FACEBOOK/ Colombia, «lista della morte» pubblicata sul social network: assassinati tre giovanissimi

- La Redazione

La Colombia è sconvolta dalla morte di tre ragazzi i cui nomi comparivano in una lista della morte pubblicata su Facebook il 17 agosto. Nel messaggio lasciato sul social network veniva intimato loro di lasciare la città, pena gravi conseguenze. I tre sono stati freddati nel giro di cinque giorni

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La Colombia è sconvolta dalla morte di tre ragazzi i cui nomi comparivano in una «lista della morte» pubblicata su Facebook il 17 agosto. Nel messaggio lasciato sul social network veniva intimato loro di lasciare la città, pena gravi conseguenze. I tre sono stati freddati nel giro di cinque giorni. La polizia locale indaga sulla loro misteriosa morte. L’inquietante vicenda è iniziata il giorno di Ferragosto, quando due ragazzi giovanissimi sono stati uccisi con alcuni proiettili nella città di Puerto Asis, nel sud della Colombia. I loro nomi sono successivamente stati inclusi in tre distinte «liste nere» pubblicate su Facebook. Cinque giorni dopo, una terza persona inserita nella lista è stata uccisa.

Secondo la Bbc, Diego Ferney Jaramillo, 16 anni, ed Eibart Alejandro Ruiz Munoz, 17 anni, erano a bordo di un motorino nella periferia della città quando il 15 agosto sono stati uccisi. Due giorni dopo è apparsa su Facebook la prima lista della morte. Conteneva 69 nomi. La stessa settimana, il 20 agosto, un altro ragazzo inserito nella lista, Norbey Alexander Vargas, 19 anni, è stato ucciso. E altre liste –contenenti perlopiù nomi di minorenni – sono state pubblicate in seguito. Sulle auto della città sono stati lasciati dei volantini minacciosi, mentre su Facebook sono stati pubblicati altri messaggi, poi bloccati, rivolti alle famiglie delle persone incluse nella lista della morte. «Per piacere, in quanto parenti, chiedete loro di lasciare la città entro tre giorni, o saremo costretti a portare avanti altri atti come quello del 15 agosto», diceva secondo la Bbc uno dei post comparsi sul social network.

Un gruppo di poliziotti, che include anche degli esperti di Internet, è stato inviato in città. L’Afp riferisce che le autorità stanno «valutando l’ipotesi che la lista sia un macabro scherzo o gioco degli adolescenti della città». La Bbc cita un funzionario locale secondo cui una famosa gang colombiana, Los Rastrojos, avrebbe iniziato recentemente a operare nella zona, e il quotidiano «Daily News» ipotizza invece che siano state le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). La polizia non si è ancora pronunciata su chi sia il responsabile delle uccisioni e l’autore della «lista della morte» finita on-line, ma stanno compiendo indagini per scoprirlo.

«Non è ancora chiaro – è stato il laconico commento alla Cnn di Wilson Baquero, portavoce della polizia nazionale colombiana -. Questo fa parte delle indagini». Il difensore civico di Puerto Asis, Volmar Perez Ortiz, ha dichiarato di «condannare le minacce, le intimidazioni e le morti violente dei teenager» collegate alla lista nera di Facebook, e ha invitato le autorità a indagare sull’origine delle minacce e sugli autori degli omicidi. Perez ha aggiunto che inizialmente le autorità locali pensavano che la lista fosse uno scherzo e che solo quando è apparsa una seconda lista simile hanno richiesto un incontro con il Consiglio di sicurezza.
 

Perez Ortiz ha quindi emesso un’ordinanza di «allerta immediata», invitando le autorità a proteggere i giovani e ad aprire un’inchiesta. Nell’ordinanza, il difensore civico ha inoltre dichiarato che la gang Los Rastrojos è presente in alcuni quartieri di Puerto Asis ed «esegue azioni violente, provocando conflitti tra le comunità, imponendo la sua volontà, intimidendo, mettendo in atto punizioni contro quanti sono culturalmente e socialmente stigmatizzati» e minacciando i leader della comunità, i commercianti e i taxisti. Altre fonti locali dichiarano che le minacce menzionavano il fatto che anche le Farc sono operative nell’area. I ragazzi finiti nella «lista della morte» non sanno chi li sta prendendo di mira. «Dobbiamo proteggere i nostri giovani», ha sottolineato ieri Juan David Sepulveda, un utente di Twitter che vive a Puerto Asis.


