HICHAM BEN ‘MBAREK, CHI E’/ “Mia madre è la mia energia, il mio cuore” (Seconda Vita)

- Raffaele Graziano Flore

Chi è Hicham Ben ‘Mbarek? Ospite a “Seconda Vita” l’imprenditore marocchino di successo arrivato nel nostro Paese su un barcone e ‘rinato’ dopo il trapianto di cuore: “Ringrazio l’Italia”

Hicham Ben 'Mbarek
Hicham Ben 'Mbarek (YouTube, 2019)

Hicham Ben ‘Mbarek si è raccontato a cuore aperto nella nuova puntata di “Seconda Vita”, il programma di Gabriele Parpiglia. Arrivato in Italia a bordo di un gommone, Ben oggi è un imprenditore affermato che veste diversi personaggio del mondo dello spettacolo. La sua vita è ricominciata dopo un intervento al cuore a cui si è dovuto sottoporre. Oggi Ben è un uomo felice e racconta: “il pallone farà per sempre parte della mia vita” e parlando di razzismo dice: “l’italiano non è razzista, ricevo si uno sguardo di pregiudizio per questi capelli e il colore del mio viso, ma cerco sempre di reagire perchè ho un carattere molto forte, ma mi preoccupo per i miei cugini piccoli che magari non hanno il mio stesso carattere e potrebbero soffrire per queste cose”. Impossibile non parlare del problema di immigrazione di cui tanto si dibatte nel nostro Paese: “quando guardo le barche penso che potrei essere uno di loro, questo strazio deve avere una fine, non è giusto che si muoia in mezzo al mare senza avere un nome”. Sul finale poi il suo pensiero è per la madre, il cui nome arabo significa felicità: “la cosa che mi fa veramente stare bene è che posso dare a mia madre quello che non ha, mi posso permettere tante cose e la gioia di vedere mia madre che è la mia energia, il mio cuore che pulsa fuori dal mio”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

CHI È HICHAM BEN ‘MBAREK?

Hicham Ben ‘Mbarek, l’imprenditore marocchino attivo nel settore della moda e capace negli ultimi anni di trovare un futuro in Italia, è uno dei due protagonisti dell’appuntamento di questa sera di “Seconda Vita”, il programma condotto da Gabriele Parpiglia su Real Time (a partire dalle 21.10 e disponibile pure su Dplay). In questo nuovo appuntamento in cui i riflettori si accendono su quelle che sono storie di vita drammatiche e che spesso sono caratterizzate da caduto e, possibilmente rinascite -da cui il titolo- a mettersi a nudo e a parlare delle proprie esperienze saranno Fernanda Lessa ma soprattutto Hicham, la cui avventurosa e per molti versi commovente vicenda merita di essere ricordata dal momento che il diretto interessato, fuggito anni fa da Tangeri con sua madre Sadia, non solo è stato accolto dal nostro Paese come clandestino ma pian piano si è fatto un nome nel suo settore e, in seguito, ha pure dovuto affrontare la sfida più importante della sua vita, ovvero un delicato trapianto di cuore circa cinque anni fa, episodio che lo ha in un certo qual senso ispirato per la sua stessa attività.

HICHAM BEN ‘MBAREK: DAL GOMMONE AD IMPRENDITORE

Hicham Ben ’Mbarek infatti è arrivato in Italia a bordo di un gommone alla tenera età di 7 anni assieme a sua madre e se oggi è qui a poter raccontare la sua vicenda, non solo personale ma pure ospedaliera, è grazie soprattutto ad un’altra mamma, questa volta italiana, che ha acconsentito al trapianto di organi dal proprio figlio da poco deceduto al fine di donargli un nuovo cuore: “Mi avevano dato pochi giorni o forse poche ore di vita, dopo aver avuto un malore mentre giocavo a calcio” ha raccontato in più di una occasione il diretto interessato, spiegando che per lui la speranza, rappresentata da un “cuore cristiano” nel suo petto di musulmano è stata personificata da quella donna che ha compiuto un gesto d’amore e ha consentito in seguito allo stesso Hicham di diventare padre di un terzo bimbo, nato in seguito, lasciando inoltre senza papà i due primogeniti. Diventata di dominio pubblico grazie al giornalista Gianluca Testa che ne aveva parlato in una rubrica sul Corriere della Sera, la storia di questo imprenditore marocchino è importante dato che, a detta sua, rappresenta l’esempio di come non vi siano buoni e cattivi a seconda delle religioni ed è anche questo il motivi per cui lui e la sua compagna hanno poi deciso di chiamare Adam Francesco il loro terzo figlio, proprio in onore di quel Papa che, pur professando una religione diversa dalla sua, “è capace di insegnare solo amore e seminare pace”.

HICHAM BEN ‘MBAREK: “RINGRAZIO DUE MAMME, E ANCHE L’ITALIA CHE MI HA ACCOLTO”

Quello che un tempo era un bambino pieno di paure mentre attraversava il Mediterraneo su un barcone e che poi era un giovane uomo che ha rischiato concretamente di morire per via di un cuore “ballerino”, oggi è un papa di 37 anni e soprattutto un imprenditore realizzato grazie al marchio “Benheart” che nella sua Firenze disegna abiti ed oggetti artigianali in pelle di elevata qualità. Pur avendo una posizione ben precisa su tema delle migrazioni e del dilagante razzismo nel nostro Paese, che ha dimenticato i valori della solidarietà denigrandoli come “buonismo”, Hicham Ben’Mbarek comunque non smette mai di ringraziare quell’Italia che invece all’epoca, verso la fine degli Anni Ottanta, non solo l’ha accolto ma gli ha pure dato il successo e un… cuore. “Prima sognavo di fare il calciatore ma nel 2011 un infarto mi ha fermato: per sette mesi ho aspettato un cuore per il trapianto, ed è stato proprio in quei mesi che ho ideato il logo di “Benheart”, dato che Ben in marocchino vuol dire “figlio” e lì ho capito che sarebbe diventata la mia linea di moda” ricorda il diretto interessato che questa sera parlerà non solo di questo a “Seconda Vita” con Gabriele Parpiglia. “In ospedale volevano già rimandarmi a casa per salutare un’ultima volta i miei figli, ma poi è avvenuto il miracolo ed è arrivato il cuore nuovo” aggiunge l’imprenditore oggi fiorentino doc. “Da quel momento ho dato il via alla mia azienda e se all’inizio avevo solo il mio martello e delle cinture di pelle da bucare adesso ho con me 240 collaboratori e sedici punti vendita sparsi in tutto il mondo”: e a chi gli chiede quale sia il ringraziamento più grande oggi, Hicham risponde senza dubbi che è rivolto a sua madre Sadia e all’Italia che lo ha accolto, dato che in quei viaggi della speranza molti altri meno fortunati sono morti. “E quando mi chiedono del razzismo, io dico che al razzismo rispondo con un sorriso perché io ero praticamente morto senza quel cuore nuovo”.



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