I NUMERI DI ALITALIA/ Qual è stata la peggior gestione dal 1992?

- Ugo Arrigo

In attesa del debutto di ITA, ecco un confronto tra le gestioni di Alitalia che hanno preceduto l’amministrazione straordinaria, dal 1992 al 2016

Voli Alitalia
Voli Alitalia a Milano Malpensa (LaPresse)

In attesa che debutti ITA, la nuova compagnia di bandiera italiana che si preannuncia microscopica per flotta, occupati e traffico atteso ma grandissima per i fondi pubblici che dovrebbe assorbire, è interessante dare uno sguardo al passato e mettere a confronto le gestioni di Alitalia che hanno preceduto l’amministrazione straordinaria. Chi è riuscito a far peggio? Chi ha perso di più?

Poiché siamo riusciti a ricostruire a ritroso i dati di bilancio e industriali di Alitalia sino al lontano 1992, siamo in grado di mettere a confronto le ultime tre gestioni ordinarie che si sono avvicendate, due pubbliche e una privata, tutte per una durata identica e pari a otto anni: (1) la prima è la gestione pubblica in ambito Iri, per gli otto esercizi compresi tra il 1992 e il 1999; (2) la seconda è la gestione pubblica diretta del Tesoro, per gli otto anni compresi tra il 2000 e il 2007; (3)  infine, saltando il 2008 della crisi di Alitalia pubblica e della prima amministrazione straordinaria per il quale non si hanno i dati, vi sono gli otto anni dell’Alitalia privata tra il 2009 e il 2016.

La variabile principale da cui partire nella comparazione è il dato di maggior sintesi della gestione industriale, il risultato operativo (Ebit) visto in rapporto ai ricavi operativi conseguiti. Esso è illustrato nel Grafico 1. Le tra differenti gestioni di otto anni ciascuna sono identificate con colori differenti, e gli ultimi tre istogrammi sulla destra rappresentano il dato medio di ognuna.

Grafico 1 – Risultato operativo di Alitalia in % dei ricavi operativi  1992-2016

Fonte: elaborazioni su dati di bilancio Alitalia (2009-16) e Airline Monitor (1992-2007).

Come risulta evidente, le tre gestioni non hanno prodotto risultati simili: negli otto anni a gestione Iri, in cui sono inclusi gli esercizi in cui Alitalia è stata guidata da Domenico Cempella, il risultato operativo è quasi sempre di segno positivo e nel totale del sottoperiodo registra un +2,8% in rapporto ai ricavi; negli otto anni a gestione diretta Tesoro è sempre negativo e per valori consistenti e lo stesso accade negli otto anni a gestione privata. In questi ultimi due sottoperiodi, l’Ebit medio in rapporto ai ricavi è inoltre molto simile: -6,9% durante la gestione diretta del Tesoro e -7,2% durante quella privata. Dunque la gestione privata ha fatto peggio di tutte se la valutiamo come risultato operativo in relazione ai ricavi mentre l’ultima pubblica è quella che ha realizzato le maggiori perdite industriali in  valore assoluto, dato che l’Alitalia dell’epoca era decisamente più grande di quella di cui si fecero carico a fine 2008 i capitani coraggiosi.

Questa considerazione introduce la seconda tipologia di confronto che ha per oggetto le dimensioni economiche delle tre gestioni di Alitalia, misurate attraverso il valore della produzione realizzata e quello dei costi industriali sostenuti. Le due grandezze sono rappresentate, a valori economici correnti, dunque non rivalutati per l’inflazione, nel Grafico 2, in cui è particolarmente evidente il ridimensionamento attuato nel 2009 dai nuovi azionisti privati. I ricavi aziendali crollano infatti dai circa 5 miliardi annui dell’ultimo periodo a gestione pubblica a soli 3 miliardi della nuova azienda privata, con una caduta del 40%. Si tratta di un ridimensionamento che, come abbiamo sostenuto diverse decine di volte sul Sussidiario, non è stato risolutivo dei problemi di sostenibilità economico-finanziaria dell’azienda, ma, in cambio, ha radicalmente tagliato il contributo del vettore al valore aggiunto nazionale, all’occupazione, al gettito fiscale (Irpef e contributi sociali sulla massa salariale, Iva, Irap) e ha inoltre creato consistenti oneri per la finanza pubblica, questi ultimi quantificati in 4,1 miliardi  nello studio di Mediobanca del 2014.

