HAITI, RAPITI MISSIONARI CRISTIANI/ Rubare la speranza è un attentato alla vita

- Mauro Leonardi

17 missionari cristiani americani, con le loro famiglie, sono stati rapiti a Port-au-Prince (Haiti) mentre lasciavano un orfanotrofio

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Forze di sicurezza pattugliano Port-au-Prince dopo il rapimento (LaPresse)

Diciassette missionari cristiani degli Stati Uniti, con le loro famiglie, sono stati rapiti a Port-au-Prince, ad Haiti, mentre lasciavano un orfanotrofio. Il gruppo, in cui vi erano anche dei bambini, è stato vittima di una banda. Purtroppo dagli inizi 2020 ad Haiti i rapimenti sono diventati sempre più frequenti: davvero questo piccolo paese non è mai riuscito a sollevarsi dalla corruzione politica, dalla crisi e dallo sfruttamento economico, a cui si aggiungono, per somma sfortuna, i cataclismi naturali.

Secondo il Centro di analisi e ricerca sui diritti umani (Cardh), dagli inizi del 2021 Haiti ha registrato un enorme aumento di sequestri. Negli ultimi due mesi sono cresciuti ancora di più e a settembre sono stati 117, una cifra che registra un incremento del 60% rispetto ad agosto.

Anche se i rapimenti sembrano toccare un po’ tutti, questa volta sono stati presi di mira cristiani che provengono da un orfanotrofio. Il dolore colpisce chi non ha nulla e che è già stato enormemente provato dalla vita. Rapire a fini di lucro chi sta spendendo la vita per dare amore e famiglia a bambini che sono in orfanotrofio rende questo gesto particolarmente odioso. Significa non solo colpire chi non ha difese, ma ferirlo mentre sta faticosamente cercando di ricostruirsi la possibilità di un futuro. Non si viene derubati di una ricchezza, di qualcosa che si possiede, ma solo della propria fatica e del proprio impegno: di tutte le energie investite per rimettere insieme identità e legami. Tutto.

In occasioni così il rapimento pare anche peggio dell’omicidio. Quando si viene uccisi sopravvive almeno lo spirito, ma quando si viene reclusi, viene messo in catene l’essere stesso della persona. A chi è bambino, tanto più se è un orfano che sta cercando di ripartire, vengono negati i sogni della vita.

Infine, rapire dei missionari, significa togliere loro la possibilità di essere quel “cammino” che hanno abbracciato per amare le persone e perché quelle persone imparino ad essere se stesse e ad amare a loro volta. In altri paesi e in altre situazioni queste bande, per giustificare i loro gesti, parlano di “vendetta”, la evocano come una motivazione verso chi ha più  denaro sia come singolo sia perché proveniente da paesi più ricchi, in questo caso gli Stati Uniti. Ma quando si rapisce chi non ha nulla e gli si ruba anche il futuro, si rivela tutta la viltà di un agire violento e senza alcuna giustificazione.

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