I NUMERI/ Disuguaglianze, la sberla della pandemia all’economia

- Stefano Masa

Il recente Rapporto Oxfam sulle disuguaglianze contiene dati che sono decisamente allarmanti sullo stato dell’economia

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L’economia è una cosa e la finanza è un’altra. Agli attenti lettori questa nostra considerazione non risulta come una novità e, più volte, tale assioma apparentemente infondato è stato oggettivamente dimostrato attraverso i numeri. Solo i numeri, grazie al loro astratto e crudo significato, possono rappresentare al meglio questo status e, pertanto, ancora una volta, gli stessi numeri mettono a nudo una verità: la pandemia ha incrementato le disuguaglianze che, se prima della crisi erano marcatamente ampie, ora, appaiono irreversibilmente incolmabili. A fotografare questa drammatica conclusione è giunto il rapporto pubblicato da Oxfam che, mediante la sola lettura del titolo dato alla ricerca, se ne evidenza la granitica realtà: “La pandemia della disuguaglianza”.

Per evitare di appesantire ulteriormente il “fatto”, in questo nostro spazio riporteremo volutamente il testuale di alcuni passaggi che riconducono al mero aspetto finanziario e alle disuguaglianze conseguenti: a voi la riflessione nel merito.

Subito con la parte introduttiva “Oxfam briefing paper – Gennaio 2022”: «Non solo il nostro sistema economico si è trovato impreparato a tutelare i diritti delle persone più vulnerabili ed emarginate quando la pandemia ha colpito; ma ha attivamente favorito coloro che sono già estremamente facoltosi. Nei Paesi di tutto il mondo, le politiche economiche e la cultura politica e sociale stanno perpetuando la ricchezza e il potere di pochi privilegiati a detrimento della maggioranza dell’umanità e del pianeta. È il sistema economico che strutturalmente produce disuguaglianza, è il modo in cui le nostre economie e società attualmente funzionano». 

Proseguendo sul territorio della ricchezza ecco il primo dato (numero) che deve far pensare: «All’apice della piramide della ricchezza globale gli ultra high net worth individuals (adulti con poste patrimoniali nette superiori a 50 milioni di dollari alla fine del 2020) hanno visto un balzo del 23,9% su base annua, superando le 215.000 unità, con un incremento di oltre 41.000 unità rispetto alla fine del 2019. Ricorrendo a dati più granulari della Lista Forbes dei miliardari ed estendo l’analisi fino alla parte conclusiva del 2021, si osserva come il patrimonio netto dei 10 miliardari più ricchi sia più che raddoppiato (+119%), in termini reali, dall’inizio della pandemia3, superando il valore aggregato di 1.500 miliardi di dollari, oltre 6 volte lo stock di ricchezza netta del 40% più povero, in termini patrimoniali, dei cittadini adulti di tutto il mondo». E ancora: «Complessivamente, il periodo pandemico di rifermento (marzo 2020-novembre 2021) ha registrato un saldo netto positivo nel numero dei miliardari, passati da 2.095 a marzo 2020 a 2.660 nel mese di novembre 2021, con un incremento di 565 unità dall’inizio della pandemia: è apparso in questo periodo un nuovo miliardario ogni 26 ore. La ricchezza netta aggregata dei miliardari è aumentata in 21 mesi di oltre 5.000 miliardi di dollari in termini reali, più della variazione complessiva dello stock patrimoniale dei miliardari Forbes nel periodo 2007-2014».

Guardando all’Italia: «Alla fine del 2020 la distribuzione della ricchezza nazionale netta vedeva il 20% più ricco degli italiani detenere oltre 2/3 della ricchezza nazionale, il successivo 20% (quarto quintile) era titolare del 18,1% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei nostri concittadini appena il 14,3% della ricchezza nazionale. Il top-10% (in termini patrimoniali) della popolazione italiana possedeva oltre 6 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Confrontando il vertice della piramide della ricchezza con i decili più poveri della popolazione italiana, il risultato appare ancor più sconfortante. La ricchezza del 5% più ricco degli italiani (titolare del 40,4% della ricchezza nazionale netta) era superiore allo stock di ricchezza detenuta dall’80% più povero dei nostri connazionali (32,4%). La posizione patrimoniale netta dell’1% più ricco (che deteneva a fine 2020 il 22,2% della ricchezza nazionale) valeva oltre 51 volte la ricchezza detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione italiana». 

Tutto questo, restando nei confini del Bel Paese, si traduce in: «Nei 21 mesi della pandemia intercorsi tra il mese di marzo 2020 e il mese di novembre 2021 il numero dei miliardari italiani nella Lista Forbes è aumentato da 36 a 49. La ricchezza netta complessiva dei miliardari italiani ammontava a inizio novembre 2021 a 185 miliardi di euro, mostrando un incremento in valori reali del 56% dal primo mese della pandemia (+66 miliardi di euro). I 40 miliardari italiani più ricchi posseggono oggi l’equivalente della ricchezza netta del 30% degli italiani più poveri (18 milioni di persone adulte)».

Come anticipato questa volta lasciamo a voi ogni considerazione sul “caso”, ma, allo stesso tempo, vogliamo riportare alla vostra attenzione l’ennesimo testuale che sintetizza una macabra prospettiva sullo stato di povertà raggiunto: «Le proiezioni della Banca Mondiale mostrano che, a meno che non si agisca per ridurre le disuguaglianze reddituali all’interno dei Paesi, è verosimile che i livelli di povertà non tornino ai livelli pre-crisi nemmeno entro il 2030». A margine dell’intero scenario, l’economia dove si pone?

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