GRILLO STRAPAZZA CONTE/ Ora all’avvocato di Foggia resta solo il destino di Monti

- Monica Mondo

“Non ha visione politica, né capacità manageriali né di innovazione”. Parole durissime di Grillo che scarica Conte e torna a Rousseau

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Beppe Grillo (LaPresse)

Ma dove l’aveva preso Grillo quest’avvocato saltato fuori da una commedia dell’arte? Cos’aveva visto in lui per dargli le chiavi del Movimento da lui fondato e che, comunque la si pensi, ha preso il 32 per cento dei voti e rappresenta il maggior partito di governo?

Io li ricordo i 5 Stelle degli inizi, anche in Parlamento. Studiavano, ma erano dei marziani. Anche in senso buono. Potevi non condividere una sola posizione politica, ma stimavi l’impegno e la passione e la pulizia. Così pareva, così era per alcuni, ispirati da un lucido pazzo e da un geniale visionario. I migliori umanamente se ne sono andati, coi sogni e gli ideali forse ingenui e adolescenziali. Alessandro Di Battista tra tutti. Quando ha lasciato il campo hanno tirato un sospiro di sollievo i panchinari, i poltronisti, trasformatisi in burocrati d’apparato. Che non a caso per mantenere il posto si attovagliano come valvassini intorno all’avvocato del popolo. Che parla in terza persona, e si affida al suo aplomb e al suo ciuffo per sparare bugie a raffica, come quella espressa in conferenza stampa, senza che un solo giornalista scoppiasse in una fragorosa risata. “Ho sempre sostenuto il governo Draghi dai suoi inizi”. Ridicolo. Ce lo ricordiamo a caccia di Ciampolilli e Polverini e poi illividito alla svolta col nuovo presidente del Consiglio.

Cos’ha visto Grillo in lui, senza subodorare che chi era diventato leader per due volte senza prendere un voto avrebbe assommato bugie e sgambetti di qualunque tipo per il potere? Ieri, appunto, abbiamo assistito a uno scippo di potere. In un momento di debolezza del Movimento, e di debolezza dell’istrionico capo. Dunque scippo anche più odioso: “fa il padre nobile e da padre occupati di tuo figlio”, si leggeva  tra le righe.

Ora, neppure al nemico più disprezzato si possono imputare le difficoltà familiari e gli errori dei figli. A meno di essere un tronfio, vanitoso e sopravvalutato personaggetto. Come tutti i capi delle congiure che la storia ha ritratto, si avvale di figure sbiadite ma sibilanti, spaventate dall’irrilevanza, untuose, avide dei bocconi di potere elargite dal principe.

Non facciamo paragoni con il dramma di Fiuggi, dove l’arroganza di Fini all’inizio si muoveva ancora su un progetto politico. Con la fuoriuscita di Bossi, ormai malato. Con il tentativo fallito e doloroso di Alfano. Qui non c’è alcun rispetto né affetto, checché menta l’avvocato pugliese. Ma la scalata a un potere che non si è fatto nulla per costruire.

Ora potremmo tranquillamente assistere alla faida tra grillini meditando sui corsi e ricorsi personali e storici, se non fosse appunto per quel 32 per cento che garantisce ai deputati M5s un numero spropositato. Che non possono neanche più sognare. Da qui la lotta intestina, esasperata dall’illusione dei sondaggi senza elezioni. Chi può garantire un posto probabile, il comico azzoppato recluso nella sua villa ligure o l’azzeccagarbugli con l’apparato comunicativo e la frequentazione dei salotti che contano? E che ripercussioni una scissione potrebbe avere su un governo che finalmente fa camminare il paese?

24 ore di attesa, coi congiurati e i pavidi che assicuravano un accordo, un’unità impossibile. Poi il vecchio attore ha tuonato, non con un vaffa, ma con un articolato e piano scritto sul blog in cui declassa e archivia Conte, ritorna a Casaleggio cioè alle origini, convoca il voto degli iscritti per eleggere il direttivo. Dimostrando che non è un c…e, ricordando il suo amico e sodale scomparso e rimandando a un bagno d’umiltà il miracolato per svista sua. Assisteremo ancora a un ping-pong intestino di cui gli italiani francamente farebbero a meno?

Conte potrebbe ritirarsi e dimostrare un po’ dell’eleganza che mostra, o radunare i congiurati e farsi un partito suo, continuando la sfida. Dalla reazione stizzita e basita c’è da dubitarne. Ferito nell’orgoglio e fidando nel favore del “popolo”, si farà un partito. Auguri, Mario Monti docet, anche se aveva  il loden è scomparso. E auguri anche a Enrico Letta, che con arguzia aveva puntato su Conte le sue carte future. Può sempre prenderlo nel Pd.

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