GREEN PASS UE/ La carta buona per riprenderci i turisti stranieri (e italiani)

- Alberto Beggiolini

Non è chiaro se arriverà il 15 giugno o il 1° luglio, ma il green pass Ue sarà molto importante per il settore turistico italiano

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La spiaggia di Caorle sulla costa veneta (Foto di Erwin K da Pixabay)

Il green pass europeo arriverà il 15 giugno, ha detto il premier Mario Draghi, sulla scorta dell’accelerazione impressa da Bruxelles, e ottimista per il censimento della popolazione adulta già vaccinata, che entro questa settimana arriverà a comprendere almeno la metà complessiva degli abitanti del Vecchio continente: 300 milioni di dosi inoculate, 245 milioni di vaccinazioni, che hanno immunizzato il 46% della popolazione adulta dell’Ue. 

Ma non a tutti dev’essere arrivata in tempo la comunicazione dell’anticipo al 15 giugno. Il ministro per l’Innovazione, Vittorio Colao, ancora ieri confermava infatti la data dell’1 luglio, precisando anche che il green pass (validità un anno, salvo variazioni) sarà usufruibile per gli italiani attraverso l’app “Io” della Pubblica Amministrazione (quella già usata per usufruire del cashback), e confermando che il certificato consentirà di viaggiare in tutta Europa e sarà rilasciato se si è vaccinati (forse anche dopo la prima dose, così come per l’omologo pass italiano), se si ha un certificato di guarigione dall’infezione o se si ha un tampone negativo effettuato nelle 24 ore precedenti.

Metà giugno o inizio luglio, resta il fatto che il pass Ue dovrebbe riuscire a garantire un’estate italiana parlata anche in altre lingue, quelle che l’anno scorso decisamente sono mancate all’appello. Tanto per fare un esempio, con il green pass Ue potrebbero arrivare nel Veneto più di 5 milioni di turisti europei, grossomodo quelli che erano soliti trascorrere qui le vacanze prima della pandemia. La stima, e l’augurio, è targato Coldiretti, sulla base dei dati dell’Osservatorio Statistico Regionale. “Il pass europeo – sottolinea Coldiretti – per l’Italia è una svolta importante, dopo che la scorsa estate gli arrivi dai Paesi europei sono crollati del 43%, con pesanti effetti sull’economia e sull’occupazione”.

Ma il green pass è importante anche per le vacanze degli italiani: il 36% (indagine Notosondaggi) non ha ancora deciso, anche per le incertezze sull’evoluzione della pandemia Covid e sulle possibilità di spostamento. “Solo un italiano su dieci (11%) ha già prenotato le vacanze estive – aggiunge Coldiretti -, e il 34% di questi ha già deciso per una località di mare, mèta che resta al primo posto, inseguita però quest’anno da campagna, parchi naturali e oasi, che con il 11% superano la montagna (9%), le località d’arte (4%) e i laghi (2%). Un trend confermato dal fatto che se la metà degli italiani (50%) desidererebbe avere una seconda casa al mare, c’è un 18% – precisa la Coldiretti – che la vorrebbe in campagna che si posiziona davanti alla montagna (17%)”.

Sempre per restare in Veneto (che si avvia a lasciare i colori e a tornare bianco), è lo stesso presidente Luca Zaia a lanciare un nuovo allarme, per altro già segnalato anche su queste pagine: mancano gli stagionali, quei lavoratori che, se stranieri, hanno preferito tornare nei loro Paesi, e se italiani si sono riciclati in attività diverse, visto il crollo delle assunzioni durante le chiusure forzate dalla pandemia, o si sono adattati al reddito di emergenza o di cittadinanza. Il risultato è che manca il 30% degli addetti, ma secondo Federalberghi il fenomeno è diffuso anche a livello nazionale, con punte anche fino al 50-70%. “In effetti – aggiunge Marina Lalli, presidente Federturismo – la ragione sembra dovuta al fatto che molti percettori del reddito di cittadinanza, male interpretando lo spirito della misura, preferiscono continuare a percepire il sussidio al posto di rientrare nel mondo del lavoro. È un’anomalia che richiede un correttivo immediato che potrebbe essere una rimodulazione della tassazione sul costo del lavoro per consentire ai lavoratori di percepire un netto in busta paga più elevato e rendere quindi più attraente il lavoro rispetto al reddito di cittadinanza, con conseguente risparmio per le casse dello Stato”.

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