Il caso Vannini/ Chi ha ucciso Marco? L’accusa al suocero e quel sospetto

- Morgan K. Barraco

Il caso Vannini, chi ha ucciso Marco? L’accusa ad Antonio Ciontoli e i tanti sospetti che ruotano attorno alla sua famiglia. Cosa deciderà la legge?

marco vannini 2019 le iene
Marco Vannini, foto Le Iene

Bisogna tornare indietro di quattro anni per cercare di capire che cosa sia successo nella villetta in cui Marco Vannini ha perso la vita. Quella sera di maggio, il ragazzo si trova a Ladispoli ospite della famiglia della fidanzata, Martina Ciontoli, e di sicuro non avrebbe mai sospettato che sarebbe uscito dalla villa solo per morire poco dopo. Sono tante le ombre su quanto accaduto in quelle ore, quando Marco si ritrova con un proiettile conficcato nel suo corpo e senza più alcuna speranza. Talmente tante che è quasi impossibile riuscire ad ottenere la verità assoluta, ma solo quella parziale dovuta alla testimonianza dell’intera famiglia Ciontoli e alle indagini degli inquirenti, prima ancora di arrivare alle sentenze in tribunale. Le ombre però non cederanno mai il passo ad un cielo limpido, privo di nuvole. Non per mamma Marina, che quella notte ha perso il suo Marco e quasi ogni ragione di vita. A sostenerla non c’è solo il ricordo di quel ragazzo con i capelli biondi e un sorriso brillante, ma anche la volontà di ottenere giustizia. A volte dovrà pure sopportare certe beffe. “Se amavano così tanto il figlio non sarebbero mai andati in televisione”, emerge intanto da una telefonata fatta da Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli, ad un’amica. “È morto tuo figlio e decidi di andare in televisione a fare un’intervista. Sono cose che io non avrei mai fatto. Sono le persone che gli stanno intorno che li spingono a fare questo”, dice ancora, come riferisce Quarto Grado, rivolgendosi a Valerio e Marina Vannini.

Il caso Vannini, come è morto?

Marco Vannini è morto a causa di un colpo d’arma da fuoco, ma Antonio Ciontoli ha sempre affermato che si sia trattato di un incidente. Nel corso delle indagini sono emersi anche dei dettagli che sembravano accendere le luci sul figlio dell’imputato, Federico Ciontoli, ma la testimonianza di Davide Vannicola è stata considerata non attendibile. Si tratta dell’uomo che avrebbe ricevuto questa confidenza dall’ex comandante Roberto Izzo, lo stesso che Ciontoli chiamerà la notte della morte di Marco, per informarlo di quanto avvenuto. Oggi, giovedì 17 ottobre 2019, Nove trasmetterà uno speciale sul caso di Marco Vannini, un documentario che ripercorrerà i punti fermi della tragedia. “Non ho mai fatto alcun corso sulle armi. Il funzionamento dell’arma l’ho avuto solo nel 2007 quando sono andato a sparare e un istruttore mi ha fatto vedere”, ha detto Ciontoli durante le sue dichiarazioni. Il suo porto d’armi, ricordano Le Iene, era scaduto da due anni, ma nonostante questo aveva intenzione di fare un’esercitazione da lì a poco tempo. “La mattina la presi perchè dopo avevo intenzione di dargli una pulita. In quel momento mi ha chiamato mia moglie e niente, io praticamente le ho messe nella scarpiera in bagno”, sottolinea. Ci sono almeno due elementi poco chiari in queste sue frasi: da un lato la volontà di partecipare all’esercitazione, che sarebbe dovuta avvenire nei sei mesi successivi alla morte di Marco. Dall’altra il dettaglio di aver riposto le pistole in bagno, da cui poi le ha riprese poco prima di puntarne una contro il ragazzo. Un particolare collegato al ritrovamento delle armi al di sotto del letto di Federico, che tuttavia ha sempre affermato di averle portate sul divano.



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