I NUMERI/ Meno spese e investimenti, la sfiducia che avvicina la recessione

- Stefano Masa

Nel nostro Paese si registra un calo della fiducia dei consumatori e degli investitori. Tiene solo quella delle imprese

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Il clima di incertezza continua a caratterizzare il trascorrere delle giornate finanziarie e, la fiducia, ovvero l’astratto elemento alla base di un qualsiasi approccio negoziale non sta attraversando il suo periodo migliore, soprattutto tra le fila dei tanti soggetti intervistati in ambito economico. Anzi, a onor del vero, l’umore è decisamente cambiato e, appare, ormai, ricadere nel troppo spesso e diffuso fidarsi è bene non fidarsi è meglio. 

Nel solo mese di giugno, la cosiddetta fiducia dei consumatori, ha subito una significativa battuta d’arresto a livello globale. Partendo dalla rilevazione («peggiore lettura di sempre») negli Usa attraverso l’Università del Michigan, per poi transitare al Vecchio Continente con i dati di Francia (in diminuzione per il sesto mese consecutivo) e Germania (ai minimi storici) e, infine, giungere all’aggregato dell’Eurozona che, pur evidenziando un dato in linea con le attese, conferma gli umori di fondo: fiducia in calo rispetto a maggio. 

Come ovvio, in tale generalizzato contesto, anche il nostro Paese è stato coinvolto dall’onda lunga della sfiducia che, come diffuso da Istat, a giugno ha ufficializzato «un’evoluzione negativa, raggiungendo un minimo da novembre 2020». 

Nonostante questa indicazione, una nota positiva in terra nostrana, c’è: «Si segnala un diffuso peggioramento di tutte le variabili che entrano nel calcolo dell’indicatore ad eccezione di quelle riferite al risparmio (opportunità di risparmiare nella fase attuale e possibilità di risparmiare in futuro)». I consumatori italiani, infatti, confermano ancora una volta la loro preferenza nel risparmiare anziché nello spendere e, pur trattandosi di una magra consolazione, il dato deve comunque essere interpretato positivamente. 

Guardando sempre all’Italia, e al recente dato Istat sulla fiducia, trapela inoltre un qualche clamore (positivo) sul versante delle imprese: «A giugno l’indice di fiducia delle imprese aumenta per il secondo mese consecutivo, registrando il valore più elevato da dicembre 2021. Il miglioramento è esteso a tutti i comparti economici indagati seppur con intensità diverse: i servizi di mercato registrano l’incremento più marcato dell’indice, determinato soprattutto dal settore del trasporto e magazzinaggio». 

Come già osservato, in Italia, si vive a velocità diverse e caratterizzate da contrapposte aspettative. 

Rimanendo ancora all’interno dei nostri confini, un altro dato sulla fiducia, deve sicuramente imporre più di un monito. La rilevazione è quella recentemente appresa attraverso il consueto sondaggio condotto da Assiom Forex in collaborazione con il Sole 24 Ore Radiocor. A giugno, come riporta la stessa agenzia di stampa Radiocor, tra gli associati: « Il 77% degli intervistati stima Borse in calo, o stabili su questi livelli, di qui a fine 2022. Sale infatti al 39% dal 31% di maggio il numero di chi si aspetta che la Borsa da qui a sei mesi resterà stabile e aumenta dal 34% al 36% chi si aspetta cali compresi tra il 3% e il 10% (il 2% degli intervistati teme un calo a doppia cifra, erano l’1% a maggio). Diminuisce notevolmente la quota degli ottimisti: solo il 20% (dal 35%) punta a un mercato in rialzo (il 3% a doppia cifra)». 

Il commento del Presidente di Assiom Forex Massimo Mocio non lascia scampo: «Dall’ultima rilevazione che monitora, come ogni mese, il sentiment degli operatori di mercato, giugno è risultato uno dei mesi più negativi di sempre». Di certo, queste parole non possono essere fraintese e, doverosamente, non possono neppure essere sottovalutate. 

In Italia, fatta eccezione per la positiva breccia in capo alle imprese, tutti i restanti attori (consumatori e operatori finanziari) risentono del periodo negativo a livello internazionale e, nel breve (quanto meno), non nutrono fiducia nell’immediato domani. Pertanto, cristallizzando l’attuale status italico, la sintesi che emerge appare molto chiara, infatti: a corollario di uno sparuto numero di audaci imprenditori (le imprese) troviamo chi possiede denaro che non spende (i consumatori) e chi investe che non investe. Se tale dinamica dovesse perdurare, una certezza di fondo, prenderà ancora più forma a partire dal suo nome: recessione. 

A voi tutti sfiduciati: pazientate e vedrete e, almeno questa volta, abbiate fiducia. 

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