Si complica la trattativa per la liberazione dei miliziani di Hamas bloccati a Rafah: Israele vuole le loro armi, ma in cambio potrebbe ottenere un ostaggio
Sembra complicarsi (ma anche con una luce di speranza) la situazione a Rafah, città di Gaza in un’area ancora sotto il controllo di Israele nella quale si starebbero concentrando – da un lato – gli sforzi di Hamas per recuperare gli ultimi cinque corpi degli ostaggi attesi da Israele e – dall’altro lato – le operazioni dell’IDF per individuare gli ultimi miliziani che non sono intenzionati a deporre le loro armi: proprio nei tunnel sotto la città si troverebbero attualmente circa 200 miliziani bloccati, al centro di uno scontro diplomatico tra le due fazioni e gli USA.
Partendo proprio da questa notizia, è utile ricordare che la ragione per cui i miliziani palestinesi di trovino nei tunnel di Rafah è ignota: sappiamo, però, per certo che si tratterebbe di circa 150 o 200 soldati della brigata Ezzedin al-Qassam ai quali è impedita l’uscita a causa della presenza delle truppe dell’IDF che non garantirebbero loro la possibilità di raggiungere un’altra area di Gaza che non sia sotto il controllo di Israele.
Inizialmente la mediazione per far uscire i miliziani si era concentrata sulla possibilità – mediata anche con l’aiuto degli Stati Uniti – che deponessero le armi per ottenere una sorta di amnistia e raggiungere liberamente le aree “libere” di Gaza: una proposta che, però, ha incappato nella forma opposizione di Israele – e in particolare di Netanyahu e delle france estremiste del suo governo – e degli stessi miliziani di Hamas, non ancora disposti a deporre le armi prima che sia formalizzato il secondo step della pace statunitense.
Rafah: nelle trattative per i miliziani di Hamas bloccati entra anche il corpo dell’ostaggio Hadar Goldin
È in questo complesso scenario che si inserisce, ora, il tema dei corpi degli ultimi ostaggi non ancora consegnati da Hamas: si tratterebbe in totale di cinque persone, tra cui anche il soldato Hadar Goldin rapito e ucciso dai miliziani palestinesi durante il conflitto del 2014 (da oltre 4mila giorni bloccato a Gaza) e mai restituito a Tel Aviv e il cui corpo solamente in questi giorni – apparentemente ieri – sarebbe stato trovato dai miliziani proprio a Rafah, come testimonierebbe un video del ritrovamento nel quale (però) non si vede mai il corpo vero e proprio ma solo un sacco di plastica per cadaveri con il suo nome appuntato sopra.

Stando a un’indiscrezione lanciata da Channel 12, proprio il corpo di Goldin potrebbe entrare a pieno titolo (al punto che, peraltro, l’avrebbe già fatto) nelle trattative per la liberazione dei miliziani intrappolati a Rafah: l’ipotesi sarebbe quella di consegnare il corpo per ottenere una lascia passare affinché i miliziani possano raggiungere liberamente le aree di Gaza sotto il loro controllo, ma non ci sono ancora conferme ufficiali della formulazione di un accordo vero e proprio.
Secondo Israele, infatti, la consegna dovrebbe far parte del più ampio piano per arrivare alla pace a Gaza accusando i palestinesi di star violando gli accordi presi e gli stessi miliziani di Hamas della brigata intrappolata hanno dichiarato che nella loro dottrina militare “non c’è posto per (..) la resa o la consegna al nemico”: la consegna del corpo, però, dovrebbe essere attesa attorno alle 14 di oggi e a qual punto potremo sapere il destino dei miliziani intrappolati a Rafah.
