EURONICS MEDIAWORLD E TRONY IN CRISI/ Quali sono le possibili soluzioni per salvarsi?

- Matteo Fantozzi

Euronics Mediaworld e Trony in crisi, colpa di Amazon i tagli al personale e la chiusura dei punti vendita? Difficoltà per i retailer di elettronica sovrastati dal colosso dell’e-commerce.

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Euronics Mediaworld e Trony in crisi

La crisi dei retails di elettronica ha sicuramente preso le prime pagine dei giornali di oggi, pensare all’ipotesi di veder chiusi negozi come Euronics, Mediaworld e Trony crea preoccupazione e sicuramente difficoltà ad accettarne le motivazioni. La vendita online ha sicuramente messo in ginocchio questi grandi marchi, sia perché l’utente da casa può fare tutto tranquillamente e soprattutto perché i prezzi sono davvero molto vantaggiosi. È così che c’è la necessità di capire quali sono le soluzioni per cercare di rendere tutto più facile. L’obiettivo non può essere solo quello di fare degli sconti in massa, come capita già da tempo, ma magari servirebbe usare un po’ di fantasia per dare ai clienti qualcosa che davvero non è possibile fare online. È così che per combattere Amazon si lavora a idee come finziamenti a tassi agevolati o addirittura a tasso zero oppure alla possibilità di ricevere dopo l’acquisto buoni da spendere all’interno del negozio. Si lavora dunque alla fidelizzazione, staremo a vedere se funzionerà. (agg. di Matteo Fantozzi)

I GRUPPI GALIMBERTI E CASTOLDI LE PRIME VITTIME

Tempi bui per le grandi catene di elettrodomestici in Italia. I sempre più acquisti on-line, monopolizzati in particolare dal colosso americano Amazon, stanno mietendo vittime fra le fila dei negozi fisici. Le persone, infatti, acquistano sempre più via web, con tutte le comodità che ne derivano, e di conseguenza i vari negozi perdono clienti. In particolare si segnala una forte crisi per Euronics, Mediaworld e Trony, che stanno iniziando a chiudere sempre più le proprie filiali. Ci sono poi gruppi meno noti, ma comunque storici, come ad esempio la catena milanese Galimberti, che come sottolineato tempo fa da Il Sole 24 Ore, ha chiesto al Tribunale fallimentare di Milano di accedere al concordato preventivo in continuità. Il gruppo storico aderisce all’insegna Euronis, così come Castoldi, altra catena molto nota in Lombardia, che ha chiesto il concordato in continuità. Difficile dire se le due riusciranno a rilanciarsi nel breve periodo, o se dovranno chiudere definitivamente i battenti: la speranza, ovviamente, è che alla fine prevalga la prima ipotesi. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

TUTTA COLPA DI AMAZON?

La crisi dei retailer di elettronica con la chiusura di molti punti vendita di colossi come Euronics, Mediaworld e Trony da cosa dipende? Sicuramente l’esplosione di Amazon e di altri siti di ecommerce. Il cliente oggi si chiede perché dovrebbe recarsi in un negozio quando può ordinare tutto con un semplice click, senza uscire di casa e soprattutto per una cifra inferiore a quella che avrebbe trovato al dettaglio sugli scaffali dei negozi in questione. Sicuramente però se si deve trovare la forza per uscire da questa crisi i colossi dovranno inventarsi qualcosa ed è così che grandi iniziative e novità sono già presenti sui volantini. Basterà questo a frenare la crisi? Intanto le polemiche per l’aumento del costo dell’abbonamento ad Amazon Prime crea polemica e questo di certo può essere un argomento a favore dei negozi al dettaglio.

LA CRISI DEI RETAILER DI ELETTRONICA

È un momento davvero molto delicato per i retailer di elettronica con tantissimi punti vendita che sono andati in crisi con tagli al personale e addirittura sono diversi quelli che hanno chiuso. Un mondo in evoluzione che sembra non aver più bisogno non solo del rivenditore di fiducia, ma anche del colosso con Euronics, Mediaworld e Trony tra gli altri in crisi. Negli scorsi giorni è esplosa la polemica in Piemonte con punti vendita Trony chiusi a Chivasso, Cuneo, Alessandria e Settimo Torinese. Addirittura da un giorno all’altro sono arrivati licenziamenti via Whatsapp con l’invito a non presentarsi sul posto di lavoro perché il negozio sarebbe rimasto chiuso. Una serie di notizie che hanno ovviamente creato molta preoccupazione tra chi da anni ormai fa questo lavoro e si ritroverà a ricominciare da capo, senza nemmeno la possibilità di rivolgersi a un’altra catena perché in crisi come quella per cui si lavora.

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