Harold Bradley, morto pittore e campione di football/ Fondò Folkstudio a Roma

- Paolo Vites

A 92 anni è morto Harold Bradley, ex campione di football americano che aprì a Roma il leggendario Folkstudio

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Harold Bradley

Dal Folkstudio, localino piccolissimo a Trastevere, passarono tutti. Anche Bob Dylan, dicono le leggende, anche se sono più le persone che hanno detto di essere stati presenti quella sera del 1962 di quante effettivamente ce ne potevano essere. Ma si sa, le leggende sono destinate a ingrandirsi col tempo. Bob Dylan, ancora sconosciuto anche in America, passò effettivamente da Roma nei primi mesi di quell’anno, alla ricerca della  fidanzata che lo aveva abbandonato improvvisamente per andare a Perugia a studiare storia dell’arte. Il passaggio a Perugia è effettivamente documentato: quando la futura leggenda del rock arrivò lì scopri che lei, Suze Rotolo, era già tornata in America. Lui le scrisse una cartolina andata all’asta tempo fa.

Ma soprattutto il Folkstudio, ex studio da pittore dell’americano Harold Bradley, originario di Chicago dove era nato nel 1929, fu il trampolino di lancio della generazione dei cantautori romani. Qui infatti si fecero le ossa i giovanissimi Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Riccardo Cocciante fra gli altri.

LA SCOMPARSA DI UNA LEGGENDA

Bradley, scomparso ieri dopo breve malattia a 92 anni, li pagava con un bicchiere di vino e dei popcorn, fu un personaggio straordinario non solo per aver dato vita a Roma a un autentico club per “dilettanti allo sbaraglio” sullo stile dei folk club di New York, ma anche per la vita avventurosa. Ex campione di football (vinse due Superbowl con i Cleveland Browns), tre anni nei marins, arrivò anche lui a Perugia nel 1959 per studiare arte e disegno. E’ così che apre uno studio d’arte insieme alla moglie in via Garibaldi 58 a Trastevere. Non solo pittura, ma anche cinema, tanto non passava inosservato: La tragica notte di Assisi, BarabbaIo Semiramide, Maciste l’eroe più grande del mondo. Poi ruoli via via più importanti: è uno dei gladiatori in Sette contro tutti, interpreta Harris ne La capanna dello zio Tom. Ma musica, soprattutto quella della sua razza (è afroamericano) prende il sopravvento: fonda i Folkstudio Singer, repertorio brani gospel.

Nasce il club, dopo che i “suoi ragazzi” sono diventati delle star torna in America lasciando il locale all’amico Cesaroni, ma l’amore per l’Italia è tale che torna nel 1987. Si esibirà anche davanti al papa e a Nelson Mandela e reciterà ancora, in Habemus Papam di Nanni Moretti. Uomo straordinario, che ha reso Roma ancora più bella.



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