I NUMERI/ A che punto è l’economia italiana a un anno dal Covid?

- Ugo Arrigo, Giacomo Bianchini

Con gli ultimi dati sul Pil diffusi dall’Istat è possibile tracciare un primo bilancio sugli effetti della pandemia sull’economia italiana

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A che punto è l’economia italiana dopo che è stato archiviato il 2020, l’anno in cui sul mondo intero, ma sull’Italia prima di ogni altro Paese a parte la Cina, si è abbattuta la pandemia da Covid? L’Istat ha appena pubblicato i dati completi sul Pil del primo trimestre e dunque è possibile stendere un primo bilancio sull’inizio del nuovo anno. In Italia, come nella quasi totalità delle economie mondiali, le conseguenze che si sono viste lo scorso anno sono state disastrose. Mai nella storia si era assistito a un disastro economico di tale portata, dovuto a simili motivazioni.

In  questo caso non troviamo a monte una guerra sanguinosa come nel caso delle due guerre mondiali, né speculazioni irresponsabili o errori umani da un punto di vista finanziario come nella crisi del 2008 e in quella precedente, più famosa e grave per la limitatezza delle politiche pubbliche, del 1929. Vi è invece un’emergenza sanitaria globale che ha obbligato i Governi dei vari Stati ad adottare drastiche misure preventive al fine di contenere la diffusione del virus.

Tali misure, che hanno previsto per diverso tempo l’obbligo di rimanere nelle proprie abitazioni per i cittadini, si sono rivelate giustificate e necessarie da un punto di vista sanitario, ma hanno avuto conseguenze deleterie da un punto di vista economico, comprimendo sia il lato della domanda, dato che i consumatori erano impossibilitati a fare acquisti nei negozi non di prima necessità, sia il lato dell’offerta, con la limitazione di gran parte delle attività produttive. Infatti, a partire dalla fine del primo trimestre 2020, il tessuto imprenditoriale ha subito una battuta d’arresto non indifferente in quanto è stata imposta la chiusura di tutte le attività non ritenute essenziali a livello governativo.

Il cosiddetto lockdown iniziato a marzo ha avuto una durata limitata, pari a 69 giorni, ma tanto è bastato per mettere in crisi le imprese italiane di tutte le dimensioni. Il secondo Governo Conte, frutto di una coalizione tra una pluralità di partiti non formatasi a seguito di un’elezione, si è trovato a doversi confrontare con l’emergenza più grave, non solo sanitaria, che il nostro Paese abbia mai dovuto affrontare in epoca repubblicana e ha dovuto prendere decisioni complesse che hanno causato difficoltà importanti a tutte le attività produttive ma che è molto difficile poter sostenere che non fossero o necessarie. A questo periodo è poi seguita una rapida anche se parziale ripresa, che è sfociata in una crescita importante nel periodo estivo.

Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, infine, a seguito del divampare di una seconda ondata pandemica, abbiamo assistito a una nuova chiusura generalizzata che, ancora una volta, ha avuto ripercussioni importanti sulle attività economiche, manifestando sui consumi effetti peraltro maggiori rispetto alla produzione, maggiormente salvaguardata in questa seconda fase di chiusure rispetto alla prima. Queste limitazioni hanno generato nel complesso dell’anno una crisi senza precedenti di cui andremo ad analizzare l’entità prendendo in considerazione l’andamento del Pil italiano e delle sue componenti negli ultimi cinque trimestri, di cui gli ultimi quattro pienamente trascorsi sotto gli effetti della pandemia. Nel grafico sottostante viene riportato l’andamento del Pil in questo periodo, ponendo uguale a 100 il suo valore del quarto trimestre 2019.  

Grafico 1 – Il Pil reale dell’Italia dal 2019 (Indici Primo trimestre 2019 = 100)

Notiamo come già durante l’intero 2019 il Pil reale dell’Italia, destagionalizzato e corretto per il calendario, fosse stazionario per poi subire già alla fine del 2019 una piccola riduzione. Dal primo trimestre del 2020, però, la situazione è cambiata drasticamente e in maniera repentina, facendo registrare una contrazione sul trimestre precedente, pari al 5,7%, che non si era mai vista nel nuovo millennio. La caduta tendenziale è stata invece del 5,8%. Nel secondo trimestre la caduta è stata di entità ancora maggiore, confermando una condizione di recessione per l’economia italiana, simile a quella della maggior parte degli altri Paesi. I dati ci dicono come in questo periodo la variazione congiunturale sia stata negativa del 12,9% rispetto al trimestre precedente e abbia portato a una caduta complessiva del 17,9% rispetto al livello del primo trimestre del 2019. Anche in questo caso un nuovo dato record, mai visto in periodi non bellici.

