GUERRA IN LIBIA/ Micalessin: lo stallo tra Serraj e Haftar aiuta l’Isis e al Qaeda

- int. Gian Micalessin

Il conflitto in Libia tra Khalifa Haftar e al Serraj è entrato in fase di stagnazione. Nessuno ha la forza di vincerlo. E lo stato islamico ne approfitta

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A Tripoli, in Libia (LaPresse)

Mentre Haftar e Serraj continuano a tempo indeterminato quella che è ormai una guerra di logoramento fra bande più che un vero conflitto, al Qaeda e stato islamico ne approfittano per rialzare la testa e tornare a essere operativi. Ce lo spiega Gian Micalessin, inviato di guerra de Il Giornale, dicendo che “la situazione di instabilità creatasi con lo spostamento di gran parte delle truppe di Tobruk verso Tripoli e di quelle di Serraj intorno alla capitale sta portando a una recrudescenza del terrorismo. Da una parte Daesh che ha tutto l’interesse a riprendere la penetrazione nel sud della Libia nel tentativo di ricostruire uno stato islamico, dall’altra al Qaeda che vuole porsi come alleato di Tripoli, dove forte è la presenza dei Fratelli musulmani, in grado di sconfiggere Haftar”.

Qual è il quadro della situazione in Libia, una guerra di cui quasi nessuno parla più?

Nessuna delle due parti ha la forza per sconfiggere l’altro, ormai questo è evidente. In primo luogo perché le distanze logistiche sono tali da rendere difficile ogni spostamento e ogni mossa militare. Si tratta di una guerra frammentata, nessuno ha un valido esercito, sostanzialmente è una battaglia che si protrae fino alla consunzione.

Non ci sarà qualcuno che sblocca la situazione?

Il fatto è che non si tratta di un autentico conflitto, è uno scontro fra bande che si ricompone con il passaggio di una milizia da una parte all’altra, in attesa dell’arrivo di armamenti dalla Turchia a favore di Serraj e dagli Emirati per Haftar. Questo contribuisce nel lungo periodo a mantenere in piedi il conflitto, pur senza sbocchi decisivi.

È vero che Daesh e al Qaeda stanno approfittando di questa situazione per rialzare la testa?

Sì, in parte è vero, si assiste a un ritorno sulle scene soprattutto con attacchi nella zona controllata da Haftar. In una situazione di instabilità come è quella libica, l’Isis ha tutto l’interesse a penetrare di nuovo dall’Africa centrale in Libia nel tentativo di rifondare lo stato islamico, mentre al Qaeda vuole riproporsi come alleato indispensabile di Tripoli per sconfiggere Haftar contando sulla presenza qui della Fratellanza musulmana e della Turchia come alleato indispensabile per combattere.

Che quadro si prospetta? Le Nazioni Unite non possono svolgere un ruolo militare di dissuasione come fatto in situazioni analoghe in passato?

Il problema vero di questa guerra è la mancanza completa di un interlocutore internazionale capace di mettere le due forze a dialogare, una entità capace di imporre un cessate il fuoco e la ricomposizione del conflitto politico. Le Nazioni Unite hanno perso ogni credibilità dopo la guerra nella ex Jugoslavia, i fallimenti sono stati tanti e tali che non si può chiedere loro più niente, tantomeno esse vogliono e possono intervenire con una forza di dissuasione.

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