Tumblr, rimosso da App Store di Apple/ Ultime notizie: diffusione di materiale pedopornografico

Tumblr, rimosso da App Store di Apple per diffusione di materiale pedopornografico. Ma sul Play Store di Android è disponibile…

20.11.2018 - Silvana Palazzo
Tumblr
Tumblr, via contenuti per adulti dal 17 dicembre

Tumblr è sparita dall’App store di Apple. La misteriosa scomparsa della famosa applicazione di microblog è stata notata nello scorso fine settimana, poi è arrivata la spiegazione. La piattaforma è stata rimossa rapidamente perché degli utenti erano riusciti a caricare materiale pedopornografico, superando così le maglie dei filtri automatizzati. Non si è verificato dunque un errore o un problema tecnico: l’applicazione che conta circa 400 milioni di utenti è stata tolta volontariamente dalla Apple. E ci vorrà un po’ di tempo per rivederla. I contenuti incriminati ovviamente sono stati subito rimossi, ma per rivedere l’app sullo store di Apple bisognerà individuare il problema e risolverlo affinché nessun genere di contenuto che coinvolga i minori possa trovare spazio. L’applicazione, come riportato da Download.com, risulta cancellata dal 16 novembre scorso appunto per la diffusione di pedopornografia.

TUMBLR, RIMOSSO DA APP STORE DI APPLE

La piattaforma Tumblr, controllata da Yahoo!, ha confermato le accuse spiegando che ogni immagine caricata dagli utenti è «controllata confrontandola con un database di contenuti relativi ad abusi sui minori» con l’obiettivo di eliminare ciò che non può e non deve essere pubblicato. Si tratta di un «controllo di routine» con il quale sono stati scoperti una serie di contenuti che, non essendo censiti con il database di riferimento, è riuscito a passare i filtri. L’applicazione Tumblr è però ancora disponibile per gli utenti Android su Play Store. Non è la prima volta che questa piattaforma finisce in un pasticcio di questo tipo, infatti è considerata più “morbida” di altre piattaforme su certi tipi di contenuti. Lo scorso marzo ad esempio fu momentaneamente sospesa in Indonesia. Ora tocca ad Apple, le cui linee guida chiariscono che tutte le applicazioni disponibili nell’App store devono disporre di un filtro efficace per l’eliminazione dei contenuti di questo tipo. Evidentemente l’app di Yahoo! non risponde agli standard della “Mela”.