Guenda Goria e Mirko, diario cammino di Santiago/ “Destini che si uniscono”

- Guenda Goria, Mirko Gancitano

Guenda Goria e Mirko Gancitano raccontano la terza tappa del Cammino di Santiago: ecco che cosa è accaduto nella giornata di ieri, mercoledì 13 ottobre 2021

guenda mirko cammino 2021 640x300
Guenda Goria e Mirko, una foto del loro Cammino di Santiago

Prosegue il Cammino di Santiago per Guenda Goria e Mirko Gancitano e anche oggi è giunto il momento di leggere il loro diario di viaggio. Dopo le disavventure fisiche degli scorsi giorni, ieri, mercoledì 13 ottobre 2021, la coppia si è purtroppo dovuta dividere per via dei noti problemi alla schiena della figlia di Amedeo Goria e Maria Teresa Ruta. Mirko ha quindi deciso di proseguire da solo il suo percorso, che purtroppo, dai 29 chilometri originali, si è allungato fino a 33 per via di una deviazione errata lungo il suo cammino. Un percorso non semplice e faticoso, ma comunque affascinante, immerso nella natura e carico di spiritualità. La coppia ha voluto come ogni giorno condividere con i lettori de IlSussidiario.net questa loro magica avventura: buona lettura.

CAMMINO DI SANTIAGO, GIORNO 3: IL DIARIO DI GUENDA E MIRKO

Caro Diario,

oggi siamo un po’ più svegli, nonostante la camminata di ieri sia stata faticosa. Abbiamo fatto colazione al mattino nella pensione dove abbiamo alloggiato ieri sera, poi purtroppo abbiamo capito che le condizioni di Guenda non erano ottimali, motivo per cui abbiamo deciso di dividerci. Di conseguenza, io, Mirko, ho proseguito il cammino, e Guenda è rimasta nella pensione, perché stava molto male. Evidentemente si tratta di ernia, ma ci vorrebbe una risonanza magnetica per decretare il vero problema.

Il mio cammino, per cui, è cominciato in solitaria, accompagnato da un clima freddo al mattino, ma ho deciso di portare con me anche il passaporto di Guenda insieme a me, per farglielo timbrare comunque: credo che il cammino sia più spirituale che fisico. Dopo un primo timbro, ottenuto in un luogo di culto, il secondo l’ho fatto pochi chilometri dopo, in un angolo di verde dove scorre un ruscello. Lì c’è un piccolo slogan sul pianeta, relativamente a tutta la questione green, no plastic… Mi sono fermato un attimo a riflettere su questo pensiero. Molti pellegrini portano con sé un sacchetto in plastica per raccogliere i rifiuti e lo farò anche io da domani. Sono comunque pochi e c’è poca sporcizia per il sentiero: questo significa che i pellegrini hanno molto rispetto della natura e dei luoghi in cui sostano.

MIRKO SUL CAMMINO DI SANTIAGO: “TANTI GALLI LIBERI”

La giornata è stata di difficoltà intensa, da montagne russe, è stato un saliscendi, ma all’interno di paesaggi rurali, verde, ponticelli, ruscelli in cui era possibile ascoltare il suono della natura e questo era molto suggestivo e trasmetteva grandi emozioni. Dopo l’ottavo chilometro ho incontrato il primo cimitero, parte integrante del cammino di Santiago (sono presenti quasi in ogni tappa). È stata molto curiosa la presenza fra i sentieri di galli liberi e cavalli senza recinti e, rispetto agli scorsi giorni, ho notato che c’erano molti peregrinos da soli, in percorso individuale.

Questo significa due cose: ci sono tante persone che fanno questo percorso da sole e così forse riescono ad ascoltarsi maggiormente, ma magari molti di loro hanno perso i compagni di viaggio per problematiche. Dico questo perché Guenda è stata male, non ha potuto fare il cammino odierno, e ha incontrato un signore spagnolo di nome Sergio che ha avuto un problema come lei; si è fatto male al piede mentre stava facendo il cammino con la moglie. Due destini che si uniscono fra due coppie sul cammino di Santiago.

CAMMINO DI SANTIAGO, MIRKO: “HO AVVERTITO DOLORE AL PIEDE E HO SCOPERTO CHE…”

Tiro per la lunga la prima parte del percorso, punto a finire quanto prima il percorso per via dei dolori muscolari importanti e per cercare di raggiungere il più possibile Guenda. Sosto alla prima tappa con poca acqua e senza cibo. Il problema emerge quando il punto di ristoro non prende carte di credito: lì sono andato un po’ nel panico. Il punto successivo cittadino era abbastanza lontano, però l’ho presa positivamente. Mi sono rimesso in cammino e al dodicesimo chilometro ho trovato un bar, dove ho mangiato la solita tortilla, la torta di Santiago, un rito di questo cammino, ho ricaricato il cellulare e pagato con carta di credito. Alle 12.10 avevo un po’ di dolore al collo del piede e uno stiramento inguinale e mancavano ancora tanti chilometri all’arrivo. Ho cercato di sviare la mente, non concentrandomi troppo sul problema e osservando la gente attorno, come una coppia di anzianotti ben allenati.