«AIUTO, SONO FINITA NELLA LISTA NERA» –
E una ragazza 17enne della città colombiana, contattata dai giornalisti di Newsweek su Facebook, non ha voluto farsi identificare ma ha dichiarato di essere stata inserita nell’ultima lista, pubblicata lunedì. Spiegando di non sapere chi ci sia dietro le minacce. «In tanti lasceranno la città – ha detto – Qui sono morti i nostri amici. Che cosa può fare la polizia? Dovrei andarmene anch’io». Quando è stato contattato da ABCNews.com, un portavoce di Facebook ha dichiarato: «Noi prendiamo molto sul serio la sicurezza degli utenti del social network, e ci siamo rivolti alle forze dell’ordine locali non appena siamo venuti a conoscenza del problema in Colombia». Vanda Felbab-Brown, un’esperta di economie illegali e di Colombia, appartenente all’ente non profit «Brookings Institution», ha dichiarato che la lista della morte di Facebook ricorda la lista nera distribuita dai gruppi paramilitari che hanno terrorizzato la Colombia negli anni ’80 e ’90.
 

«Los Rostrojos è uno dei gruppi originati dai paramilitari che si presume siano stati smobilitati – ha dichiarato la Felbab-Brown -. I gruppi paramilitari hanno una lunga storia che risale agli anni ’60 e hanno combattuto contro le Farc e la guerriglia di sinistra. Erano corrieri e organizzatori indipendenti del traffico di droga. Per un lungo periodo, sono stati collusi con il governo colombiano e sono all’origine di alcuni dei più crudeli e sanguinari massacri e omicidi». I gruppi paramilitari sono stati smobilitati nel 2005, ma si sono divisi in quelle che ora il governo definisce come bande criminali.

 

«Per gran parte degli anni ’90, le attività dei gruppi paramilitari erano tali da non metterli particolarmente in competizione con le Farc. Ma nello stesso tempo massacravano e intimidivano le comunità, affinché supportassero loro e non le Farc», ha aggiunto la Felbab-Brown. Per l’esperta, queste recenti morti legate a Facebook potrebbero inserirsi nella stessa tradizione di intimidazione. «Il governo colombiano è molto più motivato a dare la caccia a queste nuove gang di quanto non lo fosse con i gruppi paramilitari – ha aggiunto -. Ma le gang producono lo stesso livello di insicurezza nel Paese».
 

Un episodio di morte eclatante legata a Facebook si è verificato anche in Italia. Una foto scattata insieme al calciatore del Napoli Lavezzi, notoriamente appassionato di tatuaggi, e pubblicata su Facebook con tanto di commenti che mettevano in guardia dall’affidarsi a tatuatori non professionisti ha infatti dato vita a una catena di violenza. Un tatuatore concorrente, invidioso per il post, ha deciso di vendicarsi inviando al suo negozio di tatuaggi, a Casavatore, nella periferia di Napoli, un commando composto da tre persone, tra cui il cognato di un esponente di spicco degli scissionisti, incaricate di dargli una lezione. Ma la «spedizione punitiva» non è andata a buon fine: il 30 gennaio scorso la vittima infatti ha reagito al commando che aveva fatto irruzione nel suo negozio picchiando proprio il cognato del boss e mettendo in fuga gli altri due. Da qui la vendetta: il 2 febbraio infatti il tatuatore, Gianluca Cimminiello, 31enne, è stato raggiunto da un uomo che con una scusa lo ha attirato fuori dal negozio uccidendolo a colpi di pistola.

E se non sempre approdano a un esito sanguinoso, le minacce di morte su Facebook sono all’ordine del giorno. Tra le persone cui sono state indirizzate, ci sono Michele Santoro, l’inviato di Annozero Sandro Ruotolo, il cronista di Repubblica Vincenzo Rubano, Mauro Marin e Maicol Berti del Grande fratello, Silvio Berlusconi, Roberto Saviano e perfino il Papa Benedetto XVI. Per non parlare del fatto che lo stesso Mark Zuckerberg è stato fatto oggetto di minacce di morte. Tra i gruppi presenti sul social network i cui si minaccia il fondatore, quello intitolato «Fuck Yourself Mark Zuckerberg» e altri molto più volgari.

 

(Pietro Vernizzi)
 

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