Ignazio Marino/ “Il Pd perderà a Roma, Gualtieri fuori anche dal ballottaggio”

- Carmine Massimo Balsamo

L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino a L’Espresso: “Primarie Pd? Un esercizio del quale la classe dirigente Pd vorrebbe fare a meno, ma non può”

Ignazio Marino
Ignazio Marino (LaPresse)

Ignazio Marino a tutto tondo nella lunga intervista rilasciata a L’Espresso. L’ex sindaco di Roma, scaricato dal Pd, è tornato nella capitale per sostenere la candidatura alle primarie del suo ex assessore Giovanni Caudo, e non ha risparmiato frecciatine ai dem. A partire dal tema affluenza, che sarà probabilmente di 30-50 mila persone (contando anche le votazioni online), meno della metà rispetto alle sue primarie. Una spiegazione c’è: «Le file significavano che c’erano cittadini veri, non solo i partiti. Gente coinvolta anche dai confronti televisivi. Il fatto che stavolta il Pd abbia detto no ai confronti in tv, abbia tenuto così basso profilo e abbia chiesto di ritirarsi a tutti candidati dem che potevano mettere in pericolo la vittoria di Roberto Gualtieri, incluse donne come Monica Cirinnà, parla da solo. Ma come, prima fai la battaglia per le capogruppo donne e poi laddove c’è un vero ruolo di leadership, perché il sindaco di Roma è questo, dici: spostati perché c’è un maschio?»

Nel corso della sua lunga intervista, Ignazio Marino ha sottolineato di considerare il candidato Roberto Gualtieri una persona perbene, anche se alcune sue scelte non le ha condivise, come l’acquisto di F35 nel bel mezzo della pandemia. Ma l’ex primo cittadino capitolino ha soprattutto bocciato la modalità delle primarie, ovvero senza dibattito: «Cosa sono adesso? Un esercizio del quale la classe dirigente Pd vorrebbe fare a meno, ma non può. Si alienerebbe altri elettori, oltre ai milioni già persi in questi anni. E già rischia tanto così: perché l’altra competizione, quella vera, non è che la perdono: neanche la vedono».

IGNAZIO MARINO: “PD PERDERÀ ALLE COMUNALI A ROMA”

E il pronostico di Ignazio Marino non può che fare scattare l’allarme nel Partito Democratico, a suo avviso infatti i dem rischiano di non arrivare neanche al ballottaggio: «Nel 2013 ho vinto con il 64 per cento dei voti, la destra ha preso il 35 per cento, e quello prende, tradizionalmente, a Roma. Resta da spartirsi dunque il 65 per cento: ma se al primo turno ci sono Raggi, Calenda, Gualtieri, e Michetti, è chiaro che nessun altro arriverà al ballottaggio che non sia il candidato di destra e la sindaca uscente. E a quel punto che fai? Non vai a votare? Voti Raggi?». A proposito della Raggi, Ignazio Marino ha ammesso di aver apprezzato le scuse della candidata M5s: «Al di là della valutazione politica, che è tutta un’altra cosa, ho apprezzato il coraggio di metterci la faccia. Può darsi si tratti di una operazione strumentale, certo. Ma ho notato la diffferenza, rispetto alla soluzione pilatesca adottata da Gualtieri che, pur appartenendo nei dem alla stessa corrente di coloro che mi hanno cacciato, ha detto: vicenda di Marino? Non me ne sono mai occupato».



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