Grafico 2 – Costi e ricavi industriali di Alitalia 1992-2016 (Milioni di euro a prezzi correnti)

Fonte: elaborazioni su dati di bilancio Alitalia (2009-16) e Airline Monitor (1992-2007).

I valori rappresentati a prezzi correnti nel Grafico 2 risultano ancora più significativi se rivalutati per l’indice dei prezzi e confrontati in conseguenza su basi monetarie omogenee. Il Grafico 3 è una sintesi economica della storia di Alitalia nell’ultimo quarto di secolo.

Grafico 3 – Costi e ricavi industriali di Alitalia (Milioni di euro a prezzi costanti 2019)

Fonte: elaborazioni su dati di bilancio Alitalia (2009-16) e Airline Monitor (1992-2007).

 In esso sono evidenti i fatti di maggior rilievo:

Alitalia cresce in termini reali per tutti gli anni ’90 e raggiunge le sue massime dimensioni economiche nel 2000 con 7,2 miliardi di fatturato a prezzi attuali.

– Il ridimensionamento ha inizio a partire dal 2000 con la gestione pubblica e la causa non è la riduzione di domanda che si verifica a partire dagli ultimi mesi del 2001 a seguito dell’attentato alle Torri gemelle, bensì il consistente ridimensionamento spontaneo dell’offerta sul lungo raggio, attuato a seguito dell’adesione nello stesso anno 2001 all’alleanza internazionale SkyTeam, fondata l’anno prima. Questa è stata la scelta peggiore in tutta la storia dell’azienda dato che ha rappresentato l’avvio del sentiero del declino che l’avrebbe portata nei venti anni seguenti a farsi massacrare economicamente dalla concorrenza dei vettori low cost sul medio raggio nazionale ed europeo sul quale aveva scelto di concentrarsi.

– Dopo la rinuncia spontanea a un miliardo e mezzo di ricavi annui, calcolato a prezzi attuali, col ridimensionamento dei primi anni 2000, è particolarmente evidente il successivo drastico taglio attuato col piano Fenice nel 2009. Esso porta la nuova azienda privata a ricavi più che dimezzati in termini reali rispetto al loro valore di inizio millennio tanto all’inizio quanto alla fine dell’esperienza di gestione dei “capitani coraggiosi”.

A questo punto non ci resta che completare l’analisi dei risultati industriali  delle tre gestioni che si sono date il cambio nell’ultimo quarto di secolo con un bilancio di sintesi. La grandezza migliore con cui farlo è l’Ebit cumulato di ognuna, calcolato in termini reali. Esso è rappresentato nel Grafico 4. Il primo sottoperiodo, gli otto anni terminali della gestione di Alitalia da parte dell’Iri (1992-99), si è chiuso con un Ebit cumulato di segno positivo e pari a 1,3 miliardi di euro. Il secondo sottoperiodo in cui Alitalia è stata gestita direttamente dal Tesoro ha invece registrato un Ebit cumulato negativo di 3,2 miliardi a prezzi attuali. Questo dato non include peraltro il risultato negativo consistente del 2008, anno della crisi, della cessione aziendale e della prima Amministrazione straordinaria, in quanto non noto in termini comparabili. Infine, gli otto anni di Alitalia a gestione privata, prima Cai e poi Sai, hanno prodotto un Ebit cumulato negativo di 2 miliardi. Questo dato non include il contributo negativo dei primi quattro mesi del 2017 in cui è proseguita, fino all’insolvenza e all’avvio della seconda Amministrazione straordinaria, la gestione privata di Alitalia SAI.

La peggior gestione risulta dunque, per risultato assoluto, quella del Tesoro mentre la migliore quella dell’Iri. Riuscirà la nuova ITA, promossa direttamente dal ministero dell’Economia e della Finanze,  a fare peggio dell’Alitalia quando era in carico allo stesso Ministero?

Grafico 4 -Ebit cumulato in tre sottoperiodi gestionali (Milioni di euro a prezzi costanti 2019)

Fonte: elaborazioni su dati di bilancio Alitalia (2009-16) e Airline Monitor (1992-2007).

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI

© RIPRODUZIONE RISERVATA