Haftar “Italia liberi calciatori” ma sono scafisti/ Ricatto Libia: fermi 18 pescatori

- Niccolò Magnani

Libia, il ricatto di Haftar all’Italia: “liberate i nostri 4 calciatori e vi lasciamo i vostri 18 pescatori siciliani fermati a Bengasi”. Ma quei 4 libici in realtà sono assassini e scafisti

Conte-Haftar
Libia, vertice Conte-Haftar a Palazzo Chigi (LaPresse)

Il generale Haftar ricatta l’Italia tenendo in ostaggio 18 pescatori siciliani a Bengasi da ormai 10 giorni, fermati nei loro pescherecci e con una proposta considerata irricevibile dalle autorità italiane: secondo le fonti del Corriere della Sera, la trattativa messa in piedi dall’uomo forte della Cirenaica (in aperta guerra da anni ormai con il Governo centrale di Tripoli del traballante Premier Al Serraj) vorrebbe far liberare al Governo italiano 4 presunti calciatori libici arrestati nel 2015 a Catania. L’accusa ai pescatori è quella di aver violato le acque libiche (ma numerosi sono i dubbi delle autorità italiane in merito) e si vuole così costringere i magistrati di Catania a liberare i 4 libici considerati strategici per la politica di Haftar. Ma perché sarebbe così irricevibile come proposta – al netto del ricatto evidente – lo si comprende subito: quei 4 “terzini e attaccanti” (come li definiscono i pochi parenti schierati nel porto di Bengasi con cartelli e slogan) in realtà sono stati processati e condannati a 30 anni già in Cassazione per essere trafficati di migranti, assassini e torturatori.

IL RICATTO ALL’ITALIA: MA QUEI CALCIATORI SONO SCAFISTI

La versione dei parenti di quei 4 libici è però diametralmente opposta: «Calciatori in cerca di fortuna, migranti come quelli che viaggiavano con loro, non scafisti». Inutile dire come la magistratura italiana che ha indagato e perseguito i crimini di quei 4 libici la pensi in maniera tutt’altro che identica: «Altro che giovani calciatori. Non furono condannati solo perché al comando dell’imbarcazione, ma anche per omicidio. Avendo causato la morte di quanti trasportavano, 49 migranti tenuti in stiva», spiega al Corriere il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, «Lasciati morire in maniera spietata. Sprangando il boccaporto per non trovarseli in coperta. Un episodio fra i più brutali mai registrati». Lo scontro ora è tutto diplomatico, con la guerra civile sullo sfondo e con la sconfitta al momento dell’avanzata di Haftar (e della sua alleanza con Macron): ma c’è poi un altro e più urgente problema, le famiglie di quei 18 pescatori siciliani che protestano contro il Governo Conte per non avere la sufficiente forza di far liberare i propri cari. «Ci siamo resi conto che con quel pezzo di Libia hanno rapporti solo Turchia e Francia. E quindi abbiamo pensato che forse è meglio rivolgerci a Macron, anziché a Conte…», spiega amaramente Leonardo Gancitano, armatore dell’Antartide (uno dei 2 pescherecci fermati a Bengasi). Era 5 anni fa che quei presunti 4 calciatori venivano condannati per aver tenuto in stiva 49 migranti durante un trasbordo illegale in Italia: per questo lo “scambio di ostaggi”, secondo Zuccaro, è una bestialità giuridica «Non penso che verremo interpellati, ma da operatori del diritto saremmo assolutamente contrari. Sarebbe una cosa ripugnante».

© RIPRODUZIONE RISERVATA