Guardiola vs Super League/ “Non è sport se la sconfitta non ha più alcun valore”

- Claudio Franceschini

Pep Guardiola vs Super League: il tecnico del Manchester City, uno dei club fondatori della nuova competizione, sottolinea il valore della sconfitta come argomento centrale nello sport.

Guardiola Manchester City
Pep Guardiola, allenatore del Manchester City (Foto LaPresse)

GUARDIOLA ATTACCA LA SUPER LEAGUE

Pep Guardiola contro la Super League. Anche lui come Jurgen Klopp, secondo un caso singolare: lo ha definito scomodo, perché di fatto è il manager di una delle squadre che hanno fondato la Super Lega e, dunque, tecnicamente le sue dichiarazioni dovrebbero andare a sostegno dell’iniziativa, che rischia di portare un terremoto nel calcio europeo. Eppure, Guardiola afferma di essere prima di tutto un uomo con le sue opinioni: nel corso della conferenza stampa pre-Aston Villa (anche la Premier League ha il turno infrasettimanale), l’allenatore del Manchester City si è schierato apertamente contro la Super League, o meglio ha detto che ne vuole capire meglio i meccanismi.

“Il presidente del comitato dovrebbe spiegare come si è arrivati a questa decisione” ha detto, prima di confermare l’amore al City e il suo sostegno al club; ammettendo di non avere tutte le informazioni, Guardiola si è comunque chiesto perché alcune società siano state selezionate e altre no e poi ha firmato il passaggio che ci sentiamo di sottolineare come titolo, ovvero “non è più sport quando la vittoria è garantita e non importa se perdi. Girato nell’altro senso, no alla Super League perché non ci si può qualificare (non è del tutto vero, ma il concetto è chiaro e ragionevole).

GUARDIOLA CONTRO LA UEFA

Dunque Pep Guardiola è contrario alla Super League: verrebbe da pensare a questo punto che le sue posizioni appoggino la Uefa, e invece l’allenatore del Manchester City ne ha anche per la federazione europea. Nel mirino i troppi impegni: “Nella parte più importante della stagione, in cui ci giochiamo i titoli, il Bayern non aveva Robert Lewandowski contro il Psg perché si è infortunato in nazionale”. Citato ad esempio il bomber polacco, effettivamente assenza devastante nei quarti di Champions League, e ovviamente il riferimento di Guardiola – non è difficile, ne aveva parlato pochi giorni fa in toni anche più forti – è il fittissimo calendario cui la Uefa costringe i suoi tesserati. “La Uefa ha deciso così perchè ognuno pensa a se stesso”. Come dire: usciamo dalla dicotomia buoni contro cattivi, allontaniamoci dall’idea che la Uefa sia il personaggio positivo da preservare a tutti i costi e i fondatori della Super League i cattivoni da film epico americano che non conoscono il concetto di bene. Guardiola lo sa bene: il discorso è molto più complesso di così, e infatti lui stesso ammette di non essere in possesso di tutte le informazioni. Di sicuro però, fosse lui a decidere, la Super League non la giocherebbe…







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