GREEN PASS & TURISMO/ Cosa succede a ristoranti e aree wellness di hotel e villaggi?

- Alberto Beggiolini

L’obbligo del green pass a partire dal 6 agosto potrebbe portare qualche problema nelle strutture ricettive, specialmente in montagna

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Foto di Engin Akyurt da Pixabay

Premessa: non c’è niente di certo e definitivo, perché le revisioni e gli aggiustamenti sono sempre possibili. Seconda premessa: di sicuro, il green pass non serve per viaggiare in Italia, almeno finché si resta tutti “bianchi”. Quindi il turista italiano che si presenta in albergo non è tenuto a esibire alcunché, se non i consueti documenti di identità.

Altro discorso per chi arriva dall’estero (presumibilmente da Paesi compresi nella lista C del ministero degli Esteri, quindi principalmente da Stati europei, ma anche dagli Usa, Israele, Giappone e Canada), tenuto a presentare certificazione verde Covid-19 (ciclo vaccinale completato da 14 giorni, guarigione dal contagio, tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti il viaggio in Italia).

Detto questo, le cose si complicano all’interno degli hotel, siano alberghi, villaggi, resort o comunque strutture ricettive con ristorazione. Perché proprio la ristorazione “al chiuso” è invece soggetta alle norme che scatteranno dal 6 agosto. Il nuovo decreto sul pass-Covid recita infatti che “il documento sarà necessario per entrare in bar e ristoranti al chiuso, ma solo al tavolo (…) In tutti questi luoghi il green pass sarà valido per chi è vaccinato anche con una sola dose di vaccino, per chi è in possesso di un tampone negativo fatto nelle 48 ore precedenti o per chi è guarito dal Covid nei sei mesi precedenti”. Dunque ospiti in camera liberamente, ma in sala dal pranzo solo con la certificazione.

È evidente che nelle strutture “di mare” il problema praticamente non esista, dato che quasi sempre hotel e villaggi predispongono aree di ristorazione all’aperto. Discorso diverso nelle città e in montagna, soprattutto la nostra montagna piena di cicatrici, reduce da un inverno cancellato dalle restrizioni anti-Covid. “Molti chiedono – dice Gianni Battaiola, presidente Trentino Marketing – se devono avere il tampone per cenare in albergo. Già questo è un problema, perché la confusione causa timori, e quindi la gente non si muove o si muove meno”. “Bisogna considerare – aggiunge Roberto Failoni, assessore al Turismo della Provincia di Trento – che qui, di sera, le temperature calano: impossibile usare solo i dehors”.

Perplessa e prudente la presidente di Confindustria Alberghi, Maria Teresa Colaiacovo: “Siamo in attesa del testo definitivo, speriamo che le regole del lockdown siano ancora valide”, e quindi che non si debba procedere ad ulteriori chiusure. “È inoppugnabile che queste norme siano un ostacolo per i clienti alloggiati”, commenta amaro Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ovviamente preoccupato anche per le strutture nelle città (che già registrano diffuse mancate riaperture: a Roma, ad esempio, sembra sia ancora chiuso un hotel su due), dove invece proprio la ristorazione di altagamma spesso contribuiva al successo dell’albergo. Ma c’è anche altro: infatti, il decreto prevede l’obbligo del pass anche per “i centri termali, di benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso”. E quindi anche le zone welness attrezzate negli hotel (anche queste divenute negli ultimi anni una calamìta importante) diventano soggette alla certificazione.

Lo spirito del decreto sul green pass, comunque, è evidente: spingere alla vaccinazione per preservare la socialità da una parte, garantire condizioni di sicurezza sanitaria dall’altra. Se tutto questo potrà servire a garantire la prosecuzione della stagione turistica estiva, malgrado il trend in salita dei contagi, ci si saprà adattare. La realtà, però, è che si è costretti ancora a navigare a vista: siamo stati confinati per molti mesi in casa, siamo stati costretti a lavorare e vedere parenti e amici “da remoto”, siamo ricorsi ai vaccini e adesso al patentino verde. 

Il tutto senza la soluzione definitiva che si sperava. La pandemia però ha i suoi tempi, il virus pure, e nel frattempo si adatta, muta e trova nuove strategie, in una guerra asimmetrica che ci vede assediati e in trincea. Il pass sembra quindi un lasciapassare oltre le linee nemiche. Nella speranza di avere i “visti” giusti…

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