argomento sballato, perché prova più di quel che deve provare: prova troppo, come si diceva una volta. Eppure lo si trova in una sentenza che è servita a sbarrare la strada all’accesso in Corte costituzionale.

Solo questo?

No, c’è anche un altro aspetto, ed è quello che le dicevo prima. Una cosa è mettere a disposizione un farmaco per chi può scegliere di assumerlo o rifiutarlo, come avviene, ad esempio, per i malati oncologici. Un’altra cosa è obbligare all’assunzione. E un’altra cosa ancora è indurre all’assunzione, attraverso misure equivalenti come il green pass.

D’accordo; quindi?

Si metta nei panni del Governo. Per obbligare senza correre rischi bisogna essere sicuri degli effetti di ciò che si induce ad assumere. Ma sicuri non si può esserlo; di conseguenza, mentre nessuno si preoccupa dell’obbligo vaccinale per l’antitetanica o per l’antivaiolosa, per questi vaccini si è usata prima la strada dell’induzione, e poi dell’obbligo con sanzione di 100 euro. Che è pressapoco la stessa cosa, solo un po’ più stringente.

È per questo che chi si sottopone alla vaccinazione obbligatoria firma un consenso informato?

Certo. Visto che gli effetti a medio-lungo termine sono in natura incerti, dato che la macchina del tempo non c’è, meglio cautelarsi e far firmare una dichiarazione di assunzione del rischio da parte dell’obbligato. Il quale, se un giorno si vorrà rivalere, non avrà nulla da dire perché ha dichiarato di essere informato dei rischi. Il consenso è volontà, e questa è una dichiarazione di volontà che, in un mondo normale, sarebbe considerata viziata da errore o violenza.

Ci spieghi bene.

Se c’è obbligo giuridico non c’è nessuna volontà giuridica da esprimere: lo capisce chiunque. Il consenso informato poteva avere ancora senso ai tempi del green pass generalizzato, dove non c’era obbligo formale, e dove può funzionare il coactus tamen volui, come nel caso odierno della vaccinazione under 50. Non ha, però, nessun senso dove l’individuo è solo coactus (vaccinazione over 50, ndr).

Non ha senso, dice. Allora di che cosa stiamo parlando?

Il Governo Draghi e i suoi giuristi resteranno nella storia come quelli che hanno messo in una legge che il triangolo ha quattro angoli perché “chi non si vaccina muore”. Sarebbe anche divertente, se non coinvolgesse la vita delle persone.

Possibilità future di avere giustizia?

Poche e difficili ad oggi. Ma non è detto che in futuro non si sovverta tutto, e di colpo. Qualche segno c’è.

Nel modulo del consenso informato ci sono 6 clausole. La 1: “Ho letto, mi è stata illustrata in una lingua nota e ho del tutto compreso la Nota Informativa redatta dall’Aifa, di cui ricevo copia”. Non ho ricevuto copia di alcunché che possa essere fatto risalire all’Aifa e neppure mi è stato illustrato nulla. La 3: “In presenza di un professionista sanitario addetto alla vaccinazione ho posto domande in merito al vaccino a al mio stato di salute ottenendo risposte esaurienti e da me comprese”. Non l’ho fatto. Non c’era tempo, era una catena di montaggio.

Chiunque sia andato a farsi vaccinare ne ha fatto esperienza. Sono praticamente delle clausole vessatorie di nuovo tipo, però a favore del Governo e dei suoi ministri. È chiaro che quello non è un “consenso informato” ma sono clausole di esenzione di responsabilità a favore di chi ha inserito questi obblighi in un decreto legge. Fossero sicuri di quello che fanno non sarebbero arrivati ad un’assurdità del genere.

Nel frattempo è stato varato un altro decreto: l’estensione illimitata del green pass per chi ha fatto la terza dose oppure è guarito dopo due dosi. Come commenta? 

È un altro esempio di arbitrarietà. Si sa benissimo che chi è guarito ha una immunità naturale più forte di chi ha completato il ciclo vaccinale. Però, se lo si ammette, viene giù tutta la costruzione dei vaccini su cui si è governato in questi ultimi 12 mesi. Il punto è che è già venuta giù ovunque, tranne che in Italia.

Perché abbiamo questo privilegio?

Perché a palazzo Chigi abbiamo gli ultimi samurai sull’isola. Che poi questi samurai consentano a turisti tamponati di fare quello che non possono fare gli italiani con lo stesso tampone, in nome del turismo e dell’economia, è la ciliegina sulla torta di questo decreto.

Le sottopongo un titolo del Corriere della Sera di lunedì: “Debutta il green pass illimitato. Da oggi meno restrizioni a scuola”. È così? 

Il green pass illimitato è un’altra delle sciocchezze che vengono messe in giro da questo Governo, o forse solo dai giornali che devono cercare di raccontare in modo serio le trovate annunciate nei comunicati stampa di palazzo Chigi. Non si vuol capire – o si vuol nascondere – che il green pass ha trasformato tutte le libertà costituzionali in libertà autorizzate. Per fare qualunque cosa, a parte andare a comperare “il pane e il formaggio”, come ha detto un ministro della Repubblica, devi essere “greenpassato” e cioè autorizzato. Così come devi essere autorizzato a ricevere uno stipendio.

Allora è vero che il green pass tocca anche il diritto al lavoro.

No, il green pass tocca il diritto alla retribuzione, la cui finalità – ci dice l’art. 36 Cost. – è quella di “garantire un’esistenza libera e dignitosa”. Le chiedo: è libera e dignitosa la vita di chi si deve vaccinare per lavorare e arrivare a fine mese? Strano che nessuno se lo sia chiesto, e che nessuno si sia accorto che il limite espresso ai Tso dall’art. 32 è la “dignità” della persona.

In Costituzione c’è una risposta a tutto?

A tutto, no. Diciamo che c’è tutto quello che serve per inquadrare la curiosa situazione di questo Paese. Basta volerla leggere.

Che cos’è il green pass illimitato?

Il green pass è un rubinetto che può essere più o meno aperto o chiuso. Adesso il Governo apre un po’ il rubinetto, anche perché la situazione è evidentemente cambiata in tutto il mondo ed è difficile fare finta di niente. Ma il rubinetto può sempre essere richiuso. Alla bisogna, per limitare di nuovo il green pass illimitato e tornare a 6 o 3 mesi, basta un Dpcm o un decreto; li si fa in una sera. Di illimitato vedo solo la credulità di chi non capisce che l’unico green pass illimitato è quello abolito.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionale l’obbligo vaccinale per i lavoratori. Noi siamo rimasti tra i pochi, forse gli unici, ad averlo. Perché secondo lei? 

Per coprire gli enormi errori del passato recente. E perché il green pass e l’emergenza sono strumenti di governo, come lo è il Pnrr, che sono soldi che gli italiani stanno prestando a se stessi, credendo di riceverli dall’Europa. E che pagheranno carissimi in futuro. In questi mesi il cocktail emergenza-vaccini-Pnrr ha funzionato sulle paure e sui bisogni della gente. Adesso Omicron ha cambiato tutto, ma il governo è costretto a fare finta di niente. Del Pnrr ci accorgeremo presto, assieme al cocktail inflazione-crisi energetica e crisi dello spread.

Il Pnrr è già diventato un problema: non è sufficiente, va modificato, eccetera.

Le vacche grasse del Pnrr si sono smagrite, però non si intende fare nessuno scostamento di bilancio. Direi che il Bengodi del Governo Draghi è finito. E lei capisce che per governare una situazione del genere il green pass è l’ideale.

(Federico Ferraù)

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