IL CASO/ Il doppio vantaggio dell’economia circolare

- Mauro Artibani

L’economia circolare sembra poter generare ricchezza in modo più vicino ai consumatori e con un vantaggio ambientale

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

Se occorre esser chiari e trasparenti, Kristalina Georgieva sembra lo sia. Scelta come nuovo Direttore generale del Fondo monetario internazionale al posto di Christine Lagarde, in una nota, a commento della sua nomina, Georgieva ha spiegato che la priorità dell’istituto sarà quella di aiutare i paesi a minimizzare i rischi delle crisi e a essere pronti a fare i conti con una frenata dell’economia.

Nello spiegarlo dice: “Sento di avere una responsabilità enorme in un momento in cui la crescita dell’economia mondiale continua a deludere, le tensioni commerciali persistono e il debito è a livelli storicamente alti. Occorre sostenere politiche monetarie, fiscali e strutturali solide per sviluppare economie più forti e migliorare la vita delle persone. Questo significa anche affrontare questioni come le ineguaglianze, i rischi climatici e i rapidi cambiamenti tecnologici”.

Georgieva, infine, promette un potenziamento della sorveglianza del Fondo affinché possa anticipare i bisogni dei suoi 189 membri. Dunque, anticipare i bisogni se le ineguaglianze li posticipano; i cambiamenti tecnologici potrebbero invece cambiare le carte in tavola, pure per il clima.

Vogliamo strafare? Se vi è ancora chi vuol far le nozze con i fichi secchi, con l’aumentare ancora il debito, perché non provare a farle con la monnezza? Proviamo: l’economia circolare rigenera gli scarti, ne fa prodotto, lo rimette nel ciclo; circolare appunto. Viene così generata ricchezza. Lo scarto, insomma, diventa la materia prima; con gli scontrini dell’acquistato possiamo rivendicarne la titolarità; già pure le montagne di residui dell’acquistato, che inzeppano le discariche, sono roba nostra!

Daje allora, dalla convenzionale filiera del sistema lineare (estrazione, produzione, consumo, smaltimento) viene sottratto un passaggio: la fornitura sostituisce estrazione e smaltimento. Gli estremi così si congiungono, il cerchio si chiude. Si rende evidente come risplenda il maggior valore del consumare che quello del produrre. Bene, con le tecnologie dell’automazione, nella fattispecie le stampanti 3D, se ne può far prodotto. Venduto si guadagna: un semilavorato serve alle imprese, Consumer2Business; uno finito serve a noi, Consumer2Consumer!

A proposito di diseguaglianza, nel circolo della produzione chi è dentro è dentro, chi è fuori è out. Già, resta fuori chi non vuol partecipare a questa joint-venture che può farci se non meno diseguali, più uguali di prima! Migliora la produttività del sistema, migliora pure il valore economico generato; una mano lava l’altra, tutte e due puliscono la terra, mitigano i rischi climatici!

Dopo tanta gloria, una domanda: e se, con la totale automazione dei processi di trasformazione, l’intera filiera produttiva restasse per intero “cosa nostra”? Bene, se non è vanagloria, in questa direzione sembra compiersi l’impresa: il capitalismo dei consumatori.

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