Solamente nel terzo trimestre, a seguito dell’abolizione delle misure contenitive temporanee e anche all’arrivo del caldo, che sembrerebbe aver notevolmente ridotto la contagiosità del virus, abbiamo assistito a una ripresa significativa. Il rimbalzo congiunturale verificatosi è stato molto importante, pari al 15,9% rispetto al trimestre precedente. Esso ha permesso un completo recupero della caduta del secondo trimestre, ma non di quella del primo, tanto che rispetto al quarto trimestre 2019, l’ultimo prima della pandemia, il livello del Pil reale è rimasto più basso del 5,2%. A livello comunitario questa consistente ripresa si è classificata come terza per entità, dietro solamente alla Francia (+18,2%) e alla Spagna (+16,7%). Nel quarto trimestre i dati ci mostrano una nuova riduzione del Pil, causata dal secondo lockdown, tuttavia di portata molto più contenuta di quelle viste nei primi due trimestri dell’anno. Il Pil ha infatti registrato una nuova flessione dell’1,8% in termini congiunturali, mentre a livello tendenziale si è fermato al -6,8%.

Arriviamo infine al primo trimestre 2021, appena reso noto, in cui il Pil è cresciuto dello 0,1% sul trimestre precedente e diminuito dello 0,8% rispetto al primo trimestre del 2020. Rispetto al livello ante pandemia, riferito al quarto trimestre 2019, resta ancora un dislivello da recuperare di sei punti e mezzo percentuali, non molto più grande di quello presente nell’estate di un anno fa. Quello che si può dire è che le misure più selettive e complessivamente meno restrittive di contenimento del virus adottate in autunno e in inverno hanno prodotto effetti economici molto contenuti e assolutamente non comparabili con quelle della prima ondata. Sul versante opposto, tuttavia, non possiamo trascurare gli effetti negativi extra economici, in primo luogo una mortalità molto più elevata rispetto alla prima ondata e compresa tra il doppio e il triplo.

Analizzati gli effetti sul Pil nel suo complesso prodotti dalla crisi pandemica è utile esaminare come essi si sono differenziati in relazione alle differenti grandezze che compongono la domanda aggregata: i consumi privati, quelli pubblici, gli investimenti, le esportazioni e le importazioni. Le prime tre componenti sono illustrate nel Grafico 2.

Grafico 2 – Consumi e investimenti reali dell’Italia dal 2019 (Indici Primo trimestre 2019 = 100)

Dal Grafico 2 notiamo tre fatti principali:

– I consumi pubblici non solo non sono diminuiti, ma risultano anzi in crescita negli ultimi tre trimestri. Questo dato non sorprende, basti pensare al peso che hanno al loro interno i consumi sanitari, accresciuti per le necessità di contrasto al virus.

– Gli investimenti sono la componente che ha visto la caduta complessiva più consistente, con un calo globale del 25% durante il primo lockdown, tuttavia sono già tornati a un livello superiore a quello di un anno fa.

– La componente più problematica sembra essere rappresentata dai consumi privati i quali, dopo essere diminuiti complessivamente del durante il primo lockdown restano di oltre un dieci per cento al di sotto della fase pre pandemia.

Infine, il Grafico 3 ci illustra l’andamento dell’import e dell’export reale. Da esso vediamo che la pandemia ha avuto effetti molto più consistenti sul nostro export, condizionato dalla riduzione delle attività produttive durante il primo lockdown, tuttavia esso si è ripreso più velocemente dell’import, superando il suo recupero nello scorso trimestre estivo. Tuttavia, negli ultimi due trimestri l’export si è mostrato stazionario mentre l’import, invece, ha continuato a crescere.

Si tratterà di una difficoltà temporanea o di una stagnazione di più lunga durata? Per ora è troppo presto per esprimere un giudizio.

Grafico 3 – Import ed export reale dell’Italia dal 2019 (Indici Primo trimestre 2019 = 100)

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