Al mattino, invece, ho incontrato tre ragazze spagnole, fra cui una che gentilmente mi ha fatto una foto e che poi ho incontrato più avanti in un negozietto che vendeva souvenir e faceva timbri personalizzati da applicare sul passaporto del pellegrino. Queste tre ragazze facevano il percorso perché il padre di una delle tre era deceduto e quindi il percorso era dedicato a lui. Lungo il cammino ho incontrato le solite castagne, che ormai fanno parte di tutto questo percorso, e ho conosciuto anche una signora di 40-50 anni che arrivava dall’Australia. Questo mi ha fatto capire che al Cammino arrivano da tutto il mondo: ho trovato molti spagnoli, latino-americani e francesi. Alle 15, pit-stop in una casa privata: ordino una torta e una bottiglietta d’acqua. Sono stanco e con un lieve senso di nausea, forse perché non ho mai camminato così tanto. Durante il percorso è possibile vedere delle targhette dove si ricordano diversi peregrinos che hanno perso la vita lungo il Cammino di Santiago. Ho letto che poco più di 100 persone negli ultimi 10 anni sono morte camminando. C’è chi è rimasto incastrato in delle trappole, chi è caduto per sbaglio in un burrone, molti sono stati colpiti da malori per lo sforzo eccessivo, altri sono morti annegati nell’oceano che si trova dopo Santiago de Compostela per colpa delle correnti. Forse, suggestionato da questo, ho iniziato ad avere nausea e mal di testa, ma poi sono stato bene. In tutto ciò mi aggiornavo sempre con Guenda, che era già arrivata alla tappa e con i suoi bastoncini ha girato il centro di questa splendida cittadina spagnola.

CAMMINO DI SANTIAGO: IL POMERIGGIO DI MIRKO TRA CINGHIALI E PERCORSI SBAGLIATI

Il mio cammino, caro Diario, è proseguito da qui a passo svelto. Alle 17.22 mi fermo in una chiesetta per porre il timbro sul passaporto del pellegrino e qui conosco un viaggiatore italiano che domani compirà 40 anni. Si tratta di un venditore di auto bergamasco che si è regalato questo cammino in solitaria. Verso le 18 mi ritrovo ad un bivio, dove non so esattamente dove andare: forse, preso dalla distrazione del telefono e dalla stanchezza, sbaglio strada e mi ritrovo in un bivio e percorro un sentiero che per 4 chilometri non mi porta da nessuna parte. Questo sentiero era molto scuro e macabro ed ero anche preoccupato: ho avuto paura che dal nulla spuntasse un cinghiale, ho deciso di tornare indietro.

Arrivato ad un certo punto, tornando indietro, trovo una colonnina con scritto percorso complementare, percorsi che di solito allungano il cammino: dopo un po’ di chilometri, per fortuna, si ricongiunge al cammino tradizionale. Lungo il percorso principale decido di far volare il mio drone per raccontare visivamente quello che stavo vedendo. Ho incontrato una peregrina dell’Ecuador e abbiamo proseguito per qualche chilometro il percorso insieme: si chiama Ivonne e sta percorrendo il Cammino con tutta la famiglia, sono in totale dieci persone. Si tratta di un viaggio che avevano organizzato ad aprile, ma che per la pandemia è stato spostato adesso. Mi ha raccontato della sua vita, del suo amore per l’Italia, delle sue amicizie fatte in un interscambio culturale a Madrid dove conosce molto italiani. Poi, ad un certo punto, ci siamo divisi perché lei è arrivata alla pensione dei suoi familiari.

MIRKO E GUENDA DI NUOVO INSIEME DOPO LA TERZA TAPPA DEL CAMMINO DI SANTIAGO

Qualche chilometro più avanti è iniziata la salita verso Arzuà. Sono le 19.20 e dopo un lungo rettilineo su una strada principale leggo un cartellone con scritto Arzuà a caratteri cubitali: felicità assoluta, perché non ce la facevo più davvero. Il fatto di aver sbagliato strada ha aumentato il mio chilometraggio da 29 a 33. Lì incontro Guenda, che si è fatta bella per me quasi a voler farsi perdonare, ma ovviamente non si deve far perdonare nulla: la salute prima di tutto! Andiamo in ospedale per fare ulteriori controlli: vorrebbero rifarle un’altra puntura, ma lei non accetta e chiede degli antiinfiammatori per via orale. Se lei starà meglio, ripartiremo o troveremo una soluzione che potrebbe essere quella di percorre in toto il cammino in parte a piedi e in parte accompagnata, così da poter vivere questa magnifica esperienza senza rinunciarvi, ma tutelando la salute.

Mentre lei era in ospedale io sono andato in centro, ho trovato la prima chiesa di Arzuà, ho assistito alla Messa e timbrato le credenziali. Poi, ho incontrato ancora Guenda, abbiamo rivisto le foto della giornata, ci siamo raccontati cosa abbiamo fatto. Volevamo andare in centro, ma non ci sono mezzi di trasporto disponibili, quindi siamo rimasti nel ristorante della pensione. Io mi son regalato una pizza e una crema catalana come dolce, poi un decaffeinato. Torniamo in camera e ci rimettiamo a letto, con la speranza che domani Guenda possa stare meglio o che si possa trovare una soluzione. Anche per oggi è andata bene, un altro passo in avanti è stato fatto e continuiamo con questa meravigliosa esperienza.

Arzuà, 13 ottobre 2021

Guenda e Mirko

© RIPRODUZIONE RISERVATA