GUITAR HERO/ “Star Spangled Banner”, Jimi Hendrix e l’inno nazionale USA a Woodstock

- Walter Muto

Festival di Woodstock, agosto 1969. Il sogno di fratellanza e libertà presto si rivelerà utopia. Jimi Hendrix è l’ultimo a suonare e decide di inserire una sua interpretazione di “Star Spangled Banner,” l’inno nazionale degli Stati Uniti d’America. Il racconto di WALTER MUTO

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Jimi Hendrix al festival di Woodstock del 1969

Innanzitutto guardate ed ascoltate. Fino in fondo.  Siamo al Festival di Woodstock, stato di New York, agosto 1969. Il sogno di fratellanza e libertà basato sull’assoluto nulla ben presto si rivelerà una grande utopia. Nonostante ciò, in 3 giorni si alternano su quel palco alcune decine di artisti, molti dei quali segneranno indelebilmente gli anni a venire.

Il Festival sta per finire e Jimi Hendrix è l’ultimo a suonare, la mattina del terzo giorno, davanti a un pubblico sfatto, ridotto ormai a qualche centinaio, forse migliaio di irriducibili. In mezzo alla sua performance decide di inserire una sua interpretazione di “Star Spangled Banner,” l’inno nazionale degli Stati Uniti d’America.

Direi che “interpretazione” è la parola giusta, perché l’inno stesso viene frammentato, distorto, straziato, fatto a pezzi dal suono lancinante della Stratocaster di Hendrix.
Fra le frasi dell’inno si inseriscono allucinazioni sonore che ricordano via via degli aerei, delle esplosioni, un’ambulanza, insomma l’eco di quello che realmente stava avvenendo ai ragazzi americani mandati a morire in Vietnam.

Su tutto si erge indiscutibile l’assoluta urgenza che Hendrix ha sempre avuto, l’urgenza di comunicare attraverso l’urlo della sua chitarra.
Questa storica performance riveste un’importanza fondamentale, quella di aver chiuso un’epoca e di averne aperta un’altra, lanciando la chitarra in un’altra dimensione, non ancora scandagliata prima di Jimi.

Come Pastorius per il basso e pochi altri strumentisti, Jimi Hendrix, pur partendo dalla cara vecchia pentatonica, ne ha creato qualcosa di nuovo, intersecandola con la voglia sfrenata di gridare al mondo che qualcosa non andava, ma non si sapeva bene né cosa, né come gridarlo. Se non con l’urlo potente di una chitarra elettrica e un muro di Marshall.
Se volete vedere come va avanti la storia, guardate ed ascoltate anche Purple Haze.

 

 

Un bel documento per vedere Jimi improvvisare accompagnato dal resto della band e non da solo. Si identificano un buon numero delle parole del suo straordinario vocabolario musicale e improvvisativo, ripreso e imitato da intere generazioni di chitarristi. Pump up the volume!

 

 



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