I NUMERI “FLOP” DEL TURISMO/ Le speranze di un settore rimasto aggrappato all’estate

- Alberto Beggiolini

I dati Istat confermano il tonfo del turismo nello scorso anno. Al settore non resta che sperare nell’estate per poter sopravvivere

vacanza
Vernazza, nelle Cinque Terre (LaPresse)

L’Istat ha appena pubblicato l’ultimo report sul “movimento dei clienti” negli esercizi ricettivi, definitivo e riferito al 2020, mese su mese. I dati dell’istituto, drammatici e purtroppo già abbondantemente anticipati dalle rilevazioni locali e di settore, certificano il tracollo del settore. Nel dicembre 2019 gli arrivi furono 6.898.026, le presenze (il numero di notti trascorse dai clienti nelle strutture) 17.658.827. Nel dicembre scorso gli arrivi sono stati 1.014.513, le presenze 3.528.779. Alla vigilia di questa seconda Pasqua in bianco – che fa seguito peraltro anche a una stagione invernale che più in bianco di così… – fa male ricordare numeri così duri, per di più mentre iniziano in tutt’Italia tre giorni di profondo rosso, con controlli rafforzati per scongiurare assembramenti, pranzi al ristorante o picnic di Pasquetta. Confinamenti che però non toccano i furbetti dei voli, che sfruttano la possibilità di volare in vacanza all’estero, anche accettando la miniquarantena last minute imposta dal ministero alla Salute.

Una Pasqua 2021 di quasi lockdown ma con qualche spiraglio di luce all’orizzonte, speranze affidate alla capacità dei vaccinodromi di procedere spediti e rendere la maggior parte della popolazione immune al Covid-19, o quasi. Il quasi è dovuto al fatto che stavolta davvero nessuno si salva da solo: se si dovessero raggiungere infatti vaccinazioni asimmetriche, con percentuali di cittadini vaccinati ben diverse da Paese a Paese (e non solo quelli confinanti, visto il risibile grado di separazione ottenuto dalla diffusione dei collegamenti intercontinentali), nessuno potrà dirsi sicuro, tali e tante potrebbero essere le varianti del virus importate da minacciare un’efficacia diminuita del vaccino. Da qui l’importanza di linee comuni almeno europee e della distribuzione dei sieri altrettanto sincrona e tempestiva, due punti sui quali però finora Bruxelles non ha dato una grande prova di sé. 

Tanto che oggi si verificano sintomatiche fughe in avanti, dal governatore della Campania De Luca che prende contatti con la Federazione Russa per opzionare un tot di vaccini Sputnik V (ancora in attesa della validazione dell’Ema), alle agenzie di viaggi turche, che stanno proponendo singolari pacchetti. Succede – come riporta l’Ansa – che in Turchia (Paese Nato e sempre sulla soglia dell’Ue) vengano proposti voli a Mosca per ricevere in anticipo il vaccino anti-Covid e concedersi anche un tour della capitale russa. Tutto compreso, viaggio, vaccinazione e visita della città, si spendono 1.099 euro più extra, comprensivi anche di un secondo viaggio per il richiamo, ogni volta con due pernottamenti.

In Italia si aspetta e si spera, con le città d’arte desertificate senza turisti (immagini stupende quanto terribili) e i luoghi del turismo religioso in ginocchio, non per motivi di fede, ma di mancati incassi, anche nel periodo per loro tradizionalmente più favorevole, quale la Pasqua. Ieri i commercianti e gli operatori turistici di cinque tra le più importanti mete del turismo religioso italiano (Assisi, Cascia, Loreto, Pompei e S. Giovanni Rotondo) sono scesi in piazza per richiamare l’attenzione sulla loro situazione. Certamente più fiduciosi i loro colleghi delle località vacanziere estive, prime tra tutte quelle toscane, dell’Emilia Romagna, delle regioni del meridione, delle isole. Tutti a confidare nel green pass, il certificato vaccinale, e nella gran voglia di relax degli italiani, dopo un anno e mezzo di restrizioni. In Romagna si sta già registrando un quasi tutto esaurito per luglio e agosto; idem in Versilia; in Liguria stanno arrivando le prenotazioni anche degli stranieri; sul litorale laziale c’è già qualche sold-out; bene anche in Puglia, Sicilia e Sardegna, anche se mancano ancora le certezze sui collegamenti aerei frequenti, necessari in stagione. 

Sarà l’estate, insomma, a stabilire la sopravvivenza di un comparto che due anni fa (ma sembra passata un’era) garantiva all’Italia il 14% del suo valore